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Era il 20 luglio 2010 quando tre operai cantonieri della Provincia furono travolti da un camion mentre erano al lavoro sulla Sp 54 Codigoro – Pomposa, nelle vicinanze di Pontemaodino (vai all’articolo). Il bilancio di quel terribile schianto fu pesantissimo. Massimo Gnani, 54 anni, perse la vita, mentre gli altri due suoi colleghi, Giuseppe Milone e Massimo Santi, riportarono ferite e lesioni molto gravi.
A poco più di un anno di distanza da quel drammatico giorno, il Consiglio provinciale ha intitolato la Sala Nuova del Castello Estense, quella proprio accanto a quella consiliare, a Massimo Gnani e alle vittime del Lavoro. E lo ha fatto alla presenza dei testimoni e dei familiari di quella tragedia. Alla cerimonia che si è svolta proprio durante la seduta dell’assemblea, infatti, hanno presenziato Claudia Franzoni, Claudio Franzoni e Martina Gnani, rispettivamente moglie, cognato e figlia di Massimo Gnani, e Giuseppe Milone – per il quale ci sono voluti ben nove mesi per ristabilirsi – con la moglie, Linda Palmieri.
Non ha potuto invece partecipare Massimo Santi che dopo l’incidente ha perso entrambe le gambe e tuttora sta facendo riabilitazione in un centro specializzato a Budrio.
L’assemblea del Castello Estense ha voluto esprimere la propria vicinanza e solidarietà ai dipendenti della Provincia rimasti coinvolti e a tutte le vittime del lavoro, con un ordine del giorno presentato dal presidente del Consiglio, Leonardo Trombini.
Un documento che prende le mosse dalla 61esima giornata nazionale delle vittime del lavoro, celebrata il 9 ottobre scorso, per ricordare il milione e passa di incidenti che ancora succedono sui luoghi di lavoro in Italia. Odg che si conclude con una richiesta e un ringraziamento.
La prima è rivolta alla presidente della Provincia per “proseguire – recita il testo – con sempre maggiore vigore l’opera di sensibilizzazione e promozione della cultura della sicurezza e della prevenzione nel lavoro”, mentre il secondo è verso l’Anmil (associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro), per l’impegno dedicato a questo persistente problema che presenta ogni anno un conto salato in termini di vittime sia a livello nazionale che locale.
Il Consiglio provinciale, così chiude il documento approvato all’unanimità (25 voti), ha devoluto il gettone di presenza di ciascun componente all’associazione.
“Noi oggi ricordiamo un evento preciso, che è parte della nostra vita e dei nostri pensieri”, ha esordito la presidente, Marcella Zappaterra. E sulle dimensioni della ferita aperta ha detto: “Il nostro collega Massimo Gnani è morto, Massimo Santi ha perso le gambe e ancora oggi lotta per riacquistare la sua autonomia, Giuseppe Milone è guarito nel corpo ma non nello spirito”.
La presidente, poi, è stata chiara sulle finalità della giornata: “Abbiamo voluto organizzare questa cerimonia, intitolando la sala qui a fianco a Massimo Gnani e alla memoria delle vittime sul lavoro, proprio perché se ne parli, perché si continui a costruire notizia sull’evento che ricordiamo e sul fenomeno nel suo complesso”.
Il passo successivo è stato di legare i temi della sicurezza sul lavoro e sulla strada: “Non possiamo e non vogliamo abbassare la guardia nemmeno su questo secondo fenomeno, perché è diffuso, è grave, è responsabilità di tutti”. “Sebbene qualcuno – ha poi attaccato la Zappaterra – mi abbia di recente accusata di voler strumentalizzare quel fatto per giustificare le misure che abbiamo messo in campo per tentare di eliminare comportamenti pericolosi da parte di chi guida, io devo, anche oggi, ricordare a noi tutti che quell’incidente è stato causato proprio da un guidatore che ‘passava di là’, incurante dei rischi che la sua condotta al volante stava innescando”. Incidente sul lavoro, quindi, ma anche indicente sulla strada. Ed è per evitare questi fenomeni che, ha ricordato la presidente della Provincia, sono state imposte regole severe: “E per questo – ha aggiunto – non ci sentiamo affatto in colpa”.
Infine il monito conclusivo: “Vogliamo riuscire a rappresentare in modo chiaro e netto il rigoroso richiamo che oggi, cogliendo il monito del nostro stimatissimo Presidente Napolitano, questa amministrazione e le altre istituzioni intendono rivolgere, affinché si faccia tutto il possibile per la salvaguardia della vita e della salute dei lavoratori, per eliminare il lavoro nero, per la sicurezza sulle strade”.
Hanno poi preso la parola il prefetto, Provvidenza Raimondo (“Non si può morire per lavorare”), Alessandra Avetrani (responsabile Inail per il processo di prevenzione e dati infortunistici), Maria Grazia Moscardino (responsabile delle politiche del lavoro per l’Ufficio provinciale del lavoro), Ilario Fantini (reggente Anmil Ferrara) e il commosso ricordo del collega Enrico Marzocchi e di Claudio Franzoni. L’intera sala consiliare si è levata in piedi in un lungo applauso dopo le parole rotte dall’emozione del collega di Massimo Gnani, Enrico Marzocchi: “Noi – ha detto a conclusione del suo intervento – abbiamo promesso alla famiglia che porteremo sempre avanti il lavoro e il ricordo del nostro collega scomparso”.
Subito dopo il corteo si è spostato all’entrata della sala adiacente, dove la presidente della Provincia insieme con la vedova Gnani hanno scoperto la targa con sopra inciso: Sala Massimo Gnani in memoria delle vittime del Lavoro.
Precedentemente il Consiglio si è occupato della delibera illustrata dall’assessore Tonino Zanni, in merito alla modifica dell’articolo 7 dello statuto Fer (Ferrovie Emilia Romagna). Una modifica che riguarda il tema degli aumenti di capitale sociale che da ora è possibile fare anche per via patrimoniale (immobili, rotaie ed altre proprietà), oltre che con denaro liquido.
La delibera fa, poi, riferimento all’assemblea straordinaria dei soci convocata da Fer il pomeriggio stesso del 13 ottobre per deliberare un aumento di capitale fino ad un massimo di 11 milioni.
Un passo, ha spiegato in sostanza Zanni, che si inserisce nel processo di riorganizzazione che porterà presto alla scissione tra il patrimonio di Fer e la società di gestione del servizio, con successiva aggregazione Atc – Fer per quanto riguarda il trasporto pubblico locale.
In realtà l’unico conferente per la capitalizzazione di Fer sarà la Regione con un immobile e materiale rotabile ferroviario su cui a breve sarà avviata una perizia.
Fra i finanziatori non ci sarà la Provincia, e neppure gli altri enti soci, per una decisione che il Castello Estense prese nel 2008, rinunciando all’esercizio del diritto di sottoscrizione.
A seguito del rifinanziamento della società, se sarà effettivamente di 11 milioni, cambierà il peso delle partecipazioni. Le Province, Ferrara compresa, scenderanno dallo 0,10 allo 0,08%, Atc da 7,5 scende al 6,4%, mentre la Regione cresce dall’attuale 91,69 al 93,31%.
La delibera è stata in realtà il pretesto per una discussione più generale sulla situazione del trasporto pubblico locale.
Due le cose che il PdL, per bocca del capogruppo Ugo Taddeo e del consigliere Antonio Fortini, non manda giù. La prima è che non c’è certezza sul futuro dei servizi di trasporto e la seconda è che le nuove quote sono per ora solo un’ipotesi, in attesa della definizione delle cifre solo dopo il nuovo assetto societario.
Il punto politico della questione è che si assisterebbe così all’affermazione di una logica basata sul profitto a scapito di quella fondata sul servizio reso ai cittadini, compreso il caso dei collegamenti al nuovo ospedale di Cona.
Lo stesso Fortini rincara la dose, dicendo che non avere una società con la testa a Ferrara, proprio nella logica del servizio e non del profitto, è e sarà ancor di più penalizzante per il territorio.
La via scelta dal PdL in sede di dichiarazione di voto è stata espressa dal consigliere Cristiano Di Martino: astensione. Ad eccezione del comportamento del capogruppo Taddeo che ha preferito la non partecipazione al voto.
Di diverso avviso il capogruppo Pd, Sergio Guglielmini: negli anni scorsi si è lavorato per una razionalizzazione e riorganizzazione del trasporto pubblico, ma ora i tagli del governo rischiano seriamente di compromettere e vanificare il cammino compiuto sin qui.
Con le manovre estive dell’esecutivo il taglio di risorse al settore è di 70 milioni solo per l’Emilia Romagna. In percentuale la sforbiciata del governo incide per il 75% sul ferro e per il 30% sulla gomma.
Se queste sono le cifre, dice in sostanza Guglielmini, o si taglia il trasporto pubblico del 50% oppure si aumentano parallelamente le tariffe.
E queste conseguenze possono seriamente riflettersi anche per quanto riguarda il sistema di collegamenti con Cona. Un discorso per il quale si è lavorato per garantire una rete di collegamenti all’altezza dell’importanza della nuova struttura sanitaria per l’intero territorio, ma che ora vede complicarsi il cammino per le scelte fatte a livello nazionale.
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