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Una assemblea al liceo Ariosto (foto d’archivio)
di Ruggero Veronese
La notizia girava già nei giorni scorsi sui social network e per i corridoi degli istituti superiori: martedì 6 novembre ci sarà un’occupazione al liceo classico Ariosto di Ferrara, per protestare contro la riforma della scuola avviata dal ministro Francesco Profumo e i tagli previsti nella nuova legge di stabilità. Ma l’idea non è piaciuta né ai professori dell’istituto né ai rappresentanti degli studenti, che pur appoggiandone quasi all’unanimità le intenzioni non avevano intenzione di uscire dalla legalità per dichiarare il proprio dissenso di fronte alle recenti politiche. Ecco quindi che ieri mattina all’orario di ingresso un gruppo di studenti proveniente anche dagli istituti Roiti, Carducci, Monti e Vergani (58 in tutto gli “ospiti” esterni, secondo i dati raccolti dagli studenti) si è presentato davanti al liceo Ariosto, sotto l’occhio di alcuni agenti della Digos presenti per vigilare sulla situazione. Ad arginare la situazione sono intervenuti la preside dell’istituto Mara Salvi e i rappresentanti degli studenti, in cerca di un compromesso per gestire la protesta. Un’operazione effettuata trasformando l’occupazione in una giornata di assemblea di istituto, in modo che all’interno della scuola venissero svolte attività autogestite e focalizzate sull’argomento.
L’occupazione vera e propria era stata ideata dall’Unione degli Studenti (Uds) circa una settimana fa durante un’assemblea, raccogliendo subito parecchi consensi. “Io sono qui perchè ci stanno togliendo il diritto allo studio” – commentava uno studente del Carducci davanti alla scuola – “Anche i professori vengono colpiti con la riduzione dello stipendio e lo ore aggiuntive, col risultato che non riusciranno più a fare le attività extrascolastiche che ora organizzano spontaneamente”. I rappresentanti dell’Uds hanno spiegato le proprie motivazioni in un comunicato intitolato “A carote e bastone rispondiamo con l’occupazione”, in cui descrivono sia la proprie posizioni che il motivo dell’occupazione. “E’ giunto il momento di far sentire la nostra voce che porterà il nostro dissenso” scrivono i ragazzi, aggiungendo che “La mobilitazione è forte e partecipata perchè è giunto il momento di dire no, un no forte perchè la scuola dei sacrifici non è la scuola che noi vogliamo”.
Del resto stamattina non c’era persona, professori e preside compresi, a non sostenere il senso della protesta, e un coro di critiche si è sollevato contro “la cosiddetta riforma meritocratica” del ministro Profumo. I punti più in discussione sono i criteri per la graduatoria degli istituti e degli studenti, e in particolare l’utilizzo dei test Invalsi che sarebbero discriminanti verso le realtà italiane meno benestanti. Ma quello che solleva maggiormente l’indignazione generale sono i 233 milioni di stanziamenti alle scuole private che potrebbero essere approvati nella prossima manovra, di fronte ai 723 milioni di tagli alla scuola pubblica: “Non possiamo accettare – spiega l’UDS – che lo Stato preveda tagli al comparto dell’istruzione pubblica nascondendosi dietro ai diktat dell’austerità europea, mentre continuano i finanziamenti alle scuole private”.
Pur nell’unità di intenti non è comunque mancata qualche tensione tra gli ideatori dell’occupazione e i rappresentanti studenteschi dell’Ariosto, che hanno discusso animatamente anche durante l’assemblea nell’atrio principale. “Se fosse passata l’occupazione illegale – ha spiegato Gabriele Stabellini – avremmo anche dovuto recuperare questa giornata durante le vacanze di Pasqua. Noi non riteniamo davvero formativi questi metodi, e stiamo organizzando dei modi di rappresentanza alternativi. Due anni fa facemmo una giornata di autogestione in cui si restò anche a dormire nell’istituto, con varie attività programmate. Noi siamo contro la riforma e appoggiamo la protesta, ma non se esce dalla legalità, e chi organizza queste occupazioni si dovrebbe preoccupare anche di chi poi è responsabile davanti alla legge”.
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