La rinascita attraverso il pianoforte: Carla e i suoi ragazzi conquistano PianoEstense
Da Corridonia a Ferrara, una maestra e quattro allievi tornano al festival che unisce musica, formazione e scoperta
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È irreperibile da metà maggio Silvio Bacilieri e per questo, dopo la denuncia alla stazione dei Carabinieri di Copparo di una famigliare, la Prefettura di Ferrara ha attivato il piano per le persone scomparse
La studentessa-atleta dell'Università di Ferrara e del Cus Ferrara ha conquistato la medaglia di bronzo nel kata femminile, confermandosi tra le protagoniste della disciplina a livello universitario internazionale
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“Colpi proibiti” ieri in tribunale al processo Coopcostruttori. Il confronto richiesto dalla difesa di Donigaglia con Claudio Albertini, ex amministratore delegato di Finec, si è chiuso a suon di offese e ‘sentenze’ morali.
Mentre in aula si cercavano di ricomporre i diversi punti di vista sulla solidità o meno del bilancio dell’azienda argentana, il giudice Caruso ha dovuto intervenire più volte per imporre ai “duellanti” di abbassare i toni.
La miccia è stata accesa dai numeri di bilancio sciorinati da Albertini, che rifiutò l’incarico di predisporre il piano di salvataggio della cooperativa dopo averne esaminato lo stato di salute. A cominciare dall’anno ’96, quando l’indebitamento del gruppo si aggirava sui 270 miliardi di vecchie lire. “Questo dipendeva dall’iscrizione all’attivo di riserve tecniche, che nel triennio ’95-’97 raggiunsero i 238 miliardi, dei quali negli anni successivi si incassava appena il 20%, incidendo sul totale ricavi del 26%”. Nel frattempo l’indebitamento oneroso (su cui si pagavano gli interessi) cresceva, “toccando i 343 miliardi nel ’97. Non avevo mai visto una cosa del genere”.
Uno stato di salute che, secondo Albertini, impedì alla Finec di tentare il salvataggio della Coopcostruttori. “C’era un differenziale temporale – ha spiegato davanti ai giudici – tra le riserve iscritte a lavori in corso e i relativi incassi, molto dilatati nel tempo, rispetto ai costi fissi dei cantieri. Il fatturato era drogato”.
“Niente di vero” secondo Donigaglia, che rimprovera al teste di “aver voluto salvare la Cmc di Ravenna che stava molto peggio di noi anziché aiutarci: avete la responsabilità morale di quanto è successo alla Costruttori, mi avete ucciso, avete le mani sporche di sangue”. “Stiamo scherzando? – la replica -; gettate su di noi la responsabilità del fallimento dell’azienda che gestivate voi? Che faccia tosta”.
Al termine del confronto è stato acquisito il documento Finec, che Donigaglia nega di aver mai visto (contrariamente a quanto sostiene invece Consorte, il numero uno in quegli anni di Unipol, anch’egli chiamato a testimoniare all’udienza precedente).
In aula è iniziata anche la visione dei video delle assemblee chiave che mostrano le modalità con cui si tenevano le approvazioni dei bilanci.
L’udienza è stata quindi rinviata al 30 marzo per l’esame dei periti (il deposito della maxi-perizia è previsto per il 10 dello stesso mese).
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