Economia e Lavoro
21 Dicembre 2015

Salva-banche, la protesta arriva a Roma: “Dobbiamo unire le forze”

di Ruggero Veronese | 3 min

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Mirko Tarroni a Ballarò con Massimo Giannini

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“Come è stato possibile arrivare a questo finale? Vogliamo una risposta chiara dal governo e da Bankitalia”. A parlare è Mirko Tarroni, con ogni probabilità il risparmiatore ferrarese che in queste settimane si è attivato in maniera più decisa per manifestare il proprio dissenso al decreto salva-banche: prima, il 6 dicembre, affrontando il ministro all’economia Pier Carlo Padoan durante la Leopolda a Firenze, poi raccontando al pubblico di Ballarò quanto accaduto a lui e a migliaia di altri risparmiatori che si sono visti azzerare il valore dei propri titoli. Una battaglia che per Tarroni ha due obiettivi: non far spostare i riflettori dei media dal dramma degli azionisti e obbligazionisti delle banche salvate e chiedere spiegazioni al governo e alla politica sui punti ancora oscuri della vicenda.

Tarroni infatti, come del resto centinaia di azionisti della banca, ricorda bene il momento del voto dell’assemblea Carife del 30 luglio, quando i soci accettarono l’aumento di capitale del Fidt che li avrebbe relegati a una quota sociale a dir poco ridimensionata (meno del 5% del capitale). Un sacrificio che, in quel caso, si presentava davvero come una soluzione alla crisi della banca: “La proposta del fondo – commenta Tarroni – era fondata su presupposti interessanti, come l’emissione dei warrant per chi era in possesso di titoli. Ma quello che è venuto dopo è assolutamente oscuro, visto che la segretezza durante il commissariamento non consente di capire la reale situazione, e quindi anche le ragioni di questo epilogo improvviso. L’ipotesi di ingresso del Fidt era stata approvata dall’assemblea, autorizzata da Bankitalia e deliberata dallo stesso fondo, ma nessuno ha mai chiarito le ragioni ufficiali di quanto accaduto”.

Concetti in linea con quelli espressi dal presidente della Fondazione Carife Riccardo Maiarelli, che proprio sulla base del mancato rispetto della delibera assembleare ha annunciato l’avvio di un’azione legale. Tarroni, che fa anche parte dell’associazione Amici di Carife, ha scelto invece la strada della mobilitazione civile, unendosi al comitato ‘Vittime del salva-banche’ nato spontaneamente su internet e che martedì sarà a manifestare a Roma: “Io ci sarò, questo è poco ma sicuro, e spero di portare con me altri risparmiatori ferraresi. Purtroppo i tempi sono molto stretti, ma chi è interessato mi può contattare liberamente”. Uno dei problemi più concreti, al momento, è infatti quello di mettere insieme le forze e le voci dei risparmiatori che, presi uno a uno, rimarrebbero invisibili: “Per quanto riguarda il filone legale, legato alle cause per i risarcimenti, le associazioni si stanno muovendo bene, ma forse quello che manca è un coordinamento sul versante ‘politico’, per far sentire la nostra voce di cittadini. Occorre la consapevolezza del fatto che, se vogliamo avere abbastanza considerazione, dobbiamo mettere insieme le nostre forze”.

Una lotta che, per quanto politica, non deve rischiare di diventare ‘politicizzata’: “Chi è stato colpito dal decreto ha idee eterogenee – afferma il risparmiatore -, e appellarsi all’una o all’altra forza politica diventa limitante. Deve essere la cittadinanza a muoversi compatta, senza seguire un colore o un partito, perchè l’interesse in gioco è trasversale. Riguarda tutti noi”. Concetti che Tarroni porterà avanti ancora una volta di fronte a Montecitorio, dopo le prime ‘incursioni’ alla Leopolda e a Ballarò: “Quando ho parlato col ministro Padoan l’ho visto molto fermo sulle sue posizioni, come tutto il governo. Ma i numeri che ho citato a Ballarò (come le 30mila persone colpite su 300mila in provincia, ndr) non possono essere considerati secondari. Dopo il mio passaggio a Rai Tre molte persone mi hanno confermato che la stragrande maggioranza delle persone la vede come me”. Ora non resta che spingerle anche ad attivarsi per far sentire la propria voce al governo: per contattare Tarroni è possibile chiamare il numero 349 8479705 o iscriversi al gruppo Facebook ‘Vittime del Salva-banche’.

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