
(immagine di repertorio)
“Esternalizzazioni per nidi e scuole d’infanzia? L’amministrazione comunale intende risparmiare su bimbi e lavoratori, favorendo nel contempo quel sistema cooperativo sul quale occorrerebbe invece aprire una seria riflessione”. Continuano le polemiche dopo l’annuncio della giunta di Tiziano Tagliani di affidare esternamente la gestione del nido Pacinotti e della materna Jovine, operazione che secondo i dirigenti dell’Istituzione Scuola di Ferrara dovrebbe permettere un risparmio di circa 200mila euro all’anno. A prendere parola sono i rappresentanti de l’Altra Emilia-Romagna con Tspiras, impegnati negli ultimi mesi nelle elezioni regionali ed europee, che mettono in discussione sia la scelta della giunta che la sua modalità di approvazione.
“Il Comune di Ferrara – affermano gli attivisti – ha scelto di esternalizzare altri due nidi-scuole d’infanzia, nonostante le proteste dei genitori con i quali è disponibile ad incontrarsi, ma soltanto per informarli di una decisione già assunta, non certo per promuoverne la partecipazione al processo decisionale. Il sindaco e l’assessore Felletti, peraltro di Sel, partito che attraverso il proprio programma aveva dichiarato l’assoluta contrarietà alle esternalizzazioni, sostengono che questo sia l’unico modo per risparmiare sui costi e continuare a garantire il servizio. Si tratta però di un risparmio basato sulla precarietà dei lavoratori e, di conseguenza, su una minore qualità del servizio”.
Il risparmio ottenuto dalle esternalizzazioni, è la tesi de l’Altra Emilia Romagna, sarà effettuato principalmente sulle spalle dei lavoratori, che percepiscono retribuzioni minori attraverso le cooperative sociali. “Affidando il servizio alle coop, “bianche” o “rosse” che siano – affermano infatti gli attivisti -, si risparmia perché la tipologia di contratto per il personale è diversa da quella prevista in ambito pubblico e a questo corrisponde una differenza significativa di retribuzione su stipendi già tra i più bassi d’Europa. Si risparmia anche perché i lavoratori vengono licenziati all’inizio delle vacanze e riassunti alla ripresa delle attività. Un quadro di precarietà che inevitabilmente si riverbera pesantemente sui bambini ai quali diviene difficile anche solo garantire continuità educativa”.
Una scelta economica e politica che ovviamente solleva la contrarietà di una lista che si rifà ai concetti fondanti della sinistra, secondo cui “l’amministrazione di Ferrara pensa di prendere i classici due piccioni con una fava: risparmiare favorendo nel contempo quel sistema cooperativo sul quale, le recenti vicende romane l’hanno reso evidente, occorrerebbe al contrario aprire una seria riflessione, che consenta anche di capire quanto negli ultimi anni sono aumentati nel nostro territorio i fatturati di alcune cooperative parallelamente alla progressiva dismissione di ruolo del pubblico e di rendere trasparenti i legami tra di esse e chi amministra il Comune: giunta e consiglio. Che si adduca poi la necessità di risparmio ai tagli operati dallo Stato sugli enti locali è una grande ipocrisia, non perché i tagli non siano realmente devastanti, ma perché chi governa a Roma ha il pieno sostegno di questi amministratori, che contro i tagli del Governo hanno promosso azioni solo di facciata”.
Del tutto diversa insomma il percorso suggerito dagli esponenti de l’Altra Emilia-Romagna, che propongono di “modificare la Legge 26/2001, inserendo la garanzia del diritto di tutti i bambini e le bambine ad accedere alla scuola statale o comunque a gestione pubblica, laica e gratuita, dai 3 ai 18 anni”, “abrogare i finanziamenti regionali alle scuole private e la convenzione quadro fra enti locali e scuole dell’infanzia paritarie”, “programmare la statalizzazione delle scuole dell’infanzia paritarie comunali, con un periodo intermedio di intervento diretto della Regione, come fa da anni la Regione Toscana”, “intervenire per un ampliamento dei posti di tempo pieno in modo da soddisfare tutte le richieste” e di “rifinanziare la legge regionale 12/2003 per quanto riguarda le voci su integrazione persone disabili, alfabetizzazione migranti, estensione dell’offerta delle scuole dell’infanzia statali, rapporto fra scuola e mondo del lavoro. Crediamo – concludono gli attivisti – sia un grande errore proseguire nella politica delle esternalizzazioni dei servizi pubblici, solidarizziamo con la protesta di genitori e lavoratori e chiediamo a giunta, consiglio comunale e ai partiti che hanno rappresentanti nelle istituzioni di cambiare direzione”.