Eventi e cultura
27 Gennaio 2012
Popolizio: “L’alternanza di punti di vista è una delle caratteristiche dell’opera”

Blackbird, amore o pedofilia?

di Redazione | 3 min

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Gli attori Anna Della Rosa e Massimo Popolizio

di Davide Tonioli
Non è una semplice storia d’amore, così come non è solo una denuncia sociale. “Blackbird”, in scena al Teatro Comunale di Ferrara dal 26 al 29 gennaio, è il dramma di un’ambiguità costante, invincibile, tra la pulsione universale all’amore e le sue forme vietate. È la storia di una bambina che si affaccia curiosa all’amore degli adulti, e quella di un uomo maturo che risponde a questa ricerca forse con la stessa ingenuità, ma non certo con la stessa innocenza e accettabilità sociale. La pedofilia è quindi il grande tema dichiarato di quest’opera, il cui svolgimento si articola interamente sul dialogo crudo e sofferto dei due protagonisti: Una (Anna Della Rosa) e Ray-Peter (Massimo Popolizio).
Sono passati dodici anni dalla loro storia d’amore, dodici anni durante i quali, dopo la breve felicità dell’inizio, si è scatenata la reazione sociale, l’intervento degli adulti per proteggere Una e sbattere in carcere lui. Ora Una ha ventisette anni, Ray (che nel frattempo ha cambiato il nome in Peter) ne ha 60. Si ritrovano e si interrogano a vicenda, per capire quanto ricordano di quell’amore impossibile. Nulla, sostiene deciso Ray-Peter; tutto, afferma invece Una, donna finalmente fatta ma ancora incatenata al passato. Ed ecco che la narrazione irreale di quest’incontro difficile prende forma, diventa ricordo e indagine psicologica, con l’inevitabile alternanza di accuse e scuse, di vittima e carnefice.
“L’alternanza di punti di vista è una delle caratteristiche dell’opera – spiega l’attore Popolizio – da una parte c’è la pulsione comune di qualsiasi bambina che scopre la sessualità; dall’altra c’è qualcuno che si inserisce in questa pulsione, non semplicemente per approfittarsene: ciò che sconvolge, infatti, non è tanto l’atto sessuale, quanto la storia d’amore tra i due”.
“Blackbird” è anche un rifiuto delle definizioni facili con cui si cerca di racchiudere e spiegare la complessità umana. “Essere tacciati di povera vittima o di maledetto bastardo – osserva Anna Della Rosa – rappresenta la stessa volontà di condannare senza capire. Passando attraverso le contraddizioni interne ai nostri personaggi, cerchiamo di mostrare al pubblico i nodi irrisolti e irrisolvibili di un passato traumatico”.
Per queste ragioni, il professore di Psicologia Medica Stefano Caracciolo (intervenuto anche lui alla presentazione dell’opera al Ridotto), definisce perfettamente calzante il titolo “Blackbird”, che indica “l’uccello nero, il cattivo presagio, ma anche, nell’accezione inglese del termine, la gioventù e la semplicità sensuale di una fanciulla”.
L’opera fino ad ora ha ricevuto ottimi riconoscimenti, ma non ha ancora conosciuto una grande diffusione di pubblico, “non tanto per la crudezza dell’argomento – osserva Popolizio – quanto per la scarsa attenzione del pubblico italiano verso la drammaturgia contemporanea”. “Blackbird” è infatti opera dello scozzese David Harrower, che solo con quest’opera è diventato famoso in tutto il mondo.
Aldilà di qualsiasi diffidenza, il coinvolgimento è assicurato; come scrive il regista Lluis Pasqual, “Blackbird porta in superficie la fragilità di noi tutti davanti a fatti per i quali non abbiamo risposte: il teatro serve a questo”.

Ferrara

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