Arriva trafelato in bicicletta, con un’ora e mezza di ritardo rispetto al ruolino di marcia. “Non ce la faccio a fare ’ste cose qui”, annaspa mentre sale sul palco per improvvisare un blues. Poi Beppe Grillo, a Ferrara per chiudere la campagna elettorale del Movimento 5 stelle, si scatena di fronte alle circa 1500 persone radunate davanti al palco di piazza Trento e Trieste.
Il primo bersaglio della sua invettiva è il microfono, sistemato un po’ troppo basso. “Ma per chi l’avete preparato, per Brunetta?”. “È un mese che vivo dentro a un camper, ma chi me l’ha fatto fare?”, scherza Grillo prima di chiedere al pubblico “come fate a essere qui? da chi l’avete saputo visto che i media non ne parlano? Non ci sono i media e ci siamo noi, questa è la nostra grande soddisfazione”.
Il comico genovese ricorda poi “la bellezza di girare per tutte le cinque regioni dove è candidato il Movimento 5 Stelle, con questi ragazzi, che si auto sovvenzionano, fanno tutto in regola, raccolgono firma dopo firma e le consegnano in tempo”. A differenza di qualcun altro che “quando non sa le leggi inventa i decreti interpretativi”. E il Presidente della Repubblica li firma. “Non i sono mai permesso di offendere Napolitano – assicura Grillo -; l’ho chiamato Morfeo, il dio del sonno; ho solo detto che spesso dorme. Quando non dorme monitora. Dorme e monitora. Ma per firmare si è svegliato a mezzanotte. Era meglio dormisse in quell’occasione”.
Viene poi il bersaglio preferito del blogger più famoso d’Italia: Berlusconi. Da Grillo etichettato ormai immancabilmente come “lo psiconano”. “Ha scoperto adesso la piazza perché si rende conto che le persone sono sempre più lontane” continua il comico che dà i “veri” numeri della manifestazione: “erano 8 milioni. 14 per la questura – scherza -; è riuscito a riempire la piazza pagando al gente, fantastico. Gli ha dato i soldi, preso il pullman e un set di pentole e spediti nella Capitale. E poi crede di parlare a delle persone che scendono in strada spontaneamente. Come con la D’Addario: la paga, ci va e poi crede di averla conquistata”.
La satira si spinge fino a preferire scherzosamente in furbizia Provenzano al Presidente del Consiglio: “era più furbo, usava i pizzini, non il telefono”.
Per lo stiletto di Grillo passano quindi i vari Schifani, i pregiudicati in parlamento (“lasciamo fuori almeno quelli condannati tre volte, quelli che ne hanno solo due lasciamoli lì ancora qualche mese”), le “zoccole” (“ho detto che ce ne sono anche in parlamento e mi hanno denunciato in 19; il giudice però mi ha detto ‘vada pure’, manca il certificato di zoccolaggine”), Fassino (“perché abbiamo avuto De Gasperi per otto anni e lui per 28?”) e i politici di lungo corso in genere: “perché non vogliono fare questa tremenda esperienza di andare a lavorare?”.
Lo show termina in stile comizio, con i candidati sul palco e lo sprone di grillo a votare per Giovanni Favia, candidato presidente di Regione, al grido “cambiare si può”.
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