Cronaca
7 Maggio 2010
Imprenditori a processo. Contestazione in aula su uno dei capi di imputazione

Appaltopoli, assessori e consiglieri in aula

di Marco Zavagli | 3 min

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Dopo l’archiviazione per l’accusa pesantissima di associazione a delinquere, ora si fa più barcollante anche quella di abuso di ufficio. È questa forse l’unica sorpresa riservata dall’udienza filtro tenuta ieri mattina nell’aula B del Palazzo di Giustizia di Ferrara.

Davanti al giudice Francesco Caruso, assistito a latere dai giudici Marini e Attinà, sono comparsi i protagonisti di Appaltopoli, il processo che vede imputati per turbativa d’asta e abuso di ufficio Enrico Pocaterra, responsabile dell’Ufficio Infrastrutture del Comune di Ferrara, e 12 titolari per 9 imprese: Sergio Ambrosone di Tubi Costruzioni; Francesco e Riccardo Roccati di Robur Asfalti; Mario e Luigi Bertoncelli; Giancarla Lavezzi ed Ernesto Valentini, Eredi Fantoni; Umberto Baraldi di EuroTech; Nicola Lincetto di Ics Conglomerati; Enrico Petelio di Sintexcal; Stefano Ferrari di Ferrari Strade; Paolo Moretti della Moretti.

Su di loro pesano i tre anni di indagini e le 17mila pagine di fascicolo messi assieme dalla pm Patrizia Castaldini. Secondo la procura le varie imprese coinvolte erano riuscite a formare una specie di “cartello” per spartirsi gli appalti – per quasi 1 milione di euro – affidati direttamente nel corso del 2005 e 2006 dall’assessorato competente.

A tessere le fila dei contatti tra chi voleva gli appalti (imprese) e chi aveva la facoltà di scegliere l’affidatario (l’ufficio Infrastrutture del Comune di Ferrara), sarebbe stato Enrico Pocaterra, dirigente dell’assessorato ai Lavori pubblici.

Fu Pocaterra, secondo l’accusa, ad assegnare alle ditte lavori con affidamento diretto, una prassi consolidata e del tutto regolare. Il problema è che dietro a tutto ciò la procura vedrebbe un accordo sottobanco tra il funzionario e le aziende per assicurare la spartizione degli appalti ed evitare così corse al ribasso che non avrebbero certo favorito le casse degli imprenditori.

In sostanza tutto veniva deciso prima ancora dell’invio delle lettere di partecipazione alle gare: chi partecipava sapeva già chi avrebbe vinto e quando sarebbe stato il proprio “turno”. A insospettire gli investigatori erano state infatti anche le percentuali al ribasso: percentuali minime, dell’ordine anche dello 0,5% rispetto alle oltre offerte. In questo modo le ditte sapevano quale cifra offrire, più bassa delle altre, ma non troppo. E questo a rotazione, in modo da “avvantaggiare” a turno ognuna delle ditte del presunto “cartello”.

Ieri è iniziato il processo, con le questioni preliminari e le eccezioni sollevate dalla difesa. Una in particolare confutava la formulazione del capo di imputazione relativo all’abuso di ufficio, ritenuta dai legali degli imputati incompleta dal momento che non specificherebbe quali normative siano state violate e non si riscontrerebbe un ingiusto vantaggio patrimoniale. “L’abuso di ufficio – spiega Carlo Bergamasco, avvocato di Ambrosone – contempla sia una violazione di legge, sia un ingiusto vantaggio: nel nostro caso non c’è né l’uno né l’altro, visti i prezzi congrui applicati negli appalti”.

Per l’accusa, però, l’ingiusto vantaggio sarebbe insito nell’assegnazione dei lavori. Il tribunale ha respinto l’eccezione, specificando però che la riteneva infondata a livello procedurale e non di merito, “lasciando in questo modo – spiega Gianluigi Pieraccini, legale di Pocaterra – aperta una porta per motivare eventualmente il proscioglimento al termine del dibattimento”.

Il giudice collegiale ha poi deliberato di nominare un perito, l’ingegner Pietro Benedetti, per la trascrizione delle intercettazioni. L’incarico verrà affidato il 9 giugno. Il consulente verrà chiamato ad esporre i suoi risultati il 16 settembre.

Il 29 settembre partirà la fase istruttoria, con l’audizione dei 35 testimoni convocati dalle parti. Tra questi la “grande accusatrice” Maria Amoruso, dalle cui dichiarazioni partirono le indagini dei carabinieri, l’ex assessore ai Lavori Pubblici Claudio Bariani (che si dimise dall’allora giunta Sateriale nel dicembre del 2006), i consiglieri ex An (ora Pdl) Simone Lodi ed Enrico Brandani, che nel periodo in esame promossero diverse interpellanze in consiglio comunale per chiedere lumi in merito all’aggiudicazione dei lavori.

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