Avrebbe gettato il corpo della moglie Teresa Bottega in un canale nei pressi di Bondeno, dopo averla uccisa, messa in un sacco e caricata nel bagagliaio della sua auto, con la quale aveva percorso circa 400 chilometri, vagando praticamente senza mèta. E’ quanto ha confessato agli inquirenti Giulio Cesare Morrone, un 58enne di Santa Teresa di Spoltore (Pescara), 22 anni dopo l’uxoricidio che sarebbe avvenuto nell’abitazione della coppia nel marzo del 1990.
All’epoca il caso venne rubricato come scomparsa volontaria, dato che la donna, all’epoca 35enne, sembrava essersi allontanata per ragioni legate ai rapporti incrinati con il marito. La denuncia di scomparsa venne fatta dalle sorelle sette mesi dopo, nell’ottobre del ’90, e il marito confermò l’allontanamento della moglie aggiungendo che già un’altra volta la 35enne se n’era andata dopo un litigio.
Circa due mesi fa il caso è stato riaperto grazie a un testimone del luogo che è venuto a conoscenza di alcuni particolari da una persona, un sarcedote di Pescara, con il quale Morrone si era confidato una decina di anni dopo. Interrogato dalla squadra mobile di Pescara, l’uomo ha quindi confessato liberandosi da quel peso che sarebbe riuscito a tenersi dentro per così tanto tempo. Morrone ha raccontato che, dopo avere ucciso la moglie Teresa Bottega e averne caricato il corpo senza vita nell’auto, avrebbe vagato senza una destinazione precisa per parecchi chilometri, ricordandosi solo di essersi fermato dopo aver visto un cartello con la scritta “Bondeno” e di aver poi gettato il cadavere in un canale della zona. Non conoscendo affatto il territorio, non ha saputo aggiungere altri particolari sul punto preciso, nemmeno quando, una decina di giorni fa, è stato accompagnato nel Bondenese per un sopralluogo assieme agli inquirenti e al suo avvocato.
La squadra mobile di Ferrara sta ora collaborando con i colleghi di Pescara per le ricerche del corpo della vittima. Al di là della confessione del marito, infatti, si tratta di trovare le prove di quanto Morrone ha raccontato. Al momento negli archivi non risulta che a partire dal 1990 sia riemerso dalle acque di qualche canale un corpo rimasto poi senza identità. Nessun caso irrisolto di questo tipo, dunque, il che fa supporre che difficilmente, a distanza di 22 anni, si possano trovare tracce del cadavere. Le ricerche sono tuttavia in corso. All’indagine ha partecipato il personale della Unità Delitti Insoluti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, lo stesso che ha indagato sull’omicidio di Elisa Claps e, più recentemente, sul duplice omicidio di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, i cui corpi sono stati rinvenuti in una villetta di Castel Volturno.
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