Argenta. Siamo alle solite: le piene del fiume Reno, complice il maltempo e le forti precipitazioni, trascinano a valle tronchi d’albero sradicati dalla corrente, arbusti, ramaglie ed anche rifiuti. Materiali di ogni tipo insomma. Che poi si accumulano sotto le arcate dei ponti, impigliati tra i piloni, formando una specie di diga naturale: barriere, tappi che frenano il corso dell’acqua la cui pressione poi causa frane e cedimenti delle golene che, erose, si inabissano.
È già successo e se continua potrebbe accadere ancora, rendendo di somma urgenza importati lavori di consolidamento degli argini ed alvei fluviali, con risagomature e posa di massicciate. Ne sanno qualcosa in questi giorni ad Anita, Traghetto, Codifiume, Argenta stessa. Ma soprattutto, a San Biagio, a Ponte Bastia. In queste località il fenomeno, in caso di insistenti piogge, è recidivo da almeno 10 anni.
Tra l’altro alla Bastia, assume una copiosa e costante rilevanza, a cadenza pressochè periodica. Tanto che proprio da due giorni a questa parte, grazie anche alle insistenti segnalazioni del vicesindaco nonchè assessore ai lavori pubblici e ambiente Sauro Borea, gli enti competenti (protezione civile e servizio regionale di bacino) hanno avviato le prime operazioni d rimozione e bonifica del legname ammassato sotto le navate della struttura, che ne sbarravano il regolare percorso idrico.
Si tratta di ipotesi e di realtà che si scontrano tra loro. Ma che comunque preoccupano i residenti. Che, per scongiurare rischi e pericoli chiedono di “affrontare il problema non solo con lavori tampone. E senza poi accatastamenti i detriti a riva che potrebbero essere risucchiati dal fiume alla piena successiva”.
Intanto in tema di prevenzione già in altre occasioni è stato dato il via libera anche a privati per lo sfalcio ed il taglio della vegetazione che cresce spontanea ed incontrollata lungo le sponde, da riciclare poi come combustibile da riscaldamento domestico.
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