Bondeno. Si sente accerchiato Cleante Ravani. Accerchiato da quattro impianti. Che presto dovrebbero produrre energia elettrica dalla fermentazione del trinciato di mais. E lui non solo non si sente sicuro, ma nemmeno tutelato. Ravani, 55 anni, dipendente del Comune di Bondeno, dove abita in via Per Zerbinate, si è visto la sua casa, comprata cinque anni fa, “circondata, deturpata, svalutata”.
Questo perché “hanno costruito alcuni digestori ad una distanza di 5 metri dal mio confine e a 25 dallo spigolo della casa”. Una distanza apparentemente troppo vicina all’abitazione, anche se la relativa autorizzazione è stata rilasciata dalla Provincia di Ferrara. Il permesso di costruire è stato rilasciato dall’U.T.C del Comune di Bondeno nell’aprile 2009. “Nonostante le osservazioni presentate nelle sedi opportune, i vari esposti presentati in Provincia, all’Arpa, ed in Comune, lamentando l’eccessiva vicinanza di questo impianto alla mia abitazione, tutto è proseguito senza cambiare nulla – lamenta Ravani -. Il Comune si è limitato ad imporre alla ditta di mettere a dimora essenze arboree a medio ed alto fusto nella zona perimetrale dell’impianto con particolare riferimento alla zona di confine con la mia abitazione, di mitigare visivamente l’impianto con la realizzazione di barriere armate poste a ridosso delle trincee, di rivestire i serbatoi con colori adeguati al contesto paesaggistico”.
Tutte premure che secondo il bondenese “hanno del ridicolo: bastava imporre una distanza ragionevole dall’abitazione. La Provincia di Ferrara ha emanato ben tre diffide nei confronti della ditta in quanto – secondo quanto denuncia il proprietario – vi erano delle irregolarità ed inottemperanze alle prescrizioni imposte nell’autorizzazione, ma tutto è finito in una bolla di sapone”.
Eppure “proseguono incessantemente nei loro lavori. L’ultima diffida specificava che non si dovevano verificare odori sgradevoli e molesti, invece questi si sentono anche solo passando per strada. Tutte le sere, si verifica una situazione indescrivibile. L’odore di fermentazione del prodotto coperto con teli e l’odore di liquame di maiale è nauseabondo e impone di chiudere tutte le finestre, ma nonostante tutto, non basta. La qualità della vita è nettamente peggiorata tanto che spesso i componenti della famiglia sono colti da conati di vomito”.
La situazione è diventata anche oggetto di una richiesta di intervento all’ufficio Sanità pubblica dell’Asl avanzata da Ravani, che ha depositato inoltre un esposto nel quale pone all’attenzione dei magistrati quanto accade intorno alla sua casa, perché prendano i “provvedimenti e le iniziative che riterranno opportuni”.
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