Nuovi strumenti di promozione turistica per Ferrara: dalle mappe interattive ai podcast e alle brochure
Nuovi strumenti di promozione turistica quelli che sono stati presentati venerdì 12 giugno nella sala dell'Arengo della residenza municipale
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Marco Felloni
È morto ieri mattina dopo una lunga malattia Marco Felloni, regista e attore teatrale per decenni punto di riferimento culturale della città di Ferrara. Attivo nel campo culturale dagli anni ’70, Marco Felloni ha realizzato più di trenta cortometraggi, premiati in concorsi nazionali e internazionali.
Ha diretto negli anni ’80 la rivista underground “Giocare è libertà”. Ha pubblicato due testi teatrali: “Su una collina chiamata Sodoma (1989) e “Je est un autre” (1992). Si è dedicato anche alla narrativa, dove ha esordito nel 2000 con “Dieci piccoli misteri”.
La sua mano ha toccato anche progetti come il circolo culturale Bukowski e il Teatro dell’asino. Negli ultimi anni era attivo anche come editore, avendo creato insieme al figlio Federico (cui vanno – a lui e ai suoi familiari – le condoglianze della redazione di Estense.com), anch’egli attivo nel campo teatrale, la casa editrice Edizioni Carmelina.
Lo ricordiamo con un sentito intervento di Giuseppe Gandini, attore ferrarese che ha lavorato a lungo con Felloni.
Con la morte di Marco Felloni, oltre ad andarsene un amico se ne va un Maestro. Nel vero senso della parola. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo ormai quasi venti anni fa e ho iniziato a fare teatro con lui e anche grazie a lui. ‘Fortuna’ è il termine più adatto, infatti quell’ incontro ha segnato – in positivo – per sempre la mia vita umana e artistica. Il ‘Fello’ – questo il suo soprannome per tutti – all’epoca (1991) aveva quasi 50 anni ed ha avuto la forza di contornarsi di ventenni pieni di energia (ma talvolta supponenti) senza la spocchia del ‘più esperto’ o ‘del regista’. No, ha creato una compagnia teatrale mettendosi alla pari con i giovani che la componevano, ma gestendola e dirigendola dall’alto delle capacità intellettuali e registiche che anche la sua età adulta gli conferivano. Il tutto senza alcuna pesantezza e con entusiasmo da bambino, e soprattutto completamente in modo informale. Marco no ha creato una scuola istituzionale, non ha fatto dei corsi di teatro, ma da professore in pensione e intellettuale vero si è messo in gioco da subito producendo spettacoli, cortometraggi e coinvolgendo nelle sue attività un’intera generazione di ventenni ferraresi. Un’attività artistica e didattica generosissima e di grande valore educativo. Credo che dal Teatro dell’Asino saranno passate un centinaio di persone, alcune hanno proseguito, altre no, ma ovviamente questo non è la cosa importante. L’importante è stato l’aver avuto un punto di riferimento immediato, aperto, colto, in una città che ha sempre preferito i Grandi Eventi di richiamo internazionale, dimenticando spesso il lavoro sul territorio e per il territorio, cosa che Marco ha fatto in maniera naturale e immediata, spesso avendo troppo poco riconoscimento dalla città. Dare un’alternativa allo schema: ‘aperitivo-giro in piazza-pizza-discoteca’ a dei ventenni nella Ferrara dei primi anni 90 è stata per me, ma penso di interpretare il pensiero di molti che a quella esperienza hanno partecipato, un inconsapevole atto di estrema generosità da parte di Marco e per noi, a posteriori, una grande fortuna, e oggi un onore di cui andare orgogliosi. Negli ultimi anni, meno ricco di energie per fare teatro, ha aperto una casa editrice (la Carmelina) attraverso la quale ha dato la possibilità – ancora una volta –a giovani scrittori di mostrare il proprio lavoro. E lui stesso ha potuto scrivere. Ora la palla passa a noi, che dovremo proseguire nel suo lavoro, presentando i suoi scritti, i suoi lavori, seguendo la traccia che ha lasciato in città. Una traccia anti-retorica e profondamente didattica nel senso più alto del termine, segnata da un intellettuale anarchico, spesso arrabbiato con le vicende di questo mondo, ma mai domo e pieno di entusiasmo ed energia. Non dimenticando mai la cosa più importante per il Fello: il gioco, perché – riprendendo il titolo di una sua rivista degli anni ’70 – Giocare è Libertà. Ciao Marco e grazie di tutto, davvero!
Giuseppe Gandini
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