ven 17 Feb 2017 - 832 visite
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Omicidio Tartari, le arringhe delle difese

L'avvocato di Fiti chiede l'assoluzione e punta sulle lacune delle indagini, chiesto il minimo della pena per Ruszo

il pm Savino a colloquio con i familiari di Tartari

Assoluzione per insufficienza di prove e condanna al minimo della pena. Sono queste le richieste delle difese di Constantin Fiti e Patrik Ruszo, i due imputati per l’omicidio di Pierluigi Tartari dopo una rapina finita male nella sua casa di Aguscello.

Per entrambi il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto l’ergastolo con isolamento diurno.

La Corte d’Assise ha sospeso l’udienza che dovrebbe riprendere brevemente poco prima delle 15 per eventuali repliche delle parti (il pm ha già fatto sapere che non intende farne) per poi ritornare in camera di consiglio ed elaborare una sentenza a lungo attesa dai familiari di Tartari e dalla città.

il pm Savino e l’avvocato Bova

L’avvocato Alberto Bova – difensore di Fiti – ha puntato con argomenti efficaci sulla poca credibilità delle prove testimoniali raccolte durante il processo a sfavore del suo assistito: in particolare le dichiarazioni di Ivan Pajdek – già condannato a 30 anni in abbreviato – e Miriam Nalli, ex compagna di Fiti che “si voleva liberare di lui con tutti i mezzi”, tanto da dire in alcune intercettazioni che glie l’avrebbe fatta pagare. Durante l’udienza è stata fatta sentire una registrazione per evidenziare come la Nalli abbia raccontato cose diverse durante la sua testimonianza.

L’avvocato – citando anche il caso di OJ Simpson – ha ricordato ai giudici popolari il loro dovere di decidere secondo il principio del ragionevole dubbio e non secondo quello probabilistico, e per questo il suo intento è stato chiaramente quello di instillare quel dubbio.

Per Bova ci sono infatti evidenti lacune anche nel modo in cui sono state condotte le indagini: “Gli inquirenti – ha sostenuto – si sono innamorati di questa tesi, presa dalla volontà di arrivare al sodo, ma contro Fiti non hanno nulla”. Tra le lacune evidenziate anche la mancanza di registrazioni degli interrogatori degli imputati, le mancate intercettazioni in carcere dei colloqui tra Ruszo e sua madre Rosy, l’assenza dal fascicolo delle “3.800 conversazioni registrazioni. Le avete viste? E se in queste dicono tra di loro che Fiti era innocente? Possiamo difenderci così?”.

Il legale ha poi identificato il famigerato “Igor” come probabile terzo componente della banda che rapinò e uccise tarati, basandosi sul fatto che sia pendente un procedimento giudiziario per tre rapine molto, molto simili, compiute da Pajdek, Ruszo e, appunto, Igor, soggetto che il capo ‘Uber’ Pajdek ha tentato di coprire fino all’ultimo per precedenti imprese criminali commesse insieme.

Da qui la sua richiesta di assoluzione, rammentando ai giudici togati che gli imputati sono 20enni in caso di condanna: “Non può essere data la pena massima, il fine pena mai, anziché rieducativa. Dovete dire se vi sentite per forza di dover dare una risposta alla pancia della gente, punirne uno per educarne cento, o pensare alla rieducazione”.

il pm Savino e l’avvocato Micai

L’avvocato Patrizia Micai ha invece chiesto la pena minima per Ruszo, già reo confesso, in un’arringa che ha puntato molto anche alla riabilitazione di ‘mamma Rosy’, basata sulla poca credibilità di Pajdek, desideroso piuttosto di vendicarsi per essere stato preso proprio grazie alla collaborazione della donna. La Micai ha ricordato l’assoggettamento psicologico del suo assistito a Uber, che gli procurava la droga di cui è dipendete.

Entrambi i legali, infine, hanno rimarcato in senso negativo il ruolo dei media per invitare la giuria popolare a non farsi influenzare dalle interpretazioni e ricostruzioni lette sui giornali.

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