Cronaca
2 Luglio 2011
Il racconto di Maranghi e chiama in causa i vertici di Legacoop

Coopcostruttori non era un malato terminale

di Marco Zavagli | 4 min

Leggi anche

Copparo piange Maria Chiara Corli, deceduta dopo l’investimento

La notizia della sua morte si è rapidamente diffusa in paese, suscitando profonda commozione. Sui social sono comparsi numerosi messaggi di cordoglio. C'è chi la ricorda come "una dolcissima signora" e chi le ha dedicato un pensiero particolarmente toccante: "Continueremo a vederti passare con gli occhi del cuore"

“Ognuno deve reggersi sulle proprie gambe”. È la risposta pilatesca che secondo Giuseppe Maranghi affondò Coopcostruttori. La difesa di Giovanni Donigaglia chiama al banco dei testimoni il super manager, fratello di Vincenzo, l’ex ad di Mediobanca, che in 50 anni di attività si era specializzato nella gestione di grandi gruppi industriali, da Lanerossi a Marzotto a Stefanel, fino a Coopcostruttori.

Ad Argenta arriva a fine marzo 2003, chiamato “in modo improvviso e inatteso” da Gilberto Gabrieli, allora presidente di Cofiri, la finanziaria ex Iri che tentò il piano di salvataggio della cooperativa edile. “Mi chiese di incontrarlo presso la sede di Legacoop a Bologna”. Qui troverà Donigaglia ed Egidio Checcoli, presidente dal 1985 al 2004 della Legacoop provinciale prima e regionale poi. Gli chiesero di esaminare la situazione.

Di lì a poco, a metà aprile, ci saranno le dimissioni di Donigaglia e lui assunse per tre mesi le redini della cooperativa, fino all’ammissione in procedura straordinaria ex Prodi bis.

“Lavoravo a stretto contatto con Ricci Maccarini – racconta Maranghi -, al quale era demandato un ruolo più amministrativo che finanziario. Da lui e dai suoi collaboratori ricevetti tutto l’appoggio tecnico richiesto” Oltre a Ricci, “c’era Checcoli che praticamente ogni giorno mi chiedeva come andavano le cose”.

E le cose, a sentire il manager, non andavano proprio verso il fallimento. “Coopcostruttori non era un ammalato leggero, ma poteva rispondere alle cure”, afferma alla luce di una cartella clinica che presentava 2300 persone occupate, un fatturato nell’anno precedente di 320 miliardi di lire e un portafoglio lavori di un miliardo di euro.

“Tutti elementi estremamente positivi – prosegue l’analisi di Maranghi -. La crisi era soprattutto finanziaria. In quel periodo tutte le aziende edili attraversavano un momento difficile perché i principali clienti, del settore pubblico, pagavano con tempi molto lunghi. Con una iniezione rapida di 40 milioni di euro (poi ridotta a 30 – il “prestito ponte” – per la difficoltà di tenere insieme al tavolo di trattativa le diverse banche), si poteva ridare impulso all’azienda”. Accanto all’iniezione di liquidi, c’era la proposta di ristrutturazione aziendale: revisione di alcune commesse, ricorso eventuale agli ammortizzatori sociali, dismissione di rami come Cercom, Felisatti e Fornace di Filo.

Maranghi presentò il suo piano a fine aprile-inizio maggio 2003 alle banche. Con una premessa. Quella del piano precedente di fine 2002: “al tavolo c’erano Antonveneta, Carife, Cofiri e una compagnia di assicurazioni, le Generali”. L’inserimento di Generali “rientrava nella volontà della banche di avere quelle garanzie che la società in quel momento non era in grado di offrire”. Fu così che “le Generali sottoscrissero  la polizza fideiussoria del valore di 75 milioni di euro”.

Ma di quel finanziamento “Coopcostruttori ricevette solo le briciole: 46 milioni vennero incamerati da Generali come propria garanzia, circa 16 milioni andarono a Carife per il rientro dei propri investimenti e ridurre la sua esposizione. Due o tre milioni andarono ai consulenti che stipularono la polizza e 5 al broker di generali come provvigione per la stipula della polizza”.

Alla fine Coopcostruttori avrebbe beneficiato di appena 5 o 6 milioni di euro. Insomma, secondo il testimone, le assicurazioni si garantirono la propria garanzia, Carife rientrò di parte dei propri soldi e gli intermediari “vennero coperti d’oro”. Tornando al 2003, la riunione per portare liquidità all’azienda “si risolse con un sostanziale accordo”.

L’incontro successivo si tenne a Bologna, presso la sede di Cofiri. Presenti le banche, Checcoli e Giuliano Poletti, presidente nazionale Legacoop. Qualcosa però andò storto: “Legacoop mi disse che le cooperative dovevano camminare con le proprie gambe e di fronte a questo atteggiamento gli istituti di credito si irrigidirono”. Di qui le conseguenze a catena “dei fornitori che fino ad allora erano stati tranquillizzati dal piano di salvataggio che si chiusero a riccio” e del concordato “caldeggiato da Checcoli”. Il resto è storia di questi giorni.

Una deposizione, quella di Maranghi, che “ha destato molte perplessità”, secondo l’avvocato Claudio Maruzzi, legale di alcune parti civili: “Maranghi ammette di non essersi mai occupato di cooperative e di riserve tecniche. Francamente, non si comprende come possa affermare che con 30 milioni di euro la cooperativa si poteva salvare, senza essere stato nelle condizioni, per essere stato in Coopcostruttori solo tre mesi, di effettuare una seria analisi nel merito della situazione economico-finanziaria della cooperativa, e in cui  in ogni caso l’ammontare dei debiti era di gran lunga superiore a quell’importo, con una situazione di evidente insolvenza”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com