Cronaca
26 Febbraio 2010
L’udienza rinviata in attesa della perizia psichiatrica

Processo per stalking, perseguitava la vittima anche dal carcere

di Marco Zavagli | 2 min

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Non è bastata la prima denuncia per molestie. Appena uscito dalla clinica psichiatrica è tornato a perseguitare la sua vittima designata come e più di prima, finché non è finito in carcere.

Per un anno e mezzo lei, commessa di 32 anni, si è trovata a dover fare i conti con una vera e propria persecuzione continua. Bastino alcuni esempi forniti a suo tempo dagli inquirrenti. Oltre a pedinarla, aspettarla per via o andare anche nel suo luogo di lavoro o nei luoghi da lei abitualmente frequentati minacciandola e insultandola davanti ai presenti, lui, D.C., 44 anni, seguito dal servizio psichiatrico locale, suonava in continuazione il suo campanello di casa o la chiamava urlando dalla strada, minacciarla continuamente di percuoterla o di farle del male.

Altre volte lasciava biglietti all’ingresso (“hai parlato con la polizia, con lo psichiatra, ma dovrai vedertela con me”). Una volta era arrivato anche a tentare di investirla in bicicletta mentre lei camminava sul marciapiede e a romperle i vetri della finestra con un sasso.

Dopo la prima denuncia per stalking, risalente allo scorso luglio, l’uomo era stato sottoposto a un TSO (trattamento sanitario obbligatorio). Durante l’estate era rimasto ricoverato ma, come evidenziato dalla diagnosi dei medici, l’uomo era considerato pericoloso e recidivo, tanto da far temere per l’incolumità della ragazza.

E infatti una volta dimesso, come temevano gli inquirenti, il 44enne riprese subito con nuovi atteggiamenti persecutori, con esplicite minacce di vendetta, anche attraverso biglietti e nuove incursioni presso il luogo di lavoro della donna.

Fatto sta che, per salvaguardare l’incolumità della donna, il gip emise lo scorso settembre un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ma anche dall’Arginone lui ha continuato a inviarle lettere e bigliettini.

Ieri si è tenuta la seconda udienza del processo a carico dell’uomo. In aula, già alla prima udienza, la vittima non si era presentata e non aveva voluto nemmeno costituirsi parte civile, a testimonianza della volontà di voler dimenticare questo triste capitolo della sua vita. La difesa, sostenuta dall’avvocato Gaetana Cacioppo, del Foro di Bologna, aveva chiesto una perizia psichiatrica per l’imputato. Il tribunale aveva incaricato del compito il dottor Amedeo Cicotti.

In attesa del responso il giudice Diego Mattellini ha rinviato le parto al 5 marzo.

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