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26 Luglio 2010
Il giornalista sportivo Cristian Vitali e le sue dissacranti analisi dei flop più fragorosi

Calciobidoni: ovvero, non comprate quello straniero

di Redazione | 3 min

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Calciobidoni - Non comprate quello straniero (Cristian Vitali, Piano B Edizioni, 240 pagg. 12,90 euro)

È uscito lo scorso 11 giugno, in concomitanza con l’inizio dei Mondiali del Sudafrica 2010, un frizzante ed esilarante libro per l’estate. Si tratta di “Calciobidoni – Non comprate quello straniero” del telecronista e giornalista sportivo Cristian Vitali, la cui prefazione è firmata niente meno che da Ivan Zazzaroni.
Si tratta di una raccolta di ben novanta dissacranti e spassosi profili di calciatori, o presunti tali: incapaci, incompresi o semplicemente sfortunati, campioni sulla carta ma disastri in campo, negli ultimi trent’anni del campionato di calcio italiano. In comune hanno il fatto di essere stranieri e di essersi rivelati dei veri e propri “bidoni”, o “pacchi” che dir si voglia, per le società calcistiche del Belpaese e per i tifosi.

Inizia già Ivan Zazzaroni in modo dissacrante, smaltendo queste scartine nei cinque contenitori della raccolta differenziata: nero, umido, carta, plastica e vetro. “Nel nero finiscono i brocchi non riciclabili. Nell’umido i calciatori che la serie A ha maltrattato ma che non erano pippe. Nella carta i fenomeni solo potenziali. Nella plastica i riabilitati, quelli che in qualche modo si sono rifatti fuggendo dall’Italia. Nel vetro gli acquisti giunti cotti o poco assistiti dal fisico”.
E poi dalla A alla Z, come in uno stupidiario del calcio, Cristian Vitali elenca tutte le infelici scelte costate fior di miliardi:  si parte da Aaltonen, finlandese acquistato dall’Inter sulla base di un gol (il “tiro della vita” con cui lo sconosciuto Turun Palloseura sconfisse incredibilmente i blasonati nerazzurri a San Siro), per arrivare a Zarate, argentino che ha presenziato nell’Ancona. Passando per Kluivert, Nastase, Mendieta, Socrates, Xavier, Pancev…
Calciobidoni riporta alla luce stravaganti operazioni di presidenti e direttori sportivi, ritratti e storie di esotici giovani
che molti potrebbero ricordare, ma non certo per meriti sportivi, quanto per cose più personali, tipo essere stati
l’ultima figurina mancante dell’album Panini. Gente del calibro di Nikos Anastopoulos, il baffuto attaccante greco
soprannominato il “Virdis del Partenone” (16 presenze, nessuna rete). Oppure Josè Luis Calderòn, uno dei giocatori
più apprezzati in Argentina, ingaggiato come nuovo Batistuta ma rivelatosi il “bidone del Napoli per eccellenza”  (6 presenze, nessuna rete): un “pacco” che tornò indietro ancor prima del previsto. Senza dimenticare
Hugo Hernan, detto anche Huguito, il fratello scarso di Maradona, svogliato in campo ma non a letto. E Patrick Kluivert, che il Milan prese dall’Ajax convinto di avere trovato il nuovo Van Basten, ma che nel campionato italiano ha dato poco o niente.
Una colossale delusione fu Socrates, “il tacco di Dio”. Il barbuto centrocampista brasiliano, considerato eccezionale nel suo ruolo, capitano della seleçao in cui giocava gente come Zico, Falcao, Cerezo e Dirceu, giunto nella Fiorentina si rivelò lento, poco adattabile, ininfluente. Andò via dopo un solo anno, lasciandoci (forse) il nome più lungo nella storia del campionato: 55 caratteri spazi inclusi.
E poi un altro brasiliano, “Vampeta”, acquistato dall’Inter (1 presenza, nessuna rete), uno dei desaparecidos per eccellenza del nostro torneo, fallito come calciatore ma diventato icona gay sudamericana!
Davanti a queste storie, gesta e disastri sportivi potremo ancora affermare che lo straniero, spesso sconosciuto all’italiano medio, è un fuoriclasse talentuoso e affascinante? Ai posteri, anzi, al lettore dell’estate, l’ardua sentenza…

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