Cronaca
15 Giugno 2011
Progetto mirato ai disturbi dell'apprendimento nei bambini

La scuola medicina contro la dislessia

di Redazione | 3 min

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Nella foto, da sinistra: Chiara Damiani, Vincenzo Viglione, Laura Negrini e Ugo De Nunzio

Conoscere la dislessia e altri disturbi dell’apprendimento nei bambini per affrontarli nel modo giusto, senza timori e con la collaborazione di tutti, a partire da genitori e insegnanti. È questo il messaggio emerso nella conferenza di presentazione dei risultati del progetto ‘La scuola fa bene a tutti’ che l’Ufficio Scolastico provinciale ha appena portato a termine, in collaborazione con l’Associazione Italiana Dislessia e il Lions Club Ferrara, in 16 istituti del nostro territorio tramite la somministrazione di appositi screening a più di mille bambini delle scuole primarie.

All’incontro sono intervenuti il direttore dell’Ufficio Scolastico provinciale Vincenzo Viglione, la referente dell’Ufficio Integrazione dell’Ufficio Scolastico provinciale, Chiara Damiani, la presidente della sezione ferrarese dell’Associazione Italiana Dislessia, Laura Negrini, e Ugo De Nunzio, del Lions Club Ferrara.

“È stata un’iniziativa significativa – ha commentato Viglione in apertura – perché nella nostra Provincia c’è stata una grande sensibilità nei confronti degli screening, soprattutto grazie al contributo dell’Associazione Italiana Dislessia e del Lions Club di Ferrara. Purtroppo per tanto tempo c’è stata ignoranza su questo tema ed è per questo motivo che ci auspichiamo che il progetto possa continuare anche l’anno prossimo”.

L’auspicio è stato pienamente condiviso anche da Ugo De Nunzio, che ha così parlato dell’esperienza fatta: “c’è stato un coinvolgimento attivo dei vari Lions club del territorio che hanno potuto lavorare a diretto contatto con gli istituti. Si tratta di un progetto che merita di essere ripetuto nel tempo e noi del Lions club saremo pronti ad offrire il nostro contributo”.

Sui numeri del progetto è entrata nel dettaglio Chiara Damiani. “Nell’anno scolastico appena trascorso – ha spiegato – si è iniziato con una fase di formazione dei docenti e di preparazione dei referenti per la somministrazione delle prove, nello specifico un dettato. Gli screening, che hanno riguardato circa 1.300 bambini delle classi prime delle scuole primarie e 115 insegnanti, si sono svolti in due momenti, gennaio e maggio, per poter valutare i progressi fatti. I risultati – ha continuato – sono stati incoraggianti perché la percentuale di bambini con difficoltà è passata dal 25% al 13% e in sei scuole si è registrato un tasso di miglioramento tra le due prove superiore al 15%”.

Accanto ai compiti che la scuola può svolgere in questo campo vi è però anche la questione dell’atteggiamento delle famiglie con bambini con difficoltà di apprendimento. L’invito che viene loro rivolto è quello a non nascondersi e a non avere timore di chiedere aiuto.

“Purtroppo – ha dichiarato Laura Negrini – quando si parla di dislessia in un bambino c’è ancora molta resistenza da parte dei genitori, perché hanno il timore che il loro figlio sia considerato un malato. Questo è dovuto anche al fatto che la dislessia rientri nella branca della neuropsichiatria infantile, un nome che da solo evoca molte paure. Tuttavia è bene che questo disturbo venga diagnosticato prima possibile. Lo screening è lo strumento più adatto allo scopo perché fornisce riscontri utili sia agli insegnanti che ai genitori”. La stessa Negrini ha poi insistito sull’importanza dell’assistenza. “I tassi di dispersione scolastica per chi soffre di dislessia sono più alti della media e questo non perché si tratti di persone meno dotate ma per il fatto che esse non trovino quasi mai un adeguato sostegno. Per questo motivo – ha concluso – l’informazione ha un ruolo fondamentale”.

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