Politica
22 Novembre 2013
Verso la creazione di un polo nazionale dello smaltimento

Una “montagna di rifiuti” incombe su Ferrara

di Ruggero Veronese | 5 min

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admin-ajax (15)“Appena inglobato, ad opera di Errani, il bacino ferrarese dei rifiuti urbani in un unicum regionale, ora è il Pd a Roma a dare l’ultima spallata alla gestione virtuosa dei rifiuti”. È un fiume in piena il consigliere comunale Valentino Tavolazzi (Progetto per Ferrara) dopo l’arrivo in Parlamento del ddl ambiente collegato alla Legge di Stabilità. Un disegno di legge proposto dal ministro Andrea Orlando per passare dal livello regionale a quello nazionale la gestione dei rifiuti, “che, se la legge passerà – afferma Tavolazzi -, potranno scorrazzare da un angolo all’altro del Bel Paese”. Si realizzerebbero in questo modo i timori sollevati negli ultimi mesi – in particolare dopo la modifica dell’Aia dell’inceneritore di via Diana – dall’ex assessore regionale dell’Italia dei Valori Sabrina Freda, da numerosi comitati emiliani (come FerrAria Salute) e dallo stesso Tavolazzi. I timori cioè di vedere l’Emilia Romagna, e Ferrara, come un vero e proprio centro nazionale di smaltimento rifiuti.

Nel dispositivo della modifica dell’Aia dello scorso agosto il bacino di utenza dell’inceneritore veniva infatti allargato a tutto il territorio regionale “nel pieno e vincolante rispetto – assicurava la Provincia – del principio di prossimità territoriale sancito dal decreto legislativo 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, fino al limite massimo già autorizzato di 130mila tonnellate annue”. E con l’approvazione del nuovo ddl l’utenza del termovalorizzatore si allargherebbe a tutto il territorio nazionale.

Un disegno orchestrato da tempo, secondo Tavolazzi, che ricostruisce i primi passaggi dell’iter che sta determinando le decisioni regionali e nazionali in materia ambientale. E i cui passaggi sono – a suo avviso – solo apparentemente indipendenti l’uno dall’altro. “Prima Errani – attacca Tavolazzi – apre al mercato unico emiliano romagnolo la circolazione e la combustione dei rifiuti urbani e speciali, autorizzando il via vai di camion da una città all’altra della regione. Nel frattempo Hera, con la complicità di sindaci e presidenti di provincia (Pd e satelliti), si prepara chiedendo e ottenendo revisioni delle autorizzazioni, garante la Regione. La quale, pur di liberarsi degli ostacoli, non esita a far rotolare teste, come quella dell’assessore Freda, mentre Tagliani, Zappaterra e Bratti applaudono”.

Tra questi nomi spiccano quelli di Tagliani e Bratti, da sempre uniti nell’affrontare le questioni ambientali ferraresi ma che ora si ritrovano su fronti opposti. Anche il sindaco e l’assessore comunale Zadro infatti si sono uniti all’appello dei Comuni della provincia, paventando addirittura il rischio che il progetto geotermia di Hera venga messo da parte di fronte a un eventuale maxi polo italiano dello smaltimento rifiuti.  Un’ipotesi che comitati e forze di opposizione non hanno mancato di far notare in numerose occasioni. Così come non sono mancati gli appelli dell’ex assessore regionale Sabrina Freda, sollevata dal proprio incarico dal governatore Errani dopo le sue critiche alla revisione dell’Aia di via Diana. E la Freda, ora capogruppo Idv in Regione, torna alla carica anche in queste ore, sostenendo che “c’è un’ombra che incombe sull’Emilia Romagna e ha la forma sinistra di una montagna di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia e diretta agli otto inceneritori della Regione.  È il rischio contenuto nella bozza del disegno di legge collegato alla legge di stabilità, che all’articolo 23 prevede una ‘rete nazionale integrata di impianti di incenerimento’. In sostanza, c’è la volontà – già pubblicamente annunciata dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – di risolvere il problema rifiuti in Italia utilizzando solo gli inceneritori attualmente esistenti”.

“Addio dunque ai vincoli di autosufficienza territoriale – continua la Freda -, ed è facile delineare lo scenario che si prospetta: grazie al suo patrimonio impiantistico, formato da ben otto inceneritori, l’Emilia-Romagna si candida in automatico al ruolo di polo nazionale per lo smaltimento di rifiuti, a diventare la “pattumiera d’Italia”, con buona pace della qualità dell’aria e della salute delle persone”.

In difesa del piano nazionale dei rifiuti resta quindi solo il deputato Pd Alessandro Bratti, che affida il suo pensiero all’agenzia stampa Dire affermando che “la superficialità delle affermazioni  di Sabrina Freda stupisce” e che “Nel collegato ci sono articoli che vanno nella direzione della riduzione della produzione dei rifiuti e del recupero e il riciclaggio”. Pur senza escludere però eventuali modifiche al ddl: “Il Parlamento può modificare il collegato ambientale e sarà un nostro impegno di migliorarlo nel senso della sostenibilità ambientale – assicura Bratti – Come parlamentari Ecodem, nel confronto con alcuni amministratori locali del Pd, anche dell’Emilia-Romagna, abbiamo raccolto le preoccupazioni e le proposte emerse dai tavoli di lavoro, che costituiranno parte della proposta che porteremo al ministro Orlando”.

Decisivo potrebbe essere quindi il ruolo “di protesta” delle amministrazioni locali, anche se Tavolazzi mette in guardia dalla “finta rivolta dei sindaci emiliani, Tagliani in testa, che tuttavia candidamente confessano: gli impianti emiliano romagnoli – quindi anche quelli di Hera – sono stati finanziati attraverso le tariffe”. Un concetto che secondo il consigliere Ppf doveva essere già chiaro da tempo. “Era ovvio fosse così – continua l’ex grillino -. Ma se i cancrovalorizzatori sono nostri, perché non possiamo decidere della loro sorte? L’unica cosa certa è che questo sistema è marcio. I cittadini pagano bollette stratosferiche per essere inquinati, per mantenere oligarchie controllate da privati – ricordiamo che pezzi di tariffa finiscono nelle tasche dei soci privati delle multiutility -, per garantire stipendi folli a dirigenti che faticano a “competere” in ambienti monopolistici, come acqua e rifiuti, garantiti dalla politica. Naturalmente ciò accade rottamando la politica virtuosa di gestione dei rifiuti imposta dall’Europa. Ma torniamo alla ipocrita messa scena del Pd”.

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