Cronaca
10 Ottobre 2015
Il direttore della fondazione Cepim: “Mai capitato un episodio tanto grave”

Rifiuto dell’assistente Down: “È un problema di ignoranza”

di Redazione | 3 min

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“È un problema di ignoranza. E l’ignoranza fa venir fuori al paura”. Commenta così il dottor Aldo Moretti la notizia della madre che ha ritirato la figlia perché nell’asilo lavora una assistente con la sindrome di Down. E lui, psicologo, direttore scientifico della fondazione Cepim di Genova, impegnata nell’assistenza alle persone con sindrome di Down, conosce bene la persona vittima di quest’episodio di discriminazione.

“La ragazza è stata seguita fino a pochi anni fa da noi, come consulenza esterna, e posso garantire che è perfettamente in grado di svolgere le mansioni che le sono state sottoposte come qualsiasi altra persona. Se la donna in questione non fosse connotabile come Down per l’aspetto esteriore, nessuno si sarebbe accorto della differenza”. Moretti ricorda che i propri utenti vengono seguiti da un cast di persone “che fa questo lavoro da tantissimi anni ed è composto da psicologi, pedagogisti e mediatori al lavoro”. Il Cepim infatti, che proprio oggi compie 40 anni di attività, è la prima struttura di questo tipo nata in Europa. E in tutti questi anni “devo dire che non è mai capitato un episodio così eclatante, anche perché continuiamo a inserire persone nel mondo del lavoro che vengono accettate molto bene sia dai datori di lavoro che dagli utenti. E gli inserimenti avvengono in tutti i settori, pubblici e privati, comprese scuole materne o elementari”.

Nei giorni scorsi il direttore ha sentito la famiglia dell’ausiliaria. La preoccupazione maggiore riguarda il modo in cui l’assistente può reagire a un “rifiuto” del genere: “sono ragazzi molto sensibili e suscettibili e vivono male il rifiuto. Sono persone molto dolci e possono avvertire un dolore in forma più intensa che altri”.

Nella vicenda si inserisce il Comitato Ferrarese Area Disabili. “E’ quanto mai deprimente dover assistere per l’ennesima volta ad un fenomeno di “tentata emarginazione” – afferma il presidente Carlos Dana -, dopo innumerevoli battaglie e sforzi volti a promuovere l’inclusione sociale di persone con disabilità e a divulgare ogni tipo d’informazione circa la possibilità di integrare tali persone, in un mondo talvolta a loro ostile, non per una loro incapacità sociale o lavorativa, ma per l’ignoranza, in senso buono, di coloro i quali non riescono o non vogliono vedere oltre l’apparenza”.

Alla responsabile dell’asilo nido, va il plauso del comitato “per aver difeso, sia diritti della propria ausiliaria in quanto lavoratrice, che la sua dignità in quanto persona umana. Alla madre che ha ritirato la propria figlia dall’asilo nido, invece, rivolgiamo l’auspicio di potersi ricredere, magari questa domenica 11 ottobre in occasione delle Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down, cercando di conoscere più da vicino queste persone, così da non perdere l’occasione per scoprire la loro capacità di fare, amare e dare al prossimo. In virtù del fatto che giustamente, si preoccupa tanto per la crescita di sua figlia, non permetta che questa diventi in futuro una persona superficiale, in grado solo di diffidare di tutti coloro che sembrano diversi ed incapace di cogliere le vere potenzialità delle persone con cui si dovrà rapportare durante la propria vita. Visto che a quanto pare, non finiremo mai di doverlo ripetere, è bene ricordare che avere un’incapacità, non significa essere incapaci ed infine che, la diversità nella maggior parte dei casi e soprattutto quando si parla di persone, non è una condizione di cui diffidare, ma bensì se approfondita, un’opportunità di crescita”.

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