Economia e Lavoro
3 Marzo 2011
Lenzi smentisce le notizie su ispezione e aumento di capitale bloccato

Carife, nessun allarme da Bankitalia

di Marco Zavagli | 3 min

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“Sono pronto a smentire senza timori di… essere smentito”. Operazione ‘niente panico’ in corso Giovecca. All’indomani dell’uscita su Milano Finanza di un articolo al vetriolo, i vertici della Carife convocano una conferenza stampa d’urgenza nel tardo pomeriggio per smentire quanto scritto il giorno prima sul quotidiano economico.

Nel pezzo firmato scritto a quattro mani da Manuel Follis e Camilla Conti si parla di una nuova ispezione della Banca d’Italia nei confronti dell’istituto di credito ferrarese. Il motivo viene ricondotto all’aumento di capitale deciso lo scorso dicembre e “che non riesce a decollare – scrive MF – anche se diventa ogni giorno più necessario oltre a crediti in sofferenza difficilmente recuperabili”.

“Gli ispettori di cui si parla sono al lavoro dal 10 gennaio nella sede partenopea della nostra partecipata Commercio e Finanza di Napoli”, è la replica affidata al presidente Sergio Lenzi e al direttore generale Daniele Forin. “Un fatto di routine – chiarisce Lenzi -, come lo sono le ispezioni nel sistema bancario. L’ultima in ordine di tempo per Commercio e Finanza risale a 4 anni fa; per Carife al luglio 2009 con gli esiti che sappiamo e il conseguente percorso di risanamento che sta dando i suoi frutti. Ben vengano anzi gli atti di controllo di Bankitalia che ci possono solo aiutare a migliorare”.

“Nessun allarme”, viene ribadito dai vertici Carife, che contestano il contenuto della notizia anche nella parte in cui collega i presunti disagi di Palazzo Koch all’aumento di capitale, quantificato – secondo il quotidiano – in 140 milioni di euro (“ma non si esclude che possa anche essere più ampio”). Secondo MF “il problema è che al momento non ci sono molti pretendenti per sottoscrivere la ricapitalizzazione”. Inoltre “si innesterebbero anche le perplessità della Fondazione (azionista di maggioranza, ndr), che per non scendere al di sotto del 51% correrebbe il rischio di doversi indebitare”.

“Considerazioni prive di fondamento” rassicura Lenzi, che ricostruisce l’iter dell’operazione: la decisione è stata presa a dicembre. A gennaio è partito l’iter amministrativo che prevede il passaggio dal vaglio dell’azionista di maggioranza: “il 31 gennaio era la data ultima per la consegna della relativa documentazione e noi l’abbiamo rispettata”. Da qui passano 90 giorni nel corso dei quali Bankitalia deve valutare tutti i requisiti dell’aumento di capitale. Il passo successivo è davanti alla Consob, che richiede 60 giorni.

“Nessun allarme”, ribadisce Lenzi che sottolinea come “questo non sia il primo articolo su quotidiani finanziari nazionali che soffia sul fuoco di polemiche inesistenti”. Il presidente va oltre e allude “a un’altra tessera di un mosaico più ampio che non ci vuole far lavorare con serenità”. Una regia occulta? Non entra in profondità sull’argomento Lenzi, ma lancia messaggi “a chi potrebbe avere interesse a far credere che non abbiamo ottenuto risultati positivi: si sappia che noi siamo caparbi e perseguiremo l’obiettivo che ci siamo prefissati”.

Quanto alla vicenda Santamonica di Segrate, il presidente annuncia novità positive: “venerdì scorso abbiamo firmato un accordo insieme alle altre società che partecipano a Vegagest per la messa in sicurezza dei cantieri del fondo Aster: Questo significa che presto potrebbero ripartire i lavori e risolvere l’annoso problema”.

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