Per l’accusa le condizioni igienico-sanitarie della mensa erano carenti e mancavano gli abbattitori di temperatura necessari alla conservazione delle pietanze. Non vennero effettuati “pasti test” e i cibi venivano trasportati in contenitori non appropriati. Per la difesa, invece, nessuno può rispondere dei fatti contestati perché il servizio di trasporto era opzionale, non incluso nel capitolato di gara e venne effettuato utilizzando le auto di servizio della polizia, non idonee.
È in corso il processo per i pasti alterati del 25 giugno 2006. In quei giorni i cittadini si recavano ai seggi per il voto del referendum costituzionale. Poliziotti e vigili urbani controllavano il normale svolgersi delle operazioni di voto. Il giorno dopo però, una trentina di loro (29 sono quelli che risultano dagli esami dell’Asl) accusò i sintomi di una intossicazione alimentare.
Tutti coloro che consumarono “in trasferta” i pasti della mensa della Polizia di Stato, della caserma Bevilacqua durante il lavoro accusarono il malore. Quindici finirono in ospedale (alcuni ricevettero una prognosi di 15 giorni, in un caso ci furono complicazioni e le cure durarono tre mesi). Da quanto si apprenderà successivamente, la colpa sarebbe da attribuire al cattivo stato di conservazione della carne bianca del pasto, del tacchino.
Per quell’episodio è imputato Paolo Cozzi, legale rappresentante della ditta Coges di Padova (difeso dall’avvocato Zeno Baldo, del foro patavino). Ieri in aula sono intervenuti come testimoni il maresciallo dei Nas che eseguirono le indagini. Dopo di lui è stato il torno di nove delle persone intossicate, di cui quattro parti civili (una decina di agenti sono quelli costituiti parte civile attraverso gli avvocati Vinci e Longobucco).
L’udienza è stata aggiornata all’8 marzo per sentire la dottoressa Saletti dell’Asl, che fece i campioni sui cibi e successivamente si passerà all’esame del’imputato.
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