
Il silicio a impatto zero prodotto a Ferrara
C’è una azienda a Ferrara all’avanguardia nel campo del fotovoltaico. Ne parla mezzo mondo. Le riviste di settore ne tessono le lodi. E Ferrara? Se ne dimentica. Parliamo della RaySolar s.r.l., società ferrarese costituita da quattro giovani nel 2006. In pochi anni la società ha fatto parlare di sé nel campo della ricerca: definita a fine 2009 al Cocktail della Ricerca all’Ex Manifattura Tabacchi di Bologna fiore all’occhiello della ricerca regionale sul fotovoltaico, invitata a fiere e congressi all’estero e in Italia (Epia Conference, Innova di Lione, Lisbona, Umbria, Festa Innovazione di Bari,) e ha ricevuto nel 2009 la nomination a start-up europea dell’anno a Madrid.
Il merito? “Abbiamo messo a punto una tecnologia a bassissimo costo per la produzione del silicio solare – spiega il presidente Davide Lapomarda -, materia prima dei pannelli fotovoltaici. Il nostro silicio si chiama Umg, un po’ meno efficiente rispetto a quello standard, ma molto più economico e con un impatto ambientale pari a zero, diversamente dalla tecnologia tradizionale”. Il progetto si divideva in tre fasi. La prima sperimentale, con la costruzione di una linea tale; poi quella pilota, con la realizzazione della prima linea a grandezza produttiva; e infine la fase industriale, con la realizzazione di un impianto produttivo.
“Abbiamo concluso la fase sperimentale con successo – continua Lapomarda -, anzi con risultati migliori delle aspettative. Abbiamo richieste per tonnellate e tonnellate al mese di silicio, ma non avendo realizzato la macchina pilota non possiamo soddisfare le richieste dei test”. Manca infatti ancora la seconda fase del progetto. E questo per la mancanza di finanziamenti. Serve un milione di euro. Ma nessuno, pubblico e privato, si fa avanti. Nono stante le prospettive di guadagno siano più che allettanti.
“È da febbraio 2010 che siamo fermi, congelati – allarga le braccia il giovane presidente -. Abbiamo dovuto licenziare i pochi dipendenti che avevamo e congelare le attività. Eppure avevamo a portata di mano la realizzazione di un’attività internazionale che non fosse sotto scacco del solo mercato italiano, che si indirizzasse invece al mercato globale e che facesse acquisire un vantaggio tecnologico al nostro paese”.
E poi, a novembre 2010, oltre al danno arriva anche la beffa. Photon International, la rivista più autorevole a livello mondiale sul settore fotovoltaico, assegna al prodotto della RaySolar delle ottime chances per diventare leader del mercato. Da India e Cina piovono le richieste di test.
“Ora speriamo che arrivi il rifinanziamento del fondo regionale Ingenium”. Con quel denaro si dovrebbe completare la fase pilota: “ci permetterà di realizzare la prima macchina a grandezza industriale e poter iniziare finalmente ad acquisire i clienti (abbiamo ancora Q-Cells, il colosso tedesco, che aspetta i nostri campioni da un anno). Ad oggi, abbiamo avuto l’appoggio della Carife e di Unindustria Ferrara e con molta probabilità partirà un progetto europeo di sviluppo in partenariato entro l’anno con altri soggetti italiani, tedeschi e spagnoli, a patto che riusciamo a ottenere risorse”.
“Oggi non c’è più tempo – conclude Lapomarda -, bisogna iniziare a correre e a fare sistema per essere competitivi a questo mondo”.
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