Cento
7 Ottobre 2011
Anche due assoluzioni per il secondo grado del processo “Artù”

Droga nel centese, pene ridotte

di Marco Zavagli | 3 min

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Cento. Pene ridotte e due assoluzioni per il secondo grado del processo “Artù”. Era l’inizio di dicembre del 2009 quando i carabinieri della Compagnia di Cento arrestarono dodici persone per produzione e traffico di sostanze stupefacenti (vai all’articolo).

Le indagini, iniziate nel maggio del 2008 e concluse in marzo 2009, portarono a scoprire diverse centinaia di cessioni di sostanze stupefacenti che venivano spacciate a Cento e Pieve di Cento. La cocaina veniva venduta a un prezzo variabile tra gli 80 e i 100 euro al grammo.

Tutto era nato dalle dichiarazioni rese dinanzi all’autorità giudiziaria ferrarese da parte di due persone arrestate nel corso dell’operazione “Ultima 2006” (nel mese di novembre del 2007 vennero tratte in arresto dal Norm di Cento 18 persone responsabili a vario titolo di detenzione a fine di spaccio di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione) che, nel riferire di un fiorente mercato di cocaina attivo a Torre Spada di Cento e gestito da personaggi di nazionalità marocchina, avevano indicato i terminali “italiani” di in una radicata attività di spaccio. Le intercettazioni telefoniche hanno poi permesso di individuare alcuni dei fornitori della  droga e una fitta rete di acquirenti.

Nel corso delle telefonate intercettate gli spacciatori erano soliti utilizzare un linguaggio talvolta esplicito (facendo riferimento a pagamenti o alle consegne) e talvolta criptico e allusivo (“uomini interi” o “bambini molto piccoli” che gli interlocutori avrebbero dovuto “portare” o “preparare”, o ancora “scarpe da lavoro” che ripetutamente dovevano essere portate in ogni dove  o  ancora bevande che pure venivano ordinate a persone che nulla avevano a che fare con la vendita di vino, birra o caffè).

Dopo le condanne in primo grado ieri si è concluso il processo di appello a Bologna. Dopo oltre tre ore di camera di consiglio Cosimo D’Oronzo, brindisino di 31 anni, condannato in primo grado a 8 anni e 9 mesi, si è vista la pena ridotta a 5 anni e 9 mesi (oltre a una multa di 20mila euro). Andrea Rossi, parrucchiere bolognese di 38 anni, residente a Pieve di Cento (Bo), condannato a 2 anni e 2 mesi, è stato assolto. Assoluzione anche per Francesco Manservisi, pizzaiolo centese di 34 anni, residente a San Pietro in Casale (Bo), di fatto domiciliato a Rimini.

Paolo Manzoli, pizzaiolo argentano di 42 anni, si è vista la pena ridotta a 1 anno e 4 mesi (pena sospesa). Stesso trattamento per Giuseppe D’Oca, operaio palermitano di 38 anni, residente a San Pietro in Casale (Bo).

Soddisfazione traspare dalle parole degli avvocati Pasquale Longobucco e Giacomo Diegoli per l’assoluzione di Rossi, perché “è stata accolta in pieno la tesi difensiva, visto che la formula assolutoria arriva perché i fatti non sono previsti come reato”.

“Le indagini difensive – proseguono i due legali – hanno dimostrato l’uso personale dello stupefacente per cui, anche se in ritardo, possiamo dire che giustizia è fatta”.

Non può lamentarsi nemmeno l’avvocato Alesssandro Falzoni, difensore di D’Oronzo, per i 4 anni “tolti” al suo assistito: “aspettiamo di leggere le motivazioni perché non escludo di ricorrere in cassazione per una ulteriore riduzione”.

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