Economia e Lavoro
29 Aprile 2012
Dopo la rottura delle trattative e la disdetta del contratto aziendale i sindacati convocano le assemblee: 'Atto gravissimo'

E’ sciopero dei lavoratori Coop Estense

di Redazione | 3 min

Dopo la comunicazione di Coop Estense della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto aziendale con conseguente fine dal 1° maggio della sua applicazione (vai all’articolo), i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, dichiarano un primo pacchetto di 8 ore di sciopero da effettuarsi dopo le assemblee informative che si svolgeranno in tutti i luoghi di lavoro, utilizzando anche la giornata del 1° maggio per informare “cittadini e soci Coop di quanto accaduto, dello stato della cooperativa, delle problematiche condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici Coop Estense”.

Per i sindacati la decisione del consiglio di amministrazione di Coop Estense di sancire la fine del confronto per il rinnovo del contratto aziendale applicato a 5.700 dipendenti della cooperativa e di decretarne dal 1° maggio la sua decadenza è giudicata come “una operazione sconcertante e del tutto priva di valore, oltre che basata sulle ennesime errate valutazioni dei dirigenti Coop”. Per questo motivo i sindacati, assieme alle Rsu/Rsa dell’Emilia, della Puglia e della Basilicata, “hanno chiesto – per ora inutilmente – l’immediato ritiro di tale gravissima decisione. Decisione che per i dirigenti Coop è da riferirsi alla mancata accettazione da parte sindacale della proposta ultimativa avanzata dall’azienda”.

Proposta che le organizzazioni sindacali definiscono, al contrario di quanto dichiarato da Coop Estense, “inaccettabile, un testo che avrebbe rappresentato per tutti i lavoratori e lavoratrici una riduzione di parti salariali e di diritti acquisiti”.

I responsabili delle sigle sindacali di categoria spiegano per quale motivo la proposta Coop Estense risulterebbe penalizzante per i lavoratori “Ogni cosa proposta dall’azienda – dicono – si basava sul raggiungimento di un incremento delle vendite del 12,5% in 3 anni, dato lontanissimo da quanto ottenuto negli anni passati. A quel dato vengono piegati i possibili incrementi degli orari individuali di gran parte degli attuali part-time e le indennità di funzione erogate a 1900 lavoratori specializzati, che da certe sarebbero diventate variabili su base mensile al raggiungimento di improbabili incrementi di vendite ed ulteriormente riviste con una valutazione individuale totalmente in mano all’impresa. Si prevedeva inoltre  il superamento del salario aziendale per i nuovi assunti e la riduzione delle maggiorazioni per il lavoro festivo. L’azienda non solo non ha mai risposto alla Piattaforma rivendicativa che il sindacato aveva inviato nel giugno 2008, ma non ha nemmeno accolto le disponibilità avanzate su alcune delle tematiche sopra richiamate, a condizione che non si stravolgesse interamente il contratto aziendale”.

Viene considerato quindi un “atto gravissimo” quello di cessare l’applicazione del contratto aziendale, sostituendolo con un regolamento unilaterale “di nessun valore”. “Con questa decisione gravissima – ribadiscono i sindacati – i dirigenti Coop vogliono cancellare una storia lunghissima di relazioni e accordi consolidati nel tempo, allineandosi a quei soggetti dell’imprenditoria che non riescono a trovare altre soluzioni alla crisi se non quella di ridurre i diritti dei lavoratori e risparmiare sul costo del lavoro. Perché di crisi, innegabilmente si tratta. Una crisi ben rappresentata dai modesti risultati di questi anni, dall’assenza di una spinta propulsiva, da un affannosa progettazione e riprogettazione ormai senza fine, dalla venuta meno di ogni rapporto partecipativo coi dipendenti e coi soci. Una crisi ben rappresentata dalle vicende finanziarie rese note dalla stampa in questi mesi. Investire mezzo miliardo di euro (assieme ad altre Coop) in rischiose attività finanziarie e contemporaneamente progettare il taglio del salario dei propri dipendenti lascia l’amaro in bocca a chiunque abbia a cuore i valori cooperativi”.

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