“Terra Santa”. Come la terra promessa. Promessa che, però, fino ad oggi non è stata mantenuta. Si intitola “Terra santa, Santa Monica” il servizio della giornalista Vera Paggi andato in onda ieri per Rai News24. L’inchiesta parla di una storia solo apparentemente lontana da Ferrara, quella delle case di Santa Monica, quartiere di Segrate.
L’eco della vicenda ha toccato anche Ferrara. E in particolare Corso Giovecca, sede della storica Cassa di Risparmio di Ferrara. Proprio in terra emiliana si è tenuto nel maggio scorso un sit-in di protesta contro l’istituto di credito estense. Ma andiamo con ordine e seguiamo le orme del servizio di vera Paggi.
Santa Monica doveva essere una specie di Milano 2, un maxi progetto di edilizia residenziale per centinaia di famiglie e giovani coppie che grazie a una convenzione firmata nel 2005 dall’amministrazione comunale di Segrate con Vegagest sgr, società di gestione del risparmio, avrebbero dovuto acquistare la casa dei loro sogni.
Ma qualcosa andò storto. E a distanza di 4 anni gli inquilini – pur avendo già versato i propri risparmi (fino anche a 80mila euro) – non hanno ancora un tetto, mentre la procura Milano indaga su questo progetto immobiliare. A sollecitare i magistrati milanesi è stato Mario De Gaspari, ex sindaco di Pioltello, cui i proprietari dei terreni, il Gruppo Siano, si erano rivolti per un progetto analogo.
Al microfono della Paggi De Gaspari ricostruisce la vicenda. Alla base c’è il proprietario dell’area, il Gruppo Siano appunto, costruttori campani con base su Cernusco sul Naviglio. “Questi – spiega l’ex primo cittadino – hanno costituito un fondo immobiliare chiuso, il fondo Aster; siccome i fondi non possono gestire operazioni immobiliari in proprio, si sono rivolti a Vegaest di cui Carife è azionista di riferimento (con oltre il 30% delle quote, ndr). Così Siano è il proprietario ma è riuscito a creare un altro soggetto responsabile: Vegagest, il referente per gli inquilini”.
Ma cosa non ha funzionato in questo intreccio? “All’appello mancano i soldi per costruire che prima c’erano e oggi come testimonia il cantiere fermo non ci sono più”. La giornalista ricorda che all’inizio “la liquidità per pagare l’avanzamento dei lavori ce la mettono i Siano e per questa operazione ottengono un affidamento di decine di milioni di euro da Carife”. Si parlerebbe, secondo De Gasperi, di 147 milioni.
E dopo? Vegagest assicura che al momento di partire tutto era a regolare e che furono fatte le opportune scrupolose verifiche. Al telefono della giornalista Rai risponde anche Sergio Lenzi, presidente Carife, che spiega come “non è la Cassa che ha fatto quell’operazione. Noi partecipiamo a un fondo in ragione del 30% e rispondiamo di conseguenza del 30%. Non posso dire che siamo noi quelli che hanno finanziato totalmente tutta l’operazione”.
Dietro l’incalzare delle domande, Lenzi ricorda che è divenuto presidente da maggio di quest’anno e che ora “sto gestendo l’ex post, la parte ‘difficile e dolorosa’”. Quanto alla cifra per la quale si sarebbe esposta la banca, però, il presidente non conferma la cifra del finanziamento (i 147 milioni di euro, ndr) e ricorda che “il segreto bancario è ancora vigente, se me lo consente”.
“Ma il segreto bancario – sottolinea la reporter – non ha fermato le ispezioni di Bankitalia che nel 2009 aveva aperto un’indagine sull’istituto ferrarese rilevando posizioni anomale, come quella relativa all’esposizione della banca nei confronti del fondo immobiliare Aster e di un altro fondo, Calatrava, che sarebbe riconducibile sempre al Gruppo Siano”.
Le perplessità dell’ex amministratore sono risalenti: “nell’aprile del 2006 una società finanziaria, la Sopaf, ha acquistato il 33 per cento del fondo Asper per 22 milioni euro e nel giugno 2007, a progetto già approvato, la società ha ceduto le quote per 33 milioni con una plusvalenza di 10 milioni e mezzo: chiedo alla magistratura di verificare da dove provenissero i 22 milioni e perché si è verificata una tale plusvalenza in un solo anno”.
“La Carife – riprende la parola l’ex sindaco di Pioltello tornando ai rilievi di Palazzo Kock – per evitare il fallimento ha dovuto cedere una banca controllata, una società di leasing e ha chiuso recentemente il bilancio in passivo di 70 milioni di euro e per la prima volta in 180 anni di storia non ha distribuito il dividendo. È una banca che a causa di questa operazione ha quasi rischiato il fallimento”.
Non si nasconde dietro un dito Lenzi , che assicura che “ci stiamo muovendo per cercare di risolvere la situazione”. Non solo: “la banca non si sta ponendo solo l’obiettivo del risultato proprio, ma anche quello di dare soddisfazione a dei cittadini. Noi siamo una banca locale che credo abbia un pochino in un certo periodo della sua vita debordato da quello che è il suo business classico. Stiamo cercando di ricondurla alla normalità ed è chiaro che dobbiamo affrontare con determinazione e sangue freddo tutte le situazioni. Credo che sino ad oggi noi lo si sia fatto”.
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