Cronaca
8 Maggio 2013
L'avvocato Bissi mette in discussione la credibilità dei testimoni e difende Passerini: "colpe in ambito fiscale o deontologico"

Mazzettopoli, da concussione a consulenza

di Ruggero Veronese | 3 min

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admin-ajax (3)Gli errori di Ivan Passerini non possono rientrare in ambito penale, ma al massimo in quello fiscale. Si può parlare di “consulenze esterne”, ma “l’unica cosa certa in questo processo è che non si può pensare a una concussione”. È questa la conclusione della lunga arringa difensiva dell’avvocato Massimo Bissi, difensore del geometra Ivan Passerini nel processo Mazzettopoli. Un processo che vede l’imputato, dipendente del settore edilizia del Comune di Ferrara, accusato di aver ricevuto somme di danaro per dare la precedenza alle pratiche dei geometri e dei professionisti disposti a pagare.

Un accusa che è stata completamente messa in discussione da Bissi durante il suo lungo intervento di fronte al giudice collegiale, con l’avvocato a rigettare ogni imputazione penale parlando di responsabilità che “se esistono, appartengono all’ambito deontologico o fiscale”. Questo perché secondo Bissi le prestazioni eseguite da Passerini in cambio di soldi non corrispondevano alle sue normali mansioni “di ufficio”, e per questo non si può parlare di concussione, reato che prevede lo svolgimento di una mansione di propria competenza dietro a un compenso illegittimo. “Reati di concussione o corruzione – affermato l’avvocato – sarebbero ipotizzabili si il geometra Passerini avesse svolto un controllo delle pratiche di sua competenza, ma questo non è emerso. E anche nel computer sequestrato dal suo ufficio non sono stati rilevati elementi che possano indicare episodi simili”.

L’avvocato non ha nascosto le colpe del proprio cliente, che d’altro canto non nega di aver ricevuto i compensi extra, ma vuole tenere ben distinti il lavoro regolare del suo cliente da altre forme di ‘arrotondamento’, che per la difesa venivano eseguite come consulenze esterne: “Lungi da noi – ha dichiarato Bissi davanti al giudice – pensare che Passerini sia una vittima o un capro espiatorio in questa vicenda. Certo è che la verità non può emergere con quei soggetti che si sono presentati testimoni”. Ed è proprio la questione delle testimonianze una delle più spinose dell’intero processo: nelle varie udienze infatti hanno parlato anche soggetti che pagarono Passerini e Gianni Gardenghi (l’altro geometra del Comune coinvolto, il cui arresto nell’agosto del 2007 fece partire l’intera inchiesta). Testimoni la cui credibilità e buona fede è stata messa in discussione anche dalla stessa Pm Patrizia Castaldini (vai all’articolo). Questo perchè se l’ipotesi di reato si configurasse come corruzione (che necessita di due colpevoli) piuttosto che come concussione (in cui l’imputato è solo il concusso), anche gli stessi testimoni si troverebbero a doversi difendere da pesanti accuse.

Un argomento da cui Bissi non cerca di svincolarsi anche una volta uscito dal tribunale: “Si, credo che sarebbero configurabili varie ipotesi di reato per le persone che sono venute a testimoniare, salvo la possibilità di procedere allo stato attuale, in cui i reati in questione potrebbero essere prescritti”. Un ostacolo che non influisce però sulla sua tesi difensiva: “Tutte le ipotesi di reato che contestiamo per Passerini sono per induzione, quindi dietro la pressione di questi testimoni. E a scorgere ipotesi di reato per queste persone non sono solo io, ma anche la stessa Pm. Riguardo al mio cliente posso dire che c’è senz’altro una colpa, ma solo in ambito fiscale e deontologico: quando si è dipendenti pubblici non si possono svolgere altre mansioni”.

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