Cronaca
10 Dicembre 2010
Nel controesame dei consulenti della procura la cronistoria del dissesto

Coopcostruttori, un magazzino per i protesti

di Marco Zavagli | 3 min

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Udienza tecnica, tecnicissima, quella relativa al processo Coopcostruttori di questa mattina. In tribunale si è tenuto il controesame dei tre consulenti della procura che la volta scorsa avevano espresso il proprio parere sulla contabilità aziendale e sulle certificazioni dei bilanci dell’azienda argentana.

Ma prima di farli accomodare davanti al giudice le parti hanno discusso dell’ammissibilità del famoso filmato dell’assemblea dei soci del ’99, nella quale Dario Rossi parla del bilancio appena concluso. In aula è stato sentito colui che realizzò materialmente il prodotto audiovisivo, che ha potuto solo certificare che sua è la calligrafia riportata in copertina. Quanto al contenuto, è stata disposta l’acquisizione sia del dvd che lo riproduce, sia dell’originario filmato Vhs. Questo sotto la condizione che le parti avranno facoltà di verificare la conformità della riproduzione e controllare se ci sono state manipolazioni.

Dopo questa breve parentesi l’attenzione si è concentrata sui consulenti della pm Ombretta Volta: Matteo Rossi, Gianluca Mattioli e Maurizio Palamidessi. A tener banco ancora una volta le riserve tecniche che venivano iscritte a bilancio. Secondo i tre contabili il realizzo dei valori iscritti a riserva tecnica non è quantificabile con ragionevole certezza: se le riserve tecniche sono messe a bilancio senza questa possibilità di quantificazione, vuol dire che è iscritta in violazione dei principi contabili.

Eppure questo make up al bilancio, per usare le parole dei consulenti, non ha impedito agli istituti di credito di continuare nell’erogazione di denaro nei confronti della cooperativa. Questo l’appunto sollevato dall’avvocato Aldo Mayer, difensore di Sergio Luigi Cerioli, legale rappresentante di Ria and Partners, una delle società di revisione che certificarono i bilanci di Coopcostruttori finite sul banco degli imputati. In sostanza, il difensore fa notare che la società di revisione aveva fornito a banche e finanziarie le informazioni necessarie per valutare se continuare nell’erogazione del credito o procedere altrimenti.

“Bastava leggere i giudizi finali – ammette Rossi – e a nostro avviso le banche erano consapevoli delle difficoltà della società; consapevolezza che comunque non rientrava in una fattispecie penale”.

Altro punto sottolineato dalla difesa, questa volta per bocca di Lorenzo Valgimigli, avvocato dell’ex vicepresidente Renzo Ricci Maccarini, consiste nel criterio di ragionevole certezza utilizzato dai consulenti per etichettare come impropria l’iscrizione a bilancio delle riserve tecniche: dottrina e giurisprudenza, secondo il penalista, non supporterebbero questa ipotesi.

Al termine del controesame lo stesso residente del tribunale collegiale, Francesco Caruso, si è riservato lo spazio per alcune domande. All’interrogativo circa il momento in cui dalla crisi si è passati al dissesto irrimediabile ha risposto Palamidessi, ricordando come “tra la fine del 2002 e il 2003 l’azienda era inondata di protesti e ormai si poteva parlare di irreversibilità”. Di più: “si è arrivati a un punto – ha aggiunto Rossi – in cui non si guardava nemmeno più la scadenza indicata in fattura, bensì quella indicata nel successivo decreto ingiuntivo che obbligava al pagamento del debito. C’era addirittura un magazzino preposto al monitoraggio giornaliero o settimanale dei tanti decreti ingiuntivi”. Quanto alle cifre, “si era arrivati a 5 milioni di euro vantati attraverso i decreti ingiuntivi, cui si aggiungevano i solleciti legali, per un totale di 11-12 milioni di euro”.

Il processo è stata aggiornato al 13 dicembre, quando potrebbe parlare Salvatore Pizzoferrato, l’ispettore di Bankitalia che controllò gli istituti che avevano aperto linee di credito con Coopcostruttori.

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