Cronaca
20 Novembre 2013
Lettera ai ministri: dotazione di inceneritori sovradimensionata

Nove comuni dicono no ai rifiuti da fuori Regione

di Redazione | 3 min

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admin-ajax.phpC’è anche Ferrara tra i nove comuni che dicono no all’importazione di rifiuti da fuori Regione. I rappresentanti dei territori di Ferrara, Bologna, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini hanno inviato una lettera ai ministri dell’Ambiente Andrea Orlando e dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, al presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e all’assessore regionale Gian Carlo Muzzarelli contenente proposte per la programmazione e la gestione dei rifiuti a livello nazionale, in seguito all’approvazione del collegato “ambiente” alla Legge di stabilità.

Nella missiva si legge che “in Emilia-Romagna è in corso una radicale trasformazione dal modello della auto-sufficienza provinciale al modello regionale. Il modello provinciale ha creato una dotazione impiantistica per lo smaltimento dei rifiuti, sia attraverso discariche che inceneritori. Una dotazione che è apparentemente sovradimensionata, poiché le politiche di riduzione rifiuti e di sostegno alla raccolta differenziata hanno ridotto le quantità di rifiuti avviati a smaltimento e poiché il perimetro sovraprovinciale consente economie di scala”.

Citando dati dell’Arpa, i vari territori ricordano che in Emilia-Romagna dal 2009 al 2012 i rifiuti totali avviati a smaltimento si sono ridotti di oltre il 15%, lo smaltimento in discarica si è ridotto di oltre il 30%, il trattamento con inceneritori è aumentato del 15%. Nello stesso periodo la produzione di rifiuti è passata da 698 kg/abitante del 2010 a 647 kg/abitante nel 2012, una riduzione superiore al 7%. Gli otto impianti di incenerimento presenti hanno una capacità di trattamento di rifiuti urbani superiore a 830.000 tonnellate e complessiva superiore a 1.100.000 tonnellate”.

La regione Emilia-Romagna ha approvato un documento preliminare al piano regionale gestione rifiuti, che prevede obiettivi in linea con le normative europee, in particolare, prevede di ridurre del 25% la produzione di rifiuti solidi urbani e di raggiungere il 70% di raccolta differenziata entro il 2020. Quindi, entro il 2020, la quantità di rifiuti avviata a smaltimento sarà dimezzata rispetto al 2012, passando da 1.3 milioni a 650.000 tonnellate. “Adeguate operazioni di trattamento e selezione – prosegue la lettera – possono ridurre a 200-300.000 tonnellate la quantità di rifiuti avviati a incenerimento, avviare a biostabilizzazione o recupero una quantità simile, e utilizzare in modo residuale le discariche. In Emilia-Romagna sono presenti 16 discariche operative, con una capacità di smaltimento residuo complessivamente superiore a 5 milioni di tonnellate”.

I nove comuni ricordano inoltre che “gli impianti sono stati programmati e realizzati dalle comunità locali, attraverso scelte di forte impatto sociale ed economico”. In questo quadro la proposta del governo di realizzare un piano nazionale degli inceneritori ha un importante valore conoscitivo. Viceversa, una programmazione che preveda flussi di rifiuti sovraregionali appare improponibile, se non la si riferisce a situazioni di emergenza o a fasi transitorie che precedano la realizzazione di nuovi e innovativi sistemi di recupero e smaltimento”.

Dalla lettera arriva poi la proposta per “ridurre l’uso di discariche, rispettare i vincoli comunitari e superare le crisi ambientali in diverse regioni”. Vale a dire un Piano nazionale di finanziamento di impianti di recupero e trattamento del rifiuto urbano residuo, incentivi economici per sostenere i territori virtuosi, penalizzazioni fiscali per lo smaltimento; un piano nazionale di finanziamento di impianti di trattamento del rifiuto urbano residuo; nuovi poli del riciclo potrebbero trattare i rifiuti provenienti da tutte le regioni e ridurre la necessità di discariche.

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