pARTEcipazione

Ma cos’è «il mio problema della vita»? É principalmente uno sforzo per distaccarmi dalla vita e riuscire a dedicarmi completamente all’arte.

E qui io so perfettamente che tu risponderai «l’arte non può esistere senza la vita».

Tina Modotti, in una lettera scritta a Edward Weston, il 7 luglio 1925

 

ll dibattito artistico degli ultimi tempi è sempre più animato dagli interventi di addetti-ad-altri-lavori (economisti, architetti, urbanisti, espertidi politiche sociali, imprenditori illuminati…) a proposito del ruolo di creazione artistica, fruizione e conservazione del patrimonio culturale, nella società e nell’economia contemporanea.

Quando ci si interroga sulla possibilità di far leva sulla cultura come sistema che si inserisca in un progetto produttivo di crescita economica di una comunità, si parla spesso di strumenti e metodi che facciano funzionare questo processo.

Si discute di modelli di governance, di costituzione di reti, di rapporti tra pubblico e privato, di piattaforme tecnologiche votate allo scambio immediato tra elementi, interni a uno stesso sistema, per favorirne lo sviluppo congiunto. Ma, se si va oltre ai convenevoli, si può scoprire senza perdersi in estenuanti ricerche che alcune di queste piattaforme esistono già (ho da poco scoperto – e mi sono immediatamente iscritta gratuitamente – ‘Romagna Creative District’, un network per creativi che “crede nella creatività e nel talento, nelle competenze, nella ricerca, nell’innovazione degli individui e delle piccole imprese: sono questi i motori di crescita economica e di sviluppo locale, regionale e nazionale…”*

È ormai chiaro come  la costituzione di network, per l’appunto,tra diversi enti e istituzioni culturali di un territorio e l’utilizzo di tecnologie ‘smart’ sono ingranaggi fondamentali del meccanismo contemporaneo. Imprescindibili perchè utili al micro sostentamento economico del sistema cultura che, a sua volta, si inserisce nel sistema città.

Ampliando quindi il discorso alla città, già da qualche anno l’Unione Europea sta promuovendo, attraverso l’erogazione di 11 miliardi di euro di finanziamenti, un processo di trasformazione delle metropoli in organismi intelligenti, più sostenibili, meno impattanti sull’ambiente e più produttivi. In estrema sintesi, si chiede alle amministrazioni di coinvolgere le comunità nell’ideazione di progetti mirati a “produrre alta tecnologia, ridurre i consumi, promuovere trasporti puliti e migliorare la qualità della vita riducendo del 40% – entro il 2020 – le emissioni di gas serra”. **

La Vision dell’iniziativa Smart city exhibition, tenutasi a Bologna a ottobre 2012, recita: “le molteplici modalità di comunicazione locale e globale, l’innesto di moderne tecnologie nell’agire quotidiano, la presenza di una strategia condivisa e partecipata, determinano la capacità del territorio di trasformarsi da semplice agglomerato di cose e persone a smart community efficiente e socialmente innovativa, dove ogni euro investito in tecnologie è in grado di incidere direttamente sulla qualità della vita dei cittadini.”*** Qui non c’è scritto, ma è evidente che la cultura e la creatività sono contenuti imprescindibili di questa trasformazione, non potrebbe essere altrimenti, non in un Paese stracolmo di monumenti e tradizioni come il nostro, nella cui storia le arti si inserivano pienamente in ogni fase di costruzione dei luoghi del vivere civile – pensiamo solo a tutti gli artisti e letterati, veri protagonisti della sfavillante gloria della Corte Estense.

E, se le parole d’ordine della città intelligente sono partecipazione | reti | comunicazione | co-working, co-housing, co-funding e co-nnecting…, potrebbe essere utile servirsene per ripensare anche il sistema culturale.

Mi immagino un coinvolgimento totale, che faccia convogliare, sotto un coordinamento orizzontale – affidato a un organo istituzionale o a una fondazione costituita appositamente, come nel caso di Torino Smart City – tutti gli enti, le organizzazioni, le associazioni non profit e di promozione e valorizzazione senza dimenticare le tante cicaliche suburbane che operano nel silenzio fitto fitto delle nebbie padane. L’idea è dar vita a un sistema completo che si nutre di ogni diversità crea-attiva, in un piano a lungo termine che assicuri, da un lato un’offerta culturale che accontenti pubblico ferrarese e non, dall’altro che crei un indotto per la città e dia la possibilità di espressione e magari di occupazione soprattutto ai più giovani. Niente di troppo originale o straordinario, nemmeno impossibile.

Ma non finisce qui… il seguito tra qualche giorno.

photo by Tina Modotti

 

*http://www.romagnacreativedistrict.com/

**dal sito web di Torino Smart City: www.torinosmartcity.csi.it

***iniziativa tenutasi a Bologna a ottobre 2012, organizzata in partnership tra Forum PA e Bologna Fiere, come “momento “fondativo” di riflessione e di incontro tra i protagonisti [della scena politica, istituzionale e tecnici di settore] per utilizzare al meglio la questa grande occasione di innovazione [costituita dalle opportunità date dai fondi comunitari e dai bandi nazionali sulle smart city], costruendo politiche sostenibili, lungimiranti ed effettivamente utili a rispondere ai crescenti e multiformi bisogni che, in questo momento di crisi, esprimono i cittadini.” www.smartcityexhibition.it

 

25 Commenti in: “pARTEcipazione”


  • Voltaire2060 ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 1:39

    Complimenti all’autrice. Parole ineccepibili, una visione molto evoluta: parole che dovrebbero direttamente essere dette a livello istituzionale, per intenderci, imprenditoriale, associativo… sinergico insomma. Qualcuno segnali questo splendido intervento nelle “stanze dei bottoni ” ferraresi.

    Thumb up 5

  • Roberto Zambelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 8:19

    Ma cos’è «il mio problema della vita»? É principalmente uno sforzo per distaccarmi dalla vita e riuscire a dedicarmi completamente all’arte. E qui io so perfettamente che tu risponderai «l’arte non può esistere senza la vita».Tina Modotti, in una lettera scritta a Edward Weston, il 7 luglio 1925

    Bellissima citazione e ottimi spunti che sono chiusi dalla frase: “Niente di troppo originale o straordinario, nemmeno impossibile.” 
    Concordo che non sia impossibile ma occorre eliminare chi le ali, di fatto, le tarpa = baracconi delle amministrazuioni pubbliche che per mantenere se stesse sono anti-smart per definizione pena il decadimento e la perdita dei picccioli benefit personalistici.
    Se vogliamo lo smart e il network dobbiamo semplicemente pretendere lo smart e il network e questo richiede di riappropriarsi della vita, che il cittadino si riapprori della vita, mandando al macero le frattaglie delle amministarzioni pubbliche e il ciarpame associativo-onlus-societario-compiacente.

    Thumb up 7

  • Roberto Zambelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 8:30

    Per avere lo smart e il network e soprattutto per liberare la creatività si parte dal fondamentale open che invece viene negato ad ogni piè sospinto.
    Provi solo a capire cosa sia lepida http://www.lepida.it che gestisce federa che gestisce suap che dovrebbe sovrintendere il network emiliano romagnolo, gli sportelli unici, la semplificvazione delle procedure per le attività.
    Provi a farsi dare l’elenco delle sale disponibili per convegni e congressi a Ferrara e poi provi a capire quante di queste sono dotatte di in minimo di infrastruttura informatica tale da consentire l’organizazione di una qualsivolgla iniziativa. Provi poi a capire come si possa prenotare una quasiasi di queste sale con una procedura agile snella e adeguata agli standard di marketing-vending attuali.
    Risultato tutto è chiuso e si apre, con difficoltà, solo se hai o la fortuna di incontrare la persona giusta o meglio se già la persona giusta la conosci.
    La vita è open! La  morte è la bara preceduta da mortali muretti 

    Thumb up 6

  • Roberto Zambelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 8:46

    dietro cui si nasconde sempre un addetto, un segrtario, un amico ecc. ecc. che solo in funzione del muretto mantengono la loro posizione (posto di lavoro) utile solo al sistema, che la termine ti può solo presentare la bara di cui sopra.
    Il buffo di tutte queste inefficineze è che se non ci si riappropria della vita e del concetto di open gli stessi che ora godono di questa situazione si stanno da soli scavando la fossa e stanno piano piano dilapidando anche il patrimonio culturale-paesaggistico-sociale-urbano che è alla base di una qualsiasi evoluzione creativa della vita stessa sia come individui sia come comunità civile.
    Soluzione: creare movimenti aperti che abbiano come primo obiettivo la trasparenza dell’open network ciascuno nel proprio settore di attività e che non si facciano troppi scrupoli di dare sbadilate in faccia a chi si ostina a manetnere in vita muretti dietro cui nasconedere se stessi e gli amici incancrenebdo la società civile ed inibendo ogni reale possibilità di 

    Thumb up 5

  • Roberto Zambelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 8:52

    espressione sia essa più o meno creativa.
    Open > Network > Smart è la sequenza giusta e la strada per arrivarci è ancora molto lunga e piena di ostacoli, ma la si deve intraprendere il prima possibile.

    Thumb up 6

  • Laura Rossi ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 10:10

    Se si pensa che i due miliardi di euro del Programma Attrattori Culturali 2007-2013 destinati a migliorare l’offerta culturale nelle regioni del Sud, non sono stati spesi e dovranno essere RESTITUITI a Bruxelles…… Ed hanno i monumenti che cadono a pezzi…..

    Thumb up 5

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 17:11

    @Roberto Zambelli grazie per il sentito contributo, lo apprezzo molto perchè significa che c’è interesse verso questo tema. io penso che il ruolo dell’amministrazione sia importante, così come quello delle associazioni, dei tecnici e della cittadinanza. Un processo partecipato deve vedere il coinvolgimento sullo stesso piano delle diverse realtà che compongono la società, ognuno con l’apporto delle proprie idee e competenze. Non sono del tutto d’accordo su ciò che afferma sulla messa a disposizione delle strutture. L’amministrazione comunale nell’ultimo periodo ha messo a disposizione diversi luoghi altrimenti destinati alla chiusura alle realtà che hanno manifestato interesse (spazio Grisù, il mercato coperto, i magazzini Savonuzzi, la sala Vigor…). Sul fatto che non siano attrezzate… forse dobbiamo solo imparare a chiedere e proporre nel modo giusto e a fare di necessità virtù!

    Commento molto apprezzato! Thumb up 11

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 17:13

    @Roberto Zambelli comunque se avrà pazienza, nel seguito di questo post entrerò un po’ di più nel merito dell’ambito della nostra città, raccontando anche un esempio recente che va, a mio parere, nella direzione giusta.

    Commento molto apprezzato! Thumb up 11

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 18:23

    @voltaire2060 grazie per l’entusiasmo, credo che sia una componente fondamentale per innescare un meccanismo virtuoso!
    @laura rossi purtroppo ci sono casi virtuosi e casi disastrosi, analizziamoli bene e prendiamo esempio dai primi senza dimenticarci di far attenzione a non incorrere negli stessi errori dei secondi… Dov’è finito il suo solito spirito combattivo?

    Commento molto apprezzato! Thumb up 10

  • Laura Rossi ha scritto il 11 gennaio 2013 alle 18:36

    Mia dolce Elena condivido e affermo che sono e sarò sempre una rompiballe combattiva!! 

    Thumb up 3

  • Voltaire2060 ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 1:03

    Cara e creativa autrice: confermo tutto ma una precisazione multipla: l’entusiasmo fondamentale non deriva da rinforzi solo skinneriani ma da(Lei stessa ha detto con grande provocazione per Fe “ non poi originalissimo”) decenni di INPUT dai vari Toffler-Brezinsky-De Kerckhove-Negroponte … in Italia – Roberto Vacca-Silvio Ceccato…. Gianroberto Casaleggiio- Cibercultura e Impresa per intenderci (anche un certo Verdiglione anni fa prima vittima –dopo e con Tortora dei Magistrati di Milano, ma altra X). Questa ALTITUDINE non è negoziabile con l’attuale classe dirigente ferrarese, istituzionale o meno., come Lei ingenuamente sembra lasciare intendere. Come poi – ottima amplificazione- sembrano invece ben consapevoli Zambelli.e la malintesa Laura Rossi. La generosità presunta europea finanzocratica cosiddetta sciupata è invece un bluff studiato a tavolino da Bruxells a Palermo…. Con affettuosa complicità.

    Thumb up 3

  • Roberto Zambelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 8:47

    Open > Network > Smart è la sequenza giusta e la strada per arrivarci è ancora molto lunga e piena di ostacoli, ma la si deve intraprendere il prima possibile.

    Elena Bertelli,
    se ci mettiamo d’accordo almeno sul significato delle parole forse sarà possibile dialogare, ma per quanto riguarda l’amministrazione di Ferrara, in particolare ed in buona compagnia col sistema politico nazionale, proprio non ci siamo.
    L’amministrazione ha, da sempre messo a disposizione (dei pochi), ma mai ha condiviso coi cittadini quello che in fondo è dei cittadini.
    L’amministrazione è anti-open è anti-network mentre è molto smart verso i circoli ristretti e prossimi; inoltre toglie dignità ad ogni presupposto creativo quando, ad esempio, ci restituisce, non una città valorizzata nei suoi aspetti socio-cultural-paersaggistico-urbani, ma deturpata, direi vandalizzata, di ogni principio e di ogni presupposto negando la base Storico-Culturale, vedi San Giorgio solo ultimo esempio.
    Attendo il seguito.

    Thumb up 1

  • Roberto Zambelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 9:35

    Voltaire2060,
    perché mi aggiunge anche il Casaleggio che in fondo fa rima col poco futurista Grileggio?
    Avendo riletto lo scritto della Bertelli, ci vedo segnali non proprio di genuina ingenuità per come viene vissuta dal comune cittadino, ma bensì dell’ingenuità del livello di chi dell’élite culturale (circoli riservati prossimi) si sente già parte; vedo tra questo intervento una certa qual affinità di livello con gli ultimi di Venturi e di Baratelli su questo blog e, pur essendoci tra di essi (interventi) un evidente gap generazionale, questo sembra solo apparentemente più fresco essendo evidente il tentativo di rimuovere e negare il pregresso e l’attualità per aprire immense praterie ad una pur legittima pulsione proiettata solo in avanti.
    Un vero peccato che gli stivali di piombo creati da questa e dalle precedenti amministrazioni costringono i cittadini, ancor prima di pensare alla creatività e ai vari co-xxx, a cercare di sopravvivere giorno dopo giorno.

    Thumb up 3

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 10:41

    @Voltaire2060 le sue ali da gigante le impediscono di camminare sulla terra. Questo è il rischio che corre un principe delle nuvole. La stessa Modotti si crucciava per non saper come conciliare la sua arte e la sua vita. Forse è per questo che ha poi scelto la rivoluzione. Le riporto il continuo della lettera con cui inizia questo post: “Non posso accettare la vita così com’è – è troppo caotica -troppo inconscia – da qui deriva il mio resisterle – la mia guerra con essa – sono sempre in lotta per plasmare la mia vita secondo il mio temperamento e i miei bisogni. In altre parole metto troppa arte nella mia vita – troppa energia – e di conseguenza non mi resta molto da dare all’arte. Questo problema di ‘vita’ e ‘arte’ è la mia tragicommedia – lo sforzo che faccio per dominare la vita è energia sprecata che potrebbe essere usata meglio se la dedicassi all’arte – potrei avere di più da mostrare. E poichè i miei sforzi vanno così spesso perduti – sono vani.” Allora lei cosa sceglierebbe?

    Commento molto apprezzato! Thumb up 11

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 10:44

    @Voltaire2060 …di muovere una rivoluzione o restare a seguire il veliero che scivola sugli amari abissi? io sarei per salire sul veliero e iniziare a remare in direzione contraria.

    Commento molto apprezzato! Thumb up 11

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 11:43

    @Roberto Zambelli io non metto l’amministrazione al centro della questione, la metto nel pentolone insieme a tante altre componenti che possono fare della minestra un buon alimento per la crescita. Problemi prioritari delle amministrazioni, particolarmente ora, sono sanità, scuola, trasporti… non credo ci siano fondi pubblici a livello locale o nazionale da investire in recupero di archeologie industriali o per attrezzare spazi tecnologici. Per questo occorre mettere insieme le idee migliori per ottenere fondi europei. Penso sia un ottimo stimolo, un indirizzo verso cui incanalare la creatività e investire tempo. Con o senza l’amministrazione. Ma CON l’amministrazione sarebbe meglio, per il semplice fatto che occorre pensare a un progetto -POSSIBILMENTE PARTECIPATO – di sviluppo unitario per la città, e non di interventi a spot, privi di organicità.

    Commento molto apprezzato! Thumb up 11

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 11:53

    @Roberto Zambelli Un altro stimolo secondo me, per la mia esperienza vissuta a villa Bighi (la fatica e la bellezza del riallestimento, il gusto della riscoperta, che ripaga lo sforzo di ogni scatolone trasportato e svuotato e di ogni scultura rimessa al proprio posto…) viene dal trovarsi davanti a un contenitore vuoto da riempire, nel rimboccarsi le maniche per rendere vivo un luogo abbandonato. Che gusto ci sarebbe se i luoghi per la socialità e lo sviluppo della creatività piovessero dal cielo, tutti belli nuovi e allestiti da altri che magari non conoscono bene le esigenze di chi li utilizzerà? È ora, anche per la nostra generazione di trentenni cresciuti nelle comodità, di prenderci una rivincita, entrare in confidenza con la materia prima per imparare a plasmarla secondo le necessità. In questo senso credo che lo spazio Grisù rappresenti una divertente e appassionante sfida per chi ha deciso di investirvi il proprio tempo per sviluppare un’attività artistico-economica.

    Commento molto apprezzato! Thumb up 12

  • Roberto Zambelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 12:29

    Elena Bertelli,
    parla forse di questo che non conoscevo e dove lei è vicepresidente?
    http://www.centri-contemporaneo-er.it/it/dante-bighi-presentazione.php?page=0&cid=5
    Lo sa quanto sarebbe lungo l’elenco di iniziative simili che sono finite nel dimenticatoio, sono state chiuse o esistono solo per pura rappresentanza senza nessun reale contenuto? E, mi creda, non è solo questione di errata o cattiva comunicazione se non hanno avuto successo.
    Le faccio una domanda semplice: il luogo Villa Bighi chi ve l’ha dato? L’avete acquistato o non è per caso letteralmente piovuto dal cielo? Le mie sono domande prevenute e anche maliziose rivolte ad una trentenne da un sessantenne che sa benissimo di aver sbagliato qualcosa quando non ha dato forconate per il diritto allo studio, il diritto al lavoro, e che ora consente a lei di parlare di rivincita dei trentenni che un lavoro, LAVORO, non ce l’hanno anche per presunto, falso e caritatevole assistenzialismo delle amm. pubbliche.

    Thumb up 3

  • Roberto Zambelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 12:39

    Lo spazio Grisu, http://spaziogrisu.org/ che non conoscevo (è proprio vero che sono disinformando e non so se solo per meriti intrinseci miei, ma forse sì in quanto anche su http://www.estense.com la notizia è ampiamente riportata) mi da l’idea, in prima battuta di essere un ulteriore serraglio (non open) dentro al serraglio di Ferrara.
    Credo che siamo proprio agli antipodi sul concetto di città aperta e open che, secondo me potrebbe e dovrebbe favorire le attività, ma avremo modo di riparlarne.
    Analizzerò meglio il tutto.

    Thumb up 3

  • Laura Rossi ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 14:02

    @ Roberto Zambelli: ma lei non ha proprio nient’altro da fare che rompere?? Quanto è logorroico..  quasi quanto il suo amico comico…..la vogliamo smettere?

    Thumb up 4

  • Roberto Zambelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 15:39

    Laura Rossi,
    lei neppure lontanamente sa quanto vorrei rompere gli schemi, ma, a quanto pare, il mio ex amico comico e miei ex amici Ferraresi, sono pienamente rientrati nei ranghi. Per il resto quella che lei chiama logorrea (e forse lo è) serve a volte per completare i concetti e se non le va bene non mi legga, in fondo penso che non sposterebbe di molto i suoi equlibri.

    Thumb up 7

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 15:49

    @Laura Rossi, Roberto Zambelli fa domande lecite a cui intendo rispondere proprio perchè aiutano a rafforzare la tesi che sostengo in questo ed altri post.
    @Roberto Zambelli ho spiegato la storia di Villa Bighi in un post precedente che la invito a leggere: http://www.estense.com/?p=259765 La proprietà è del comune, un lascito testamentario. Dopo anni di chiusura è stato indetto un bando per affidarne la gestione a scopo di recupero e valorizzazione culturale che un gruppo di professionisti ha vinto per poi fondare l’Ass. Culturale no profit Centro Studi Dante Bighi che al contrario di quanto lei insinua, è viva, vegeta e attiva e, nel seguito di questo post, parlerò di una sua iniziativa recente che si inscrive in queste dinamiche di coesione e pianificazione delle realtà culturali cittadine. Cosa le fa affermare che Grisù sia una realtà chiusa?io non la conosco in modo approfondito, ma aspetto fiduciosa di vedere come riesce ad evolversi.

    Commento molto apprezzato! Thumb up 9

  • Voltaire2060 ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 16:11

    Saluti dopo questa precisazione finale- Confermo il “giudizio” molto positivo sull’intervento di partenza- condivido le critiche istituzionali su tale progettualità di Zambelli (Casaleggio o meno, sono legittime opinioni plurali, comunque Casaleggio noto stessa area Negroponte…) e quelle più generali di costune italiano o simulazione dell’UE – se ho beninteso della Rossi. * per l’autrice… la poesia serve a poco per cambiare il mondo nel XXI secolo- nè in Italia i letterati son tanto evoluti-tranne eccezioni- su tali temi ciberculturali.Alla sua domanda- rispondo il Fare- lei non mi conosce- nè in questo contesto mi interessa segnalare curriculum. Trovo poco scientifico accusare di voli alla Icaro, però, senza informazioni sull’interlocutore. Certamente lo scenario da lei evocato domanda di non sottovalutare- come stato detto- il baco mentale sia a livello istituzinale che anche del cosiddetto cittadino comune- che- libero per principio- tuttavia nei fatti spesso non lo è. ciao

    Thumb up 1

  • Elena Bertelli
    Elena Bertelli ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 16:30

    @Voltaire2060 forse parliamo linguaggi diversi e ci siamo mal interpretati. Non intendevo affatto accusarla, il mio riferimento non era a Icaro ma al poeta-albatros Baudelaireiano. Per quel che ho potuto desumere dai suoi commenti mi è venuto da associarla a questa figura. Non ci trovo niente di offensivo, semmai di nobilitante anche se lontano e sollevato dalla realtà, se sia un bene o un male questo resta un interrogativo a cui non so dare risposta (perció dicevo che io sceglierei di remare sul veliero, ma si tratta di propensioni personali e sarei curiosa di sapere cosa farebbe lei se dovesse scegliere).

    Commento molto apprezzato! Thumb up 9

  • Voltaire2060 ha scritto il 12 gennaio 2013 alle 16:54

    Saluti bis, dopo scusate ma la ridondanza non va bene secondo me. Ho scritto male, nessuna offesa da Lei, ci mancherebbe, ripeto intervento notevolissimo il Suo /Tuo intervento. Quel che Lei giustamente auspica (e qua mi pare tutti concordi comunque) domanda un costante livello conoscitivo che francamente mi sembra non negoziabile con eventuali interlocutori istituzionali da un lato e purtroppo anche con il sentire comune qua a Ferrara. Dovrebbero naturalmente cambiare i primi, tranne eccezioni eventuali. E non solo questione ferrarese ma strutturale italiana. (Non questioni ideologiche ma più profonde). Piero Angela ad esempio ci prova da 30 anni con anche la televisione… Quindi benissimo remare sul veliero, ma il veliero deve anche quando necessario sparare colpi non a salve (con la metafora) – Dove sparerebbe a Ferrara? ciao (***mica facile ovvio!!! per nessuno!).

    Thumb up 1

Scrivi un commento

Estense.com si riserva il diritto di cambiare, modificare o bloccare completamente i commenti sul forum. I commenti pubblicati non riflettono le opinioni della redazione, ma solo le opinioni di chi ha scritto il commento che se ne assume le relative responsabilita'. Non saranno pubblicati i commenti che contengono elementi calunniosi o lesivi della dignita' personale o professionale delle persone cui fanno riferimento.

Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine


Ti rimangono caratteri disponibili. (Caratteri massimi: 1000)

Copyright © 2013 estense.com. Testata giornalistica on-line d'informazione, registrazione al Tribunale di Ferrara n. 5 del 2005 - Realizzato da: skande.com | Powered by ITestense
Direttore responsabile: Marco Zavagli - Redazione: Scoop Media Edit - via Alberto Lollio, 5 - 44121 Ferrara - Tel. 0532 1864180 - Fax 0532 1864181 - INVIO COMUNICATI
Editore: Scoop Media Edit soc. coop. - via Lollio, 5 - 44121 Ferrara - Tel. 0532 1864180 - Fax 0532 1864181 REA/R.I.: 195108 - P.IVA/C.F.: 01755640388 - C.S.: EUR 6.125 i.v.
Registro op. Comunicazioni (ROC) nr.: 20627