Quasi 400 studenti dell’Unione degli Universitari, insieme a ricercatori e precari dell’università di Ferrara, hanno occupato ieri mattina il dipartimento di Biochimica, srotolando striscioni dalle finestre. Lenzuola con slogan sono stati appesi anche nel Centro di ricerche di medicina.
Da via Borsari i manifestanti si sono spostati quindi in piazza Municipale, occupando la sala dell’Arengo. Qui hanno chiesto a gran voce di “ritirare il ddl Gelmini che distruggerà l’università pubblica italiana” e richiesto “un ruolo unico della docenza”.
“La riforma – hanno accusato gli studenti – porterà lentamente alla morte dell’università di Ferrara dove dal prossimo anno verranno aumentate nuovamente le tasse e si rischia nonostante sia un ateneo virtuoso di avere difficoltà a pagare gli stipendi”.
Alle richieste si sono aggiunte quelle per avere più fondi: “siamo stanchi di dover fare dei finti laboratori con le provette vuote perché non ci sono i soldi per comprare i reagenti e nemmeno i filtri; ci viene chiesto di portare delle calze da casa per costruire i filtri in maniera artigianale”.
Il vicesindaco Massimo Maisto ha “chiuso un occhio” sull’occupazione degli uffici comunali e ha mostrato la propria solidarietà agli studenti. Questo fino a quando all’interno della sala dell’Arengo non han fatto la loro comparsa cinque studenti di Azione universitaria giovanile e di Giovane Italia del Pdl con una propria contromanifestazione. Gli studenti di destra hanno staccato lo striscione che pendeva dalle finestre, con la scritta, ispirata alla trasmissione di Fazio e Saviano, “Vado via perché non voglio il decreto Gelimini, resto qui perché il mio futuro è in Italia”.
Si è così innescato un clima di tensione, seguito da uno scambio di insulti, con Maisto che ha invitato a questo punto entrambe le fazioni a lasciare il municipio. La parti avverse, controllate a vista dalle forze dell’ordine, non hanno proseguito nel battibecco. Intanto un secondo striscione di 20 metri, appeso sul Castello Estense, con lo frase “Roccaforte di cultura”, è stato tolto dagli agenti della polizia.
“Non è possibile – rivendica Paolo Spath, presidente provinciale di Giovane Italia – che un professore finisca la lezione prima del suo orario e inviti gli studenti a partecipare a una manifestazione faziosa; e non è possibile che un sindaco che deve rappresentare una città intera, consenta a un gruppo di studenti apertamente faziosi e strumentalizzati dai sindacati di entrare in modo consenziente nel suo ufficio e appendere da esso un loro striscione”.
Ai contromanifestanti rispondono gli studenti del Rua, ricordando che “in Italia la nostra Costituzione ci dà libertà di manifestare. Provocare studenti non appartenenti a nessun partito politico, insultarli, contromanifestare, cercare la rissa è tipico delle squadriglie fasciste, si vede che alcuni di loro non hanno mai letto l’articolo 21 della costituzione sul diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”.
“Loro hanno leso il nostro diritto – rilancia il Rua -, il diritto di quelle migliaia di studenti che in questi mesi hanno manifestato con noi e in tutta Italia. A dimostrazione in questi mesi abbiamo portato in piazza oltre 4 mila e 500 persone loro come oggi sono sempre non più di 5”.
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(foto di Carlo Ottaviani)
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(foto di Carlo Ottaviani)
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