
Sant’Agostino. Nessuno avrebbe visto l’imputato, il cacciatore Andrea Lodi, sparare alla capretta e nessuno lo avrebbe visto con una pistola in mano. Hanno sfilato ieri i primi testimoni del processo per l’uccisione illegale di un ovino, sconfinato nel fondo di un agricoltore di cui nessuno conosceva la provenienza. E proprio il proprietario del terreno Fausto Fortini, ha spiegato come quel giorno si è trovato una mattina l’animale nel suo fondo. Chiamò l’assessore comunale competente che diede il via alle pratiche per la soppressione, Lorenzo Grazioli (condannati entrambi in rito abbreviato a due mesi e al pagamento di 4500 euro al gruppo animalista Oipa, parte civile).
L’uomo dice di non aver visto l’atto dello sparare, avvenuto nel suo fienile, ma di averne sentito il rumore, “del tutto simile a quello tipico degli abbattimenti di animali”. Ha parlato anche il macellaio che tagliò le carni e che non trovò alcun bossolo. Vide invece sulla testa un piccolo foro “compatibile con quello praticato normalmente con il pistone utilizzato in questi casi”.
“Sicuramente ad oggi nessuno è in grado di riferire se davvero è stata usata una pistola non regolamentare nell’abbattimento dell’ovino”, commenta l’avvocato Pasquale Longobucco, che difende l’imputato insieme al collega Giacomo Diegoli.
La prossima udienza è stata fissata per il 20 luglio.
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