Economia e Lavoro
30 Aprile 2015
L'avvocato dell'associazione: "La Cassa ha venduto azioni senza spiegare che si trattava di titoli a rischio"

Federconsumatori: pioggia di reclami contro Carife

di Daniele Oppo | 3 min

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Una pioggia costituita da 28mila reclami, tanti quanti gli investitori, quella che promette Federconsumatori Ferrara nei confronti di Carife per chiedere documenti sui quali basare una eventuale azione legale.

Il motivo principale, spiega Massimo Cerniglia, consulente legale nazionale di Federconsumatori, risiede nel fatto che la Cassa di risparmio estense “ha venduto le azioni senza il rispetto delle regole di comportamento e senza spiegare ai risparmiatori che si trattava di titoli a rischio”. Il rischio, in particolare, risiedeva nel fatto che quelle azioni non erano ‘liquidabili’, ovvero non quotate in borsa e, dunque, difficilmente rivendibili.

Esiste già un precedente in tal senso, significativo anche se non vincolante per i tribunali: nel 2014 L’Ombudsman Bancario (organismo collegiale di giudizio alternativo alla magistratura ordinaria, cui possono rivolgersi i clienti per risolvere gratuitamente le controversie con le banche) aveva condannato Carife a risarcire un suo azionista (tutelato da Federconsumatori) per il mancato rispetto, nel collocare e negoziare le sue azioni, della Comunicazione Consob n° 9019104 del 2/3/2009, intitolata “Il dovere dell’intermediario di comportarsi con correttezza e trasparenza in sede di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi”.

I tempi sono strettissimi perché si dovrebbe intervenire prima del Fondo interbancario e del probabile azzeramento del valore delle azioni di Carife e nel mirino ci sono le due sottoscrizioni di aumento del capitale datate 2009 e 2011. In ballo, dunque, una cifra che si aggira sui 200 milioni di euro. Ma, va precisato, anche in caso di azzeramento delle azioni, non si azzera il diritto al risarcimento del danno, “che anzi diventa ancora più importante”.

Cerniglia si sofferma proprio sul possibile intervento del Fondo interbancario per salvare Carife, rilevando che a Ferrara la situazione è simile a quella di Teramo per la Tercas: “Anche qui si è arrivati all’intervento del Fondo che ha messo 280 milioni di euro per ricostituire il capitale sociale, azzerando però il valore delle azioni e se dovesse avvenire anche per Carife gli azionisti si troveranno con in mano un pugno di mosche”. “Dopo l’intervento del fondo – prosegue l’avvocato – guarda caso, si è trovato il cavaliere bianco: la Banca popolare di Bari”.

Somiglianze, almeno nei sintomi premonitori, che Cerniglia vede anche per la Banca Popolare di Vicenza, la Cassa di risparmio di Bolzano e Banca Veneta. Tutte situazioni in cui “gli azionisti hanno difficoltà a vendere”, come accaduto per i risparmiatori ferraresi nel 2012.

Escluso il ricorso a una class action che è possibile solo nel caso in cui ad agire siano consumatori, non dunque se sono soci e azionisti. L’associazione ha in corso a Ferrara tre azioni pilota basate tutte sull’assenza delle “comunicazioni basilari” ai risparmiatori durante il collocamento della azioni.

L’associazione non nasconde motivi di critica ai commissari: “Dopo di anni di commissariamento che non ha prodotto alcunché ci ritroviamo a fare i conti con l’intervento del Fondo interbancario che mette in grande disagio gli azionisti – afferma Zapparoli -. In questi anni abbiamo incontrato circa mille di loro, ma non ci è stata mai data la possibilità di interloquire con i commissari, i quali hanno peraltro snobbato anche i livelli istituzionali”.

“Non vogliamo che la banca sparisca – conclude l’avvocato Cerniglia -, ma che venga ristabilita la legalità”. L’invito è allora quello di rivolgersi a Federconsumatori (a partire da lunedì) per chiedere supporto: “Li sollecitiamo perché questa è l’ultima occasione per tentare di tutelarsi in qualche modo”, avverte il presidente dell’associazione Roberto Zapparoli.

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