Cronaca
3 Dicembre 2011
Luca Di Tolve racconta la propria storia, Circomassimo risponde con il picchetto

Da Mr Gay alla fede, polemiche sull’omosessualità

di Redazione | 3 min

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“L’omosessualità non è una malattia, ma la ferita della persona. Leggendo il manuale di Joseph Nicolosi le mie pulsioni verso gli altri uomini sono crollate da subito”. A parlare davanti alla sala gremita del cinema Santo Spirito è Luca Di Tolve, meglio conosciuto dal grande pubblico come “Luca era gay”, protagonista della canzone portata da Povia a San Remo nel 2009. I frati francescani che gestiscono la sala parrocchiale hanno infatti deciso di dedicare una serata al tema dell’omosessualità, per i motivi specificati nell’introduzione da padre Immacolato: “questo argomento è sfruttato dai mass media per diffondere l’idea che sia possibile vivere pienamente anche essendo omosessuali. Noi crediamo, partendo dal magistero della Chiesa e dalla retta ragione, che sia vero il contrario”. Da qui la scelta di “portare la testimonianza di Luca, del suo cammino spirituale e del suo incontro con Maria”.

Flavio Romano e Patrizia Turchi, presidenti di Circomassimo, già nei giorni scorsi aveva espresso profonda perplessità in merito alla valenza sociale ed educativa di questo intervento e per l’occasione hanno organizzato un raduno fuori dal cinema. Agli spettatori in fila per entrare, numerosi associati e simpatizzanti Arcigay e Arcilesbica hanno distribuito volantini di dissenso. In risposta alla mancata “pienezza” della quotidianità omosessuale, il messaggio è stato semplice: “La consapevolezza di essere lesbiche e gay ci fa trovare noi stessi ogni giorno”. Nessuna bandiera o cartello ad accompagnare l’iniziativa. Non essendo stata formalizzata la manifestazione, alcuni agenti chiamati a presidiare la situazione hanno spiegato ai presenti che avrebbero rischiato la denuncia se non si fossero limitati al solo volantinaggio.

Intenzioni bellicose non sono state comunque mai espresse, né all’esterno della sala né al suo interno, dove sono infine confluite tutte le persone, sia quelle accorse per l’incontro sia quelle ritrovatesi per protesta. Le poltrone infatti erano tutte occupate, e in diversi hanno dovuto rimanere in piedi per assistere alla conferenza. Tuttavia circa la metà del pubblico sembrava trovarsi lì segno di solidarietà nei confronti di Circomassimo.

De Tolve ha narrato la parabola della propria vita con grande dovizia di particolari, dall’infanzia vissuta senza il riferimento della figura paterna, alle giornate sregolate di quando lavorava come ballerino nei club di Milano: “vivevo solo con mia madre e a tredici anni già sapevo tutto dell’intimità femminile. Non era un mistero, per questo non ne ero attratto. In me non c’era una mascolinità autentica, e la cercavo negli altri uomini”. La narrazione si è risolta rievocando l’aiuto trovato nella terapia riparativa di Joseph Nicolosi e nella religione, nella Madonna che gli è apparsa a Medjugorje, “sono un rosario dipendente ora”.

In molti, tra gli associati e i simpatizzanti Arcigay, avrebbero voluto porre a riguardo delle domande, ma non è stato possibile prendere direttamente la parola. Fin dall’inizio infatti era stato spiegato – da una rappresentante dell’associazione Amici del Timone, promotrice dell’evento – come i quesiti avrebbero dovuti essere formulati per iscritto, su dei biglietti che sarebbero stati letti al termine della testimonianza. A detta dei rappresentati di Circomassimo nessuno dei loro dubbi è stato preso in considerazione. Per loro la serata si è quindi conclusa probabilmente con la stessa perplessità all’insegna della quale era iniziata.

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