Cronaca
29 Ottobre 2011
In aula Consorte racconta una realtà diversa da quella di Donigaglia

Coopcostruttori, cronaca di una morte annunciata

di Marco Zavagli | 5 min

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Coopcostruttori era in una situazione drammatica. Per salvarla serviva una ristrutturazione organica, che partisse dalla sostituzione dei vertici che l’avevano portata a quel punto. È l’analisi impietosa che emerge dagli uomini Unipol, Claudio Albertini e soprattutto Giovanni Consorte (arrivato in tribunali “scortato” dai cartelli di protesta del Carspac 2), i due supertesti chiamati a spiegare perché Finec disse no al tentativo di salvataggio della società argentana.

Il primo a parlare è Albertini, dirigente Legacoop prima e Unipol poi. È lui a esaminare, insieme al suo gruppo di lavoro, il “caso Coopcostruttori”. Siamo nel ’97 e la Lega chiede a Unipol se è possibile venire incontro alla cooperativa argentana.

Si ipotizza un’iniezione di capitale: 10 miliardi di vecchie lire da acquisto di Apc. Ma prima serve un’attenta analisi dei bilanci societari, perché “Finec (la finanziaria controllata da Unipol, ndr) interveniva non in senso mutualistico, ma finanziario. Operava secondo logiche privatistiche, non di solidarietà”.

Come fece con Cmc Ravenna  nel secondo semestre del ’96. “Cmc era fortemente indebitata, ma non come Coopcostruttori: la cooperativa vedeva un’esposizione verso le banche che cresceva di 20/25 miliardi ogni anno e in parallelo crescevano le risorse tecniche messe a bilancio, cosa che permetteva di mantenere un utile, ma in maniera poco prudente, soprattutto in prospettiva”.

Secondo i calcoli Finec, la cooperativa ammassava miliardi di riserve tecniche anno dopo anno: “come stock, quindi come dato accumulato, a bilancio ne abbiamo contati 260 miliardi di vecchie lire tra crediti vantati e fatturati”.

Un report più che negativo, che però non sembrò trovare d’accordo i vertici argentani. “Non traspariva in loro – spiega Albertini – la preoccupazione sullo stato della cooperativa. Secondo noi ci voleva discontinuità manageriale o lo dissi a Consorte”. Alla fine Albertini lo dice chiaro e tondo: “la società andava male per colpa del management”.

L’altra finestra aperta su Argenta risale al 2003: Finec ora si chiama Unipol Merchant. Alla Coopcostruttori arriva il super manager Maranghi per tentare il salvataggio. Viene formulato il famoso piano Cofiri che, secondo i vertici Carife e secondo lo stesso Donigaglia, venne affossato dal “niet” di Consorte. Versione differente quella di Albertini: “quel progetto non arrivò mai sul mio tavolo”

Tocca quindi a Consorte ricostruire i suoi rapporti con Coopcostruttori. Consorte, “La bestia nera” per Donigaglia, colui “che mi ha ammazzato più di tutti”. Nel ’97 era presidente e ad della finanziaria controllata da Unipol. “Incontrai Donigaglia insieme ad Albertini. Donigaglia si aspettava un nostro intervento. Gli dissi che non potevamo farlo al buio. era necessaria una analisi preventiva dello stato di salute dell’azienda. Anche perché nel mondo cooperativo giravano rumors sul grave stato di difficoltà della cooperativa ferrarese. Siamo nell’autunno del ’97”.

L’esame dei suoi collaboratori bocciò l’ipotesi di intervento, perché “si trovarono di fronte a una situazione drammatica dal punto di vista finanziario e patrimoniale. I 10 miliardi prospettati sarebbero stati una goccia nell’oceano. Era necessario un piano di ristrutturazione organico per risollevarne le sorti, che partisse dalle dimissioni di Donigaglia, altrimenti quella della Coopcostruttori sarebbe stata la cronaca di una morte annunciata”.

Tutto questo fu incluso in un report, che venne illustrato nel corso di una riunione con i vertici regionali e nazionali di Legacoop, alla presenza di Donigaglia e del vice Ricci Maccarini. Sul tavolo misi una copia per ogni persona presente (ma i due manager ex Costruttori giurano di non aver mai visto quel documento). “Tutti furono concordi con le misure di salvataggio – prosegue Consorte -, tranne Donigaglia, che sosteneva come la situazione fosse ancora gestibile e che l’avrebbe portata avanti lui anche senza di noi”.

Nella seconda ipotesi di salvataggio, invece, Consorte non sarebbe nemmeno entrato nel merito. Anzi, “quel piano non l’ho mai visto”. Nel 2002 Gabrielli e Maranghi gli propongono un prestito ponte di 30 milioni di euro. “Risposi di no, non erano operazioni che potevamo avvallare senza adeguate garanzie”.

Una riunione, quella del ’97 raccontata da Consorte, “falsa”, secondo Donigaglia, “mai esistita e se anche è esistita è stata fatta senza di me”. Con Consorte l’ex presidente avrebbe avuto un duro faccia a faccia. “La ricetta – racconta Donigaglia a proposito di quell’incontro – la faccio io e tu devi accettare le mie decisioni, mi disse. Io mi misi a disposizione”. Poi arrivò una telefonata che annunciò il mancato appoggio. Quanto al piano Cofiri, “fu Checcoli a dirmi che il piano di salvataggio lo faceva Legacoop”.

Anche Ricci Maccarini ha ricordi diversi dal manager di Unipol: “nella primavera del 2003 il piano Cofiri riceve l’assenso di banche e assicurazioni Generali, ma Checcoli dice no. Il 22 maggio veniamo convocati nell’ufficio di Consorte, che prende in mano la bozza con il piano e la scaraventa via: ‘la facciamo noi la due diligence”. Versioni che Consorte bolla come “illazioni”.

“Una cooperativa che produceva debiti in progressione e bruciava denaro è il commento all’esito dell’udienza fatto dai legali di alcune parti civili, gli avvocati Claudio Maruzzi, Carmelo Marcello e Gabriella Azzalli – Per ipotizzare un salvataggio era indispensabile cambiare completamente pelle, sostituendo Donigaglia e i dirigenti e modificando radicalmente la strategia aziendale, come era avvenuto con successo con riferimento alla Cmc di Ravenna. Lo hanno detto Consorte e Albertini che, per conto di Finec nel 1997 avevano esaminato la situazione economico – finanziaria della Coopcostruttori. Questa era la realtà della cooperativa, e l’averla taciuta e nascosta da parte dei dirigenti ha contribuito a perpetrare l’inganno nei confronti dei soci e a carpirne la fiducia affinchè continuassero a finanziare la cooperativa”.

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