Due nuove testimonianze potrebbero cambiare la storia processuale scritta fino ad oggi e che parla di violenza sessuale aggravata. Aggravata dalla minore età della vittima e dalle modalità che la circonderebbero: l’abuso sarebbe avvenuto di fronte all’amica della ragazza e dietro minaccia di non rivelare niente, pena l’avvelenamento dei suoi cani.
È il processo per violenza sessuale, minacce e uccisione di animali che vede alla sbarra un giovane di 20 anni.
I fatti risalgono al 2006, quando la presunta vittima, all’epoca 15enne, esce per una serata in compagnia insieme alla coppia, composta dall’imputato e da una amica di 16 anni. Prendono un gelato e poi vanno a casa del ragazzo per vedere un film in dvd. Seduti sul letto, davanti alla tv, lui improvvisamente avrebbe assunto un atteggiamento violento e l’avrebbe costretta minacciandola e dandole anche uno schiaffo a un rapporto orale di fronte all’amica. Le minacce sarebbero continuate anche dopo la violenza. Lui, per convincerla a tenere la bocca chiusa, le avrebbe avvelenato i tre cani che possedeva, per farle capire che alle sue parole potevano seguire i fatti.
Ieri in tribunale la difesa, rappresentata dagli avvocati Sara Bruno e David Zanforlini, ha chiesto e ottenuto dal tribunale collegiale (giudici Caruso, Giorgi, Attinà) di produrre delle lettere arrivate nel proprio studio. Si tratterebbe di missive inviate da due persone che ricostruirebbero la vicenda in modo diverso rispetto alla ricostruzione della vittima. I due testimoni verranno sentiti alla prossima udienza fissata per inizio dicembre.
Per quella data verrà ascoltato anche un consulente del pm sulla ricostruzione degli sms di minacce arrivati sul cellulare della ragazza.
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