Politica
29 Agosto 2012
In diretta nazionale Tavolazzi si dissocia dal linguaggio estremo ma difende "l'istrione" Beppe Grillo, definito fascista dal leader democratico

“Niente lezioni di democrazia da Bersani e Pd”

di Redazione | 3 min

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“Bersani ha dei peccati da farsi perdonare. Sugli insulti può avere ragione, nel senso che non deve essere insultato anche se è Bersani, e anche se è il Pd. Però al governo con Berlusconi c’è lui in questo momento, è lui che lo sta sostenendo, al servizio del sistema finanziario delle banche”. Questo il commento del consigliere Ppf Valentino Tavolazzi, intervistato da Alessandro Milan in merito all’accesa diatriba verbale intercorsa tra il leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani e Beppe Grillo – il primo apostrofa il secondo come fascista, il secondo risponde al primo con l’epiteto di piduista -.

Il consigliere comunale di Ferrara, in onda martedì mattina su Radio24, si è voluto più volte dissociare dalle espressioni usate tanto da Grillo che da Bersani, definite “un linguaggio estremo”. Pur tuttavia ha difeso il guru del Movimento 5 Stelle in virtù del suo background da uomo di spettacolo: “è un artista, un istrione. Usa un linguaggio iperbolico per far passare dei messaggi che così arrivano più facilmente alle persone. Ha una libertà di espressone che gli viene riconosciuta e concessa ormai da tutti”. Tiene inoltre ad allontanare l’intero Movimento 5 Stelle dalle abitudini interlocutorie del suo più celebre rappresentante: “Grillo non è il leader, attribuire le sue espressioni a tutto il movimento sarebbe un grave errore”.

Dura la reazione nei confronti di Bersani: “trovo assai più grave l’epiteto fascista. Perché attribuire quella qualifica ad un interlocutore politico – anche se avversario – ha lo scopo di delegittimarlo. È un vecchio vizio del Pd, dei comunisti prima: dare del fascista a qualcuno che non la pensa come loro, perché in questo modo accreditano a sé stessi una presunta superiorità democratica che non esiste”. E ancora: “è un’etichetta di non democrazia, viene utilizzata per screditare. Io non credo che Bersani e il Pd siano in condizione di dare lezioni di democrazia, perché laddove governano localmente siamo lontanissimi anni luce da modelli democratici trasparenti. C’è una gestione chiusa, opaca del potere che è legata ad interessi prevalenti di pochi sulla maggioranza della popolazione”.

Interrogato in diretta nazionale sul ruolo di Gianroberto Casaleggio all’interno del Movimento 5 Stelle, Tavolazzi precisa: “io non ho nulla contro Casaleggio, certamente c’è da parte sua un muoversi, un atteggiarsi all’interno del movimento che lo un identifica come un grande manovratore. Io non me la prendo con lui, dico solo che c’è un problema di democrazia interna. Per altro una democrazia che viene sancita dal nostro “non statuto”, come lo chiamiamo noi”.

La criticità segnalata riguarda le modalità decisionali, le linee guida che dovrebbero essere indirizzate dagli utenti della rete, i quali però – secondo il consigliere – “non vengono mai chiamati a discutere e a votare”, lasciando la democrazia “un affermazione campata in aria e che non trova una propria attuazione: le scelte arrivano attraverso i post di Beppe Grillo. Sono fatte e non discusse, non condivise”. Per Tavolazzi questo è il segnale che il 5 Stelle “rischia di diventare, se non viene corretta la rotta immediatamente, un movimento da marketing politico”.

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