ven 14 Apr 2017 - 618 visite
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Un presidio silenzioso contro le guerre internazionali e quotidiane

Cgil: “Vogliamo essere testimonianza che il potere della gente è il senso civico”

di Cecilia Gallotta

E’ stato un presidio silenzioso quello che Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Ferrara che Accoglie hanno proposto giovedì pomeriggio in piazza Municipale. Niente megafoni né rumore: solo tante persone unite in un sentimento comune, quello della pace. E “non è uno slogan – precisa Miriam Cariani di Cgil – ma una pratica quotidiana che le associazioni come le nostre esercitano tutti i giorni, lavorando per sanare ingiustizie create da politiche sbagliate, cosa vera sia a livello nazionale che internazionale”.

Oltre ai recenti e tragici avvenimenti in Siria dunque, la manifestazione si estende ai conflitti di ogni natura e tipo, frutti di quella stessa radice “che sta mettendo i poveri contro i poveri, in un livello di crisi assolutamente inefficace”. E’ solo contro la violenza in tutte le sue manifestazioni dunque, secondo Cariani, che si può uscire dal conflitto, e si può “essere testimonianza che il potere della gente è il senso civico”, e che sulla base di questo un futuro migliore si può costruire.

In questa direzione vanno le “proposte concrete delle associazioni”, come la carta dei diritti di Cgil per il valore del lavoro, o l’istituzione dei Corpi di Pace del Movimento Non Violento. Del resto “se abbiamo i profughi è perché non facciamo politiche non violente, ma vendiamo le armi agli altri Paesi”, chiosa Cariani. Armi che, peraltro, “vengono usate per bombardare anche ospedali pediatrici” ricorda la dottoressa Bernardetta Forini, in rappresentanza della solidarietà dei pediatri ferraresi.

Presente anche Udi al presidio silenzioso, di cui aveva fatto già esperienza, come racconta la presidente Liviana Zagagnoni, nel periodo della guerra del Golfo, in cui si era soliti, ogni mercoledì, “uscire in silenzio, che a volte fa più rumore di tante parole”. Fondato sul valore d­ella pace è anche il ­Movimento Federalista­ Europeo, che auspica­ per l’Europa, nata­ dalle macerie della ­seconda guerra mondia­le, un ritorno al “fa­ro di civiltà per il ­mondo che da 60 anni ­è sempre stata. Ora, ­non avendo compiuto i­l percorso che avrebb­e dovuto vederla unit­a in una Federazione ­politica, la Ue si di­mostra non essere­ all’altezza del comp­ito che avrebbe dovut­o assumersi, in parti­colare nei confronti ­delle crisi che da an­ni insanguinano il me­dio oriente e l’Afric­a: una promotrice di ­politiche di relazion­e tra i Paesi basate ­sulla coesistenza, su­ll’individuazione di ­interessi comuni e no­n sull’esaltazione di­ punti di contrasto”.

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