Riva del Po
5 Giugno 2012
Il rogo distrusse il giorno di Capodanno del 2009 il monumento del XV secolo

A processo per l’incendio di Villa Giglioli

di Marco Zavagli | 2 min

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Serravalle. Sono stati sentiti ieri i primi testi per il processo che vede imputate due persone per l’incendio che il giorno di Capodanno del 2009 distrusse Villa Giglioli, in via Argine Po a Serravalle. Alla sbarra ci sono Gianfranca Giovacchini e Giuliano Colantoni.

Sul rogo, che aveva interessato gran parte dell’edificio del XV secolo, sottoposto a tutela della Sovrintendenza dei beni culturali, con la distruzione totale dell’ala sinistra, indagò il Nucleo Operativo della Compagnia carabinieri di Copparo, coadiuvata da quello dei militari di Berra,

Da alcuni anni la villa, di proprietà della Famiglia Maffei di Ferrara – costituita parte civile al processo attraverso l’avvocato Anna Domanico -, veniva amministrata dalla Fispa (Fondazione Italiana Silvestrelli per l’Alcolismo), con sede a Roma,  che si occupa del recupero di alcolisti ed ex alcolisti il cui presidente era monsignor Antonio Silvestrelli coadiuvato nella gestione della struttura da una collaboratrice, Gianfranca Giovacchini, 53 anni, residente a Guidonia (in provincia di Roma). La donna venne indagata assieme al suo ex compagno Giuliano Colantoni, 52 anni, residente a Tivoli (sempre in provincia di Roma), di professione autotrasportatore.

I primi accertamenti effettuati sul posto da personale del Nucleo Operativo, avevano permesso di rilevare tracce ed elementi che facevano ricondurre l’episodio ad un incendio doloso, commesso da più persone che secondo gli inquirenti conoscevano bene l’ambiente. Infatti gli ignoti autori avevano appiccato il fuoco in varie stanze – prive di luce elettrica e quindi al buio -, gettando benzina a terra e sui materassi lì depositati.

I due vennero denunciati inoltre per altri fatti verificatesi ai danni della struttura dal luglio al dicembre 2008, come atti di danneggiamento di materiale presente nell’edificio. Secondo la procura il movente sarebbe da attribuire alla esclusione della custode da un nuovo progetto, che prevedeva l’impiego di fondi della Comunità Europea, a scopi sociali.

Ieri, davanti al giudice Diego Matellini e al pm onorario Elisa Bovi, hanno parlato i carabinieri che rinvennero taniche di benzina e oli infiammabili all’interno della villa. Mancava però la testimonianza più importante per la pubblica accusa, quella del luogotenente Domenico Marletta della Compagnia di Copparo, che testimonierà alla prossima udienza sui tabulati telefonici delle utenze dei cellulari dei due imputati, che sarebbero state “agganciate” dalle celle della telefonia mobile presente in zona. Secondo gli inquirenti, infatti, i due imputati sarebbero stati presenti a Villa Giglioli la notte dell’incendio, dopo essere partiti da Guidonia (Roma) il giorno precedente e essere ritornati nel paese romano il giorno successivo. Spostamenti ovviamente tutti ancora da dimostrare i dibattimento.

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