mar 14 Nov 2017 - 812 visite
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Giovanni Impastato a Ferrara per raccontare i ‘cento passi’ di suo fratello

L'eredità raccolta nella lotta contro le mafie. "La sua voce non ha mai smesso di parlare, di lottare per la verità"

Peppino Impastato

Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che ne ha raccolto il testimone, sarà a Ferrara per presentare il suo libro “Oltre i cento passi” (edizioni Piemme) in cui fa il punto della situazione delle mafie – e delle antimafie – in Italia, partendo dall’esperienza dell’osservatorio di Casa Memoria e del Centro Impastato, da quarant’anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

La presentazione letteraria per raccogliere l’eredità di Peppino, ucciso dalla mafia nel 1978, si svolgerà lunedì 20 novembre alle 17.30 presso la Sala Verde della Camera del Lavoro in piazza Verdi 5. Dialogano con l’autore Cristiano Zagatti, segretario generale della Cgil, e un rappresentante del coordinamento Libera contro le mafie di Ferrara. A seguire Massimo, Francesco e Federico Corli doneranno a Giovanni Impastato le loro opere dedicate a suo fratello Peppino.

La voce accorata e sincera di Impastato racconta il conflitto di chi ha vissuto la mafia e l’antimafia all’interno delle mura domestiche, e la successiva battaglia nel nome della legalità e della verità. È la primavera del 1977 quando Peppino Impastato, insieme a un gruppo di amici, inaugura Radio Aut, una radio libera nel vero senso della parola. Da Cinisi, feudo del boss Tano Badalamenti, e dall’interno di una famiglia mafiosa, Peppino scuote la Sicilia denunciando i reati della mafia e l’omertà dei suoi compaesani.

“Una voce talmente potente che poco più di un anno dopo, la notte tra l’8 e il 9 maggio, viene fatta tacere per sempre. Ma pure questo è uno degli errori della mafia: pensare corto – commenta Giovanni -. Perché, anche se non era scontato, la voce di Peppino da allora non ha mai smesso di parlare, di lottare per la dignità delle persone, di illuminare la strada. È una strada lunga, se si pensa che ancora oggi chi ha depistato le indagini sull’omicidio di Peppino ha fatto carriera, mentre chi invocava la verità non c’è più. Ma è una strada percorsa ormai da migliaia di persone”.

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