Cronaca
2 Dicembre 2010
Una condanna a 7 anni e mezzo per droga per l’inchiesta nata dalla morte del carabiniere

Raffica di assoluzioni al processo Scanta

di Marco Zavagli | 3 min

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Il vicebrigadiere Cristiano Scantamburlo

Raffica di assoluzioni e una sola condanna al processo Scanta. L’impianto accusatorio della pm Mariaemanulea Guerra non ha convinto il giudice collegiale del tribunale di Ferrara che ieri ha emanato il suo verdetto riguardo al procedimento per usura e spaccio di droga che vedeva imputate a vario titolo dodici persone.

Tutto era nato da quella tragica notte a Lido delle Nazioni del febbraio del 2006. Partendo dall’omicidio di Cristiano Scantamburlo, in oltre due anni di lavoro, i carabinieri del Reparto investigativo e della compagnia di Comacchio, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Mariaemanuela Guerra, avevano portato alla luce un traffico di droga e attività illecite in cui era finito Antonio Dorio, il detenuto in semilibertà evaso che uccise ‘Scanta’.

Dopo l’omicidio del militare il nucleo investigativo dei carabinieri di Ferrara aveva avviato l’indagine riguardante i soggetti con i quali Dorio era in contatto prima del fatto di sangue. Un primo filone investigativo aveva condotto alla emissione, il 5 maggio 2008, di un provvedimento di custodia nei confronti di tre pregiudicati per i reati di favoreggiamento personale, estorsione, usura, ricettazione e porto di armi da sparo clandestine, per aver fiancheggiato l’evaso durante la sua latitanza.

Da allora il filo degli indizi seguito dalla pm Guerra aveva permesso di arrivare a individuare un vasto giro di droga. Nel corso del processo, alcune posizioni erano già state definite attraverso i riti abbreviati. Ci furono condanne nei confronti di nove imputati che avevano scelto il rito abbreviato e di altri 14 che avevano invece avanzato richiesta di patteggiamento, per un totale di 92 anni di detenzione.

Ora anche la tranche principale vede la conclusione. Del tutto diversa rispetta a quanto avvenuto per gli altri imputati già giudicati attraverso i riti premiali. Sono stati assolti Giacomo Simonetti ed Esterina Spada (difesi dagli avvocati Federico Fisher e Salvo Tesoriero), Salvatore Di Tella, Biagio Grasso (avvocato Alessia Gonzo). Assolto anche Mirko Passarella, il 35enne di Codigoro imputato per usura. Per lui il giudice Caruso ha pronunciato la formula piena. “Il mio cliente è risultato completamente estraneo alla vicenda – commenta il suo legale, l’avvocato Marcello Barbè -, nonostante quanto paventato sulla stampa, che lo aveva definito uno della ‘banda Dorio’”.

Soddisfattissimo per il “pieno” di assoluzioni anche l’avvocato Alessandro Falzoni, che difendeva Eugenio Cirillo, Kamal Jillali, Mascia Aniello e, insieme alla collega Mirca Ferrari, Cosimo D’Oronzo. Assoluzioni anche per Monsour Abdelaziz e Mouloudi El Morouani.

Condannato invece a 7 anni e 6 mesi Jaovad Machhouri (anche lui comunque assolto da alcuni capi di imputazione che lo vedevano coinvolto in spaccio di cocaina) per detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantità di hashish. Il suo difensore, Marcello Vescovi, dopo che avrà letto le motivazioni della sentenza, attese tra 90 giorni, ricorrerà in appello.

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