È una testimonianza choc quella Alessio Donà fornisce davanti ai giudice della Corte d’Appello di Ferrara, riuniti a decidere il processo per l’omicidio preterintenzionale di Filippo Zambelli. Il ferrarese di 39 anni, padre di due bambini, morì il 15 gennaio, a causa di un grave trauma cranico riportato a seguito di un’aggressione. I quattro giudici popolari e di due togati (Luca Marini presidente del collegio e Alessandro Rizzieri a latere) devono decidere in merito alla presunta colpevolezza di Matteo Ricci, 33 anni, unico imputato per i fatti del 13 gennaio.
Quella notte Alessio Donà arriva alla discoteca Renfe in compagnia di un amico. All’interno riconosce Zambelli, “un conoscente”. Bevono qualcosa assieme. Poi assisterà a un primo “battibecco”, poi a un “litigio” tra lo stesso Zambelli e altre persone. Il diverbio inizia all’interno e prosegue fuori, all’uscita, dove i buttafuori accompagnano Zambelli, che quella sera aveva bevuto parecchio (i medici rileveranno un tasso di alcol di 2.3 grammi per litro). Donà vede “la ragazza di Ricci andargli incontro con fare aggressivo”. Lui l’allontana “con un pugno, come per spingerla via”. Lei cade a terra. Qualcuno minaccia di chiamare i carabinieri. Donà porta via Filippo e i due si incamminano verso Foro Boario. Passata la pasticceria Pivati “Filippo marcia a passo veloce, credo che avesse lasciato l’auto da quelle parti”. Il ragazzo sente delle voci e rumore di vetri alle spalle. Vede Ricci, Mohamad Muhat (29 anni, di nazionalità giordana, indagato inizialmente per concorso in omicidio – accusa poi archiviata) e un terzo “con una camicia bianca” (rimasto fino ad oggi senza un volto). Lo accerchiano. Poi Donà vede Ricci dare un pugno al suo conoscente. “Cade a terra come un sacco di patate”. In quella caduta sbatte la testa contro l’asfalto. L’impatto gli sarà fatale. Anche a terra, nonostante non si muovesse, i tre “continuano a dargli dei calci”. Alla fine lui riesce a distanziarli insieme a un’altra persona intervenuta. Gli aggressori se ne vanno e Donà chiama l’ambulanza. “Filippo era immobile, lo sentivo solo rantolare”. Zambelli verrà ricoverato in ospedale e dopo due giorni morirà.
La causa decisiva di quel tragico decesso venne individuata in una serie di fratture craniche riportate in seguito alla caduta. Lo conferma anche in aula il medico legale incaricato dalla procura, Stefano Malaguti. “Le fratture erano visibili anche dalla tac”.
Malaguti tornerà in aula per un possibile confronto con i consulenti di parte, Zanzi e Martini, il prossimo 12 gennaio, ore 9. L’esame continnuerà con i testi del pm. Il calendario delle udienze prosegue con le date del 23 gennaio, riservato ai testi della difesa. Il 30 gennaio le conclusioni con requisitoria del pm Filippo Di Benedetto e le arringhe delle parti civili (Anselmo, Simoni, Todesco e Cavedagna per i familiari di Zambelli, padre, madre, fratello, zia e nonna, figlio e figlia) e dei difensori di Ricci (Bolognesi e Campalani). Per il 6 febbraio potrebbe già esserci la sentenza.
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