L’accusa, per un politico, è pesantissima. Ma lui ostenta sicurezza e tranquillità. E questo nonostante le voci polemiche che gli si sono scagliate contro non appena la notizia delle indagini a suo carico si è diffusa in città.
Simone Lodi non ci sta a fare il tiro al bersaglio e chiede per lui la garanzia che spetta ex art. 27 della Costituzione: “a giudicare dalle dichiarazioni lette sui giornali – afferma il consigliere comunale del Pdl – dovrei già essere condannato! Io invece sono tranquillo e non ho nessun problema a confermare che sono in corso indagini sul mio conto e confermo che c’è stata la richiesta di arresto ai fini cautelari per corruzione”.
Il riferimento è all’indagine della procura di Ferrara che lo vede indagato per corruzione per aver favorito – secondo l’accusa – in commissione una pratica edilizia in una delibera. Il pm, che segue le indagini partite nel 2008, chiese una prima volta l’arresto per pericolo di reiterazione del reato, ma il gip respinse la richiesta. La procura fece allora ricorso al tribunale del riesame e la relativa udienza, a Bologna, si è tenuta lo scorso 17 marzo. Dopo qualche giorno la decisione: richiesta di arresto rigettata.
“Conosco quella pratica edilizia che mi viene contestata – ammette Lodi -, ma è un documento del tutto lecito e dal quale io non ho ottenuto nessun vantaggio. Se ci sarà un rinvio a giudizio mi difenderò nelle opportuni sedi. E in quell’occasione l’udienza sarà pubblica e tutti potranno vedere che le mie mani sono pulite”.
Prima di allora non ci sarà quindi nessuna spiegazione pubblica, come ha chiesto il senatore Balboni pena la richiesta di dimissioni dal partito. “Cosa devo spiegare in pubblico? – sbotta il consigliere -; quando e se ci sarà un processo, quella sarà la sede per ogni spiegazione”.
Ma Lodi non si ferma qui e non rinuncia e restituire la stilettata al coordinatore provinciale del Pdl: “Balboni farebbe bene a presentare una interpellanza in Senato e chiedere le dimissioni da parlamentare di tutti coloro che siedono in parlamento e sono inquisiti. Vediamo che risposte ottiene”.
Intanto “ho ricevuto centinaia di manifestazioni di solidarietà”: un motivo in più per non cedere all’ipotesi delle dimissioni ventilata da qualche collega di partito. “Dal momento che mi sento pulito, perché dovrei? – si chiede ; se sarò condannato nel terzo grado di giudizio allora lascerò il mio incarico. Ma prima di allora chiedere le dimissioni in questa maniera mi dà solo fastidio, la considero una cattiveria. Non è Balboni o qualche sconosciuto consigliere a doverle esigere: io rispondo solo ai miei elettori”. E quelli di Lodi, a onor del vero, sono i più numerosi – dopo quelli di Dragotto che era candidato sindaco – di tutti i consiglieri del centrodestra.
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