“Non esistono quote riservate agli immigrati, sarebbe incostituzionale”. Bastano poche parole all’assessore ai Servizi sociali del Comune di Ferrara Chiara Sapigni per chiarire uno dei tanti tabu che circolano sui presunti vantaggi di cui gli stranieri godrebbero a scapito degli italiani. E questo vale sia per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica che per gli asili.
Di questo secondo aspetto si occuperà l’inchiesta che verrà pubblicata domani su Estense.com. Oggi riportiamo dati, cifre e tabelle che aiutano a sfatare uno dei luoghi comuni più in voga nella popolazione, ossia che gli stranieri siano facilitati nell’ottenimento di una casa “pubblica”.
E se il dettato costituzionale, in base al quale il diritto all’alloggio è un diritto garantito dalla nostra Carta, può essere interpretato o frainteso (alcuni comuni fuori provincia che avevano, ad esempio, predisposto quote riservate, hanno dovuto fare marcia indietro di fronte ai ricorsi accolti dai vari Tar regionali), i numeri non mentono.
Abbiamo chiesto all’assessore i dati relativi alle domande e alle assegnazioni degli alloggi Erp degli ultimi anni in provincia di Ferrara. Lo staff di via Boccacanale ci ha fornito un lavoro dettagliato e puntuale. Che parte dal trend della domanda (vedi immagine 1): a fronte di un aumento costante della richiesta, la percentuale che riguarda gli stranieri è costante (immagine 2) dal 2006 al 2009 (39%, 31% e 35%, con l’eccezione del picco del 69% relativo al 2007, anno della sanatoria varata dal governo).
Di queste quelle che vanno a buon fino sono davvero poche. A causa della carenza di case di edilizia popolare, nel 2009, a fronte di 1781 domande pendenti in graduatoria, ne sono state soddisfatte appena 100 (immagine 3). Queste assegnazioni riguardano 73 famiglie (da una a più persone) italiane e 27 straniere.
Un dato in apparente aumento rispetto a quello del 2006, che vedeva assegnati a stranieri 16 alloggi contro i 141 andati a italiani. Se si confrontano però le percentuali delle nuove domande, cresciute dal 10% di 4 anni fa al 27% dello scorso anno, il rapporto è in netto “peggioramento” per i non italiani (immagine 4).
Per completare la lettura di questi dati, bisogna ora considerare il rapporto tra alloggi occupati da stranieri e alloggi occupati da italiani. I dati forniti dal Comune di Ferrara (immagine 6) indicano la disponibilità di 3340 case nel 2007 (gestite da Acer come da regolamento regionale). A famiglie italiane ne sono andate 3144 (94,1%). A famiglie straniere 196 (5,9%). Il trend non cambia negli anni successivi. Nel 2008 su un totale di 3331, le assegnazioni “italiane” sono state 3127 (93,9%) e 204 quelle non italiane (6,1%). Idem nel 2009: i 3338 alloggi disponibili sono andati in 3140 casi a italiani (94,1%) e in 198 a stranieri (5.9%).
Dati ancor più significativi se confrontati con quelli relativi alla popolazione residente nel Comune di Ferrara con l’incidenza di cittadini stranieri (immagine 7). Nei tre anni presi in considerazione il numero di stranieri residenti sale dai 6.938 su 133.591 (5,2% della popolazione) del 2007 agli 8.121 su 134.464 (6,0%) del 2008 ai 9.303 su 134.967 del 2009 (6,9%).
In sintesi, a fronte di una crescita costante della popolazione straniera, il numero di assegnazione case è stabile.
A questi dati vanno aggiunte le modalità di inserimento in graduatoria (che è unica e pubblicata anche sul sito del Comune). L’alloggio è riservato a residenti o a chi lavora all’interno del territorio comunale. Gli stranieri hanno poi due requisiti in più da rispettare: avere un permesso di soggiorno della durata almeno biennale e avere una regolare attività lavorativa (vale per tutti i componenti del nucleo familiare).
Il limite di reddito per nucleo familiare è uguale per tutti: 34mila euro in base al valore Ise e circa 17mila in base al valore Isee.
Vengono quindi le verifiche periodiche per accertare se permangono tali requisiti. Sono tre i passaggi di controllo: il primo al momento della presentazione della domanda; poi in sede di assegnazione (questi due a carico del Comune) e l’ultimo una volta assegnata la casa (eseguito almeno una volta l’anno da Acer).
Insomma, per usare le parole di Chiara Sapigni, “anche volendo, non sarebbe possibile privilegiare nessuno”. “Scatenare questa guerra tra poveri non ha alcun significato – aggiunge l’assessore -. Il diritto alla casa è costituzionalmente garantito e gli stranieri sono cittadini, di conseguenza privilegi da una parte o discriminazioni dall’altra non possono esistere”.
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