Continuano a tenere banco le vicende legate al momento delicato della Spal. Ci è sembrato giusto, dopo che nella sua intervista Enrico Testa aveva chiamato in causa la stampa ferrarese (vai all’articolo), dare spazio ai pareri dei colleghi delle testate sportive cittadine.
Iniziamo con Mauro Malaguti del Resto del Carlino. “Personalmente non amo prendere parte alle polemiche tra giornalisti. Testa nella sua intervista ha chiarito subito che è amico di Butelli e, a parer mio, ha dato un parere più da amico che da giornalista. Errori o responsabilità della stampa ferrarese in riferimento a questa società? Non penso proprio. Il Carlino – precisa Malaguti – è intervenuto denunciando certi fatti solo quando la situazione di difficoltà è stata acclarata. Mi spiego meglio: squadra penalizzata in più occasioni, sciopero dei dipendenti più volte minacciato, dimissioni del team manager, decine di creditori infuriati. Cosa doveva capitare ancora prima di prendere posizione, avvertendo dei rischi ai quali questa società andava incontro? A differenza di anni fa, quando i debiti delle società di calcio potevano solo intuirsi, ora ci sono regole chiare che accertano lo stato di fatto. Se non si pagano gli stipendi ai dipendenti entro certe scadenze è l’organo di vigilanza ad accertare l’insolvenza e a prendere provvedimenti disciplinari. Anni fa, con la gestione Pagliuso, posso dire che ci eravamo mossi tardi, l’ho anche scritto pubblicamente, mi son ripromesso di non commettere lo stesso errore, senza guardare in faccia a nessuno. A Butelli imputo il fatto di non aver fatto suonar l’allarme per tempo, magari prima dell’inizio del campionato scorso, quando ancora si definiva intenzionato a proseguire, pur scegliendo la linea verde. Invece dopo pochi mesi è emersa l’incapacità di far fronte alle scadenze. Con questo non vedo un dolo dell’attuale società – precisa il cronista del Carlino – semplicemente credo non abbia fatto le mosse giuste che andavano prese per tempo. Preciso anche che non ho nulla di personale contro Cesare Butelli, ci mancherebbe. Anzi, Butelli è l’unico presidente da cui ho ricevuto un invito a cena, peraltro ricambiato. Cosa che non era mai successo con i vari Pagliuso, Donigaglia e chi li ha preceduti. Ma preferisco, per ragioni professionali, non entrare in confidenza o stringere amicizia con persone di cui mi devo occupare per lavoro. Rischio fallimento? Non penso – dice, in chiusura di dialogo – non lo temo neppure io. Penso e spero che si possa passare la mano ad un’altra società che sia in grado di lavorare in modo serio, anche se al momento non risulta nulla di concreto neppure al sindaco”.
Dal Carlino alla Nuova Ferrara. A parlare è Marco Nagliati. “La situazione come sappiamo è molto delicata, siamo arrivati a un punto di non ritorno. Questa società non può proseguire perché ha perso tantissimo in termini di credibilità verso i tifosi, le realtà imprenditoriali, le istituzioni cittadine. Poi c’è l’aspetto economico, altrettanto se non ancora più importante, visto che la società pare non essere in grado di far fronte ai bisogni sempre più impellenti. Ormai i rapporti sono fortemente compromessi e il passaggio di mano è diventato assolutamente necessario. Cessione vicina? Qualche settimana fa ero ottimista – commenta il giornalista de La Nuova – viste le dichiarazioni positive dei rappresentanti societari. Ora tutto è diventato più incerto e nebuloso. Mi pare che ci siano troppi intoppi. È vero che nei passaggi societari ci sono dei momenti di stallo per esaminare i bilanci e discutere, ma ora è tutto troppo vago e non ci sono dichiarazioni da parte dei diretti interessati. Quantomeno la prudenza è d’obbligo. Rimane la speranza che tutto finisca per il meglio. Su un’eventuale ipotesi di fallimento societario, credo che il rischio ci possa essere. Se dovesse tramontare l’ipotesi cessione – spiega Nagliati – io sarei per un “fallimento pilotato” con questi dirigenti che consegnano la società al sindaco. Se invece Butelli e i suoi volessero comunque andare avanti senza averne i presupposti, si rischia uno scenario ben peggiore”.
È poi la volta di Alessandro Sovrani, volto e voce storica di Telestense. Sovrani evita di entrare in qualsiasi tipo di polemica, limitandosi a commentare il momento delicatissimo dei biancazzurri. “C’è di che preoccuparsi, questo è indubbio. Alla prossima scadenza ufficiale, in febbraio, la società deve far fronte a qualcosa come un milione e duecentomila euro di cui dar conto alla Lega, visto che gli stipendi arretrati sono calcolabili in circa duecentomila euro al mese, a partire da settembre. E finora l’attuale società non ha ancora provveduto. A questi vanno aggiunti i debiti accumulati verso tutti gli altri fornitori. Credo che servano almeno tre milioni per ripianare la situazione. Senza un passaggio di consegne a una cordata o l’ingresso in società di nuovi soci, sembra impossibile, per ammissione dello stesso Butelli, sistemare questi conti”. Cosa imputare a questa società? Sovrani è categorico: “Butelli doveva mettere le cose in chiaro molto tempo prima, avvertendo che non avrebbe avuto la forza di far fronte alla gestione. Non avremmo accumulato questa situazione in termini di punti di penalità e di debiti. Ora diventa difficile vendere una società così fortemente indebitata, mi sembra chiaro. Far calcio costa svariati milioni di euro a stagione e purtroppo a Ferrara non c’è la forza economica per rispondere a queste esigenze. Pericolo fallimento? No, per me la Spal non fallirà per il solo motivo che c’è il parco fotovoltaico, capace di offrire annualmente una somma vicina ai seicentomila euro. E ci tengo a sottolineare un altro aspetto. Il progetto fotovoltaico, nelle intenzioni che ci erano state illustrate, non doveva servire a ripianare i debiti esistenti, bensì a garantire il salto di qualità alla squadra. Alla gestione ordinaria avrebbe dovuto provvedere Butelli e i suoi eventuali soci”. Come uscire quindi da questa situazione? “Butelli non può aver la pretesa di andarsene venendo risarcito di tutto quanto il capitale investito. L’unica soluzione potrebbe essere quella di cedere il fotovoltaico, e con quello ripianare tutti i debiti, far rientrare Butelli di alcune delle spese sostenute e ripartire con qualcuno che abbia voglia di far calcio. In questo modo se ne andrebbe con l’onore delle armi, gli verrebbe riconosciuto il fatto di averci provato, seppure con una gestione fallimentare sotto tutti i punti di vista, anche quello sportivo. Il mio auspicio, da tifoso innamorato della Spal – dice Sovrani in conclusione – è che a subentrare non sia uno dei tanti faccendieri che si aggirano nel mondo del pallone, potenzialmente capaci di far peggio degli attuali proprietari”.
In un ultimo vorremo esprimere la nostra opinione. Siamo abituati a raccontare i fatti, lasciando i commenti (condivisibili o meno che siano) ai nostri lettori. In ogni caso, su un argomento così sentito come il futuro della Spal, riteniamo giusta una breve considerazione. La stampa ferrarese si è espressa in modo pressoché unanime sulle preoccupazioni relativamente all’attuale gestione della compagine biancazzurra e sulla necessità di subentro di una nuova proprietà. Condividiamo in pieno, ma, rispetto ad altri, siamo maggiormente preoccupati di un evolversi negativo della vicenda, temendo l’ipotesi del fallimento. Questo perché sappiamo bene quale sia la crisi che attanaglia il nostro territorio e di conseguenza anche il mondo sportivo. Ovviamente ci auguriamo che le cose per la Spal procedano invece per il meglio. Lo meritano i giocatori e il numeroso staff che vi lavora. Lo meritano anche i tantissimi tifosi, sia quei pochi che vanno ancora allo stadio, sia quelli che si sono un po’ allontanati ma per i quali la Spal rimane un pezzo del proprio cuore.