Sant’Agostino. È iniziato il processo per l’uccisione del famoso “capro espiatorio”, come lo avevamo definito ironicamente mesi fa (vai all’articolo). Alla sbarra, imputato di uccisione di animale, è Andrea Lodi, il cacciatore che lo scorso anno sparò all’ovino.
L’agricoltore che trovò la capretta vagabondare sui suoi terreni, Fausto Fortini, e l’assessore comunale competente che diede il via alle pratiche per la soppressione, Lorenzo Grazioli, lo scorso gennaio sono stati condannati in rito abbreviato a due mesi e al pagamento di 4500 euro al gruppo animalista Oipa, parte civile. Questo perché secondo il giudice non rispettarono le regole sanitarie e amministrative vigenti in materia.
Ieri davanti al giudice Rizzieri (pm Simionato) si è presentato colui che materialmente ha premuto il grilletto. La linea difensiva, sostenuta dall’avvocato Pasquale Longobucco, vuole che “l’arma usata non era una pistola come invece riporta il capo di imputazione, bensì un attrezzo apposito utilizzato per abbattere gli animali”. Una spiegazione che metterebbe Lodi al riparo anche dal secondo capo d’imputazione formulato nei suoi confronti, quello di porto abusivo d’arma.
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