Terre del Reno
3 Marzo 2013
Paura di ulteriori danni, “adottiamo principio di precauzione”

Niente trivellazioni nell’Alto Ferrarese

di Redazione | 2 min

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admin-ajax.phpPoggio Renatico. L’Associazione dei Comuni dell’Alto Ferrarese è contraria alle trivellazioni. Lo dicono all’unisono in un documento i sindaci di Bondeno, Cento, Mirabello, Sant’Agostino, Vigarano Mainarda e Poggio Renatico in una delibera, firmata lo scorso 27 febbraio e che sarà portata come ordine nel primo consiglio comunale utile dei Comuni dell’Associazione.

I sei sindaci portano dalla contrarietà a dar corso a trivellazioni per il deposito sotterraneo di gas di Rivara e dal recente piano energetico adottato dal governo propone il raddoppio nel giro di pochi anni della produzione di idrocarburi.

A questo proposito Paolo Pavani, presidente di turno dell’associazione, fa presente che il Commissario delegato Errani ha istituito di una commissione tecnico‐scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area emiliano-romagnola e che i territori dei comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio e compresi nel cratere, “a causa degli ingenti danni subiti e per la fragilità di un territorio ormai considerato a tutti gli effetti a rischio sismico, sono particolarmente attenti e sensibili alla tutela del proprio sottosuolo”.

In base a queste premesse, i sei comuni associati fanno presente che “i gravi eventi sismici e la lunga serie di scosse di assestamento hanno reso fragile il sottosuolo e sottoposto a gravi sollecitazioni tutti gli edifici e che a fronte di questi eventi è indispensabile adottare  sistemi di prevenzione al fine di evitare ulteriori danni”. Questo in base al “principio di precauzione, che all’interno del diritto internazionale, può essere richiamato anche in assenza di certezza scientifica, al fine di regolamentare limitare o inibire comportamenti e attività che possano arrecare danni alla salute umana e all’ambiente”.

I sindaci fanno presente poi che “le aree oggetto di possibile trivellazioni sono soggette a fenomeni di subsidenza, rischio sismico e che sussistono possibilità di inquinamento ambientale da perforazione causato da fluidi perforanti che si disperdono nel sottosuolo contaminando le falde acquifere”.

Per tutti questi motivi i comuni manifesteranno “la propria contrarietà a nuove trivellazioni nelle zone terremotate”, impegnandosi “a trasmettere i contenuti di quanto approvato alla Regione Emilia Romagna ed al competente ministero nazionale”.

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