Cronaca
1 Agosto 2013
Il docente condannato per molestie, violenza privata e abuso d’ufficio

Prof accusato dalle studentesse, non ci fu violenza sessuale

di Marco Zavagli | 3 min

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admin-ajax.phpNessuna violenza sessuale. Cade già in sede di discussione l’accusa più infamante per il docente di un istituto superiore di Ferrara finito a processo dopo le accuse da tre studentesse minorenni sue allieve. Già il pm Alberto Savino, che ha ereditato il fascicolo del precedente sostituto procuratore, aveva chiesto di derubricare il reato in semplici molestie. E così è stato anche per il collegio dei giudici, che dopo tre ore di camera di consiglio lo hanno sì condannato, ma non per l’ipotesi dell’art. 609 bis del codice penale: un anno e mezzo, con pena sospesa, per violenza privata, abuso d’ufficio e – appunto molestie (due mesi per quest’ultima imputazione).

Il pm aveva chiesto un anno e 4 mesi chiedendo l’assoluzione dalla violenza sessuale e dall’abuso di ufficio. La moglie, anche lei docente nella stessa scuola, imputata di violenza privata, è stata condannata a sei mesi (un anno al richiesta dell’accusa), mentre per la preside dell’istituto, imputata di favoreggiamento nella violenza sessuale, il tribunale ha restituito gli atti al pm per riformulare il capo d’accusa (essendo caduto il presupposto) o chiederne l’archiviazione.

La vicenda nasce nel dicembre del 2009. Il docente durante la lezione di arte assegnò ai ragazzi un ritratto “di oggettistica”, in cui il compito era disegnare la cosa a cui ognuno era più legato. La scelta di una delle ragazze ricadde su un orsetto, ma il commento del professore sarebbe sceso nel doppio senso. Un doppio senso illustrato anche a mano sul foglio. A questo episodio si aggiungono apprezzamenti ambigui dal professore, carezze sui capelli e battute fuori luogo.

A questo si aggiunge la proposta in sede di consiglio dei docenti di assegnare un 6 in condotta alla studentessa del disegno (da qui l’ipotesi dell’abuso di ufficio) e aver ritirato il foglio dello scandalo (violenza privata insieme alla moglie). L’altro capo di accusa relativo all’abuso di ufficio nasceva invece dall’aver cercato di convincere chi accusava il marito a sottoscrivere una sorta di ritrattazione (per questo capo c’è stata l’assoluzione).

Una volta scoppiato il caso, con i genitori dell’autrice del disegno che denunciarono il professore, la preside, secondo le ipotesi iniziali della procura, cercò di insabbiare la vicenda spingendo gli alunni a firmare un documento in cui avvallavano la versione  minimizzante dell’insegnante. Una condotta che non sussiste invece per i giudici, a maggior ragione ora che è caduta a monte l’ipotesi di violenza sessuale.

Soddisfatte all’esito del giudizio le difese rappresentate dagli avvocati Riccardo Caniato e Alberto Bova, che parlano di una sentenza “che riabilita il professore e tutti gli imputati, facendo cadere l’ipotesi più grave”. Caniato in particolare ricorda che “successivamente alla denuncia il pm di allora chiese addirittura l’arresto per violenza sessuale, misura negata dal gip”. Successivamente in sede di Riesame e poi di Cassazione venne disposto solo l’obbligo di firma.

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