Gio 8 Dic 2022 - 1223 visite
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L’ok del Ministero alla Cispadana riapre il dibattito su fronti opposti

Soddisfatto il sindaco Fabbri, ma il Coordinamento No autostrada e Rifondazione Comunista smorzano gli entusiasmi: "Scelta dannosa e soldi buttati"

Se da una parte c’è chi esulta per il passo in avanti verso l’autostrada Cispadana, dall’altra c’è chi invece smorza gli entusiasmi dopo il ‘semaforo verde’ del Ministero dei trasporti alla proposta di project financing di Autostrada del Brennero spa.

Alla soddisfazione del sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, si contrappone infatti il disappunto del “Coordinamento cispadano NO autostrada-Sì strada a scorrimento veloce” e del co-segretario regionale di Rifondazione Comunista Emilia-Romagna, Stefano Lugli.

“Dopo decenni – commenta Fabbri – si apre finalmente la prospettiva concreta della realizzazione della Cispadana, della terza corsia e di altre opere fondamentali per il nord e, nello specifico, per la nostra Regione e il nostro territorio. C’è ottimismo per l’ingresso nella fase della concretezza nel campo delle infrastrutture strategiche ed è evidente il cambio di rotta impresso da questo governo. Ringrazio, in particolare, il ministro Matteo Salvini per l’azione messa in campo, che muove dall’ascolto delle esigenze dei territori e dello sviluppo”. Il sindaco di Ferrara accoglie inoltre favorevolmente la già annunciata partenza, “nel 2023, dei cantieri della terza corsia dell’A13 tra Bologna Arcoveggio e Ferrara sud”. “Ci sono le premesse – dice – per una svolta positiva capace di sbloccare opere ferme da troppo tempo. Siamo pronti a fare la nostra parte per continuare a dare un contributo costruttivo a questo percorso”.

Di tutt’altra opinione il Coordinamento cispadano, che fa notare che “viene approvato un piano di investimenti, non l’assegnazione definitiva della nuova concessione A22 ad Autobrennero. Per questo si dovrà aspettare qualche anno ancora salvo imprevisti”, ma anche che “il piano di investimenti di Autobrennero prevede, con tempistica non specificata, la realizzazione della Cispadana autostradale ma non l’obbligo. Per quanto poi riguarda i tempi appunto, siamo comunque lungi dal vederne la fine visto che il progetto autostradale dovrà essere sottoposto, stante le norme attuali, a nuova valutazione di impatto ambientale (Via). Per l’aspetto economico è peggio che andar di notte visti i costi attuali denunciati dalla stessa Arc concessionaria per la realizzazione e gestione del nuovo asse autostradale. Un miliardo e 700 milioni che, se pur depurati dai finanziamenti pubblici previsti da Regione e Stato (oltre 500 milioni ipotizzati ma non pronto cassa) rimangono pur sempre una bella cifra. Stiamo parlando di un miliardo e 200 milioni circa da trovare sulla piazza bancaria. Il tutto in un contesto contrattuale (Regione/Arc) dove, a causa all’articolo 30 della Concessione, viene adombrato l’obbligo dell’Ente Pubblico di accollarsi i debiti del concessionario a fronte di mancati guadagni (pedaggi) già del resto ampliamente dimostrati dalla stessa Arc”. Per il Coordinamento, insomma, “si continua allegramente a “ballare sul Titanic” nonostante l’evidente prossima collisione con l’iceberg economico e procedurale”, ovvero “soldi pubblici buttati per un’opera che si dimostra non adatta a risolvere i problemi di viabilità del territorio attraversato anziché procedere alla realizzazione, in tempi decisamente minori, dei tratti mancanti della strada a scorrimento veloce con minori costi, maggiore connettività con il sistema viario minore, minore consumo di suolo fertile e, in generale, minore impatto ambientale (vedasi situazione inquinamento atmosferico per cui Italia e Regione Emilia Romagna sono sotto infrazione europea)”. Infine i tempi di realizzo dell’asse autostradale, che a detta del Coordinamento, “a essere ottimisti non si apriranno i cantieri prima di 3 o 4 anni per terminare, salvo imprevisti, dopo altri 4”.

Altrettanto tranciante il giudizio espresso da Lugli di Rifondazione Comunista secondo il quale l’ok del ministro Salvini “non ci sorprende e conferma come l’alleanza fra i cementificatori vada ben oltre le alleanze politiche”. “Una scelta – afferma – in continuità con il governo Draghi e con l’intesa sulle grandi opere che in regione di fatto unisce Pd e Lega. Opere autostradali che, se realizzate, – spiega il co-segretario Lugli – sono destinate ad appesantire ulteriormente la già critica situazione ambientale di una regione alle prese con gravissimo inquinamento atmosferico e uno smodato consumo di suolo che la colloca al quarto posto in Italia per percentuale di territorio consumato”. Senza contare che, secondo Lugli, “la decisione del Ministro Salvini non sposta di un millimetro i problemi di sostenibilità economica di Bretella e Autostrada Cispadana e i lunghi tempi per arrivare ai cantieri. Prima, infatti, è necessaria la gara per la gestione della A22, l’effettiva aggiudicazione della concessione e il riequilibrio finanziario di opere che risultano insostenibili economicamente, oltre che devastanti ambientalmente”. In conclusione il co-segretario Stefano Lugli illustra le proposte di Rifondazione Comunista per bretella Campogalliano-Sassuolo e Cispadana: “Per la bretella riteniamo necessario solo il lotto di collegamento fra sistema autostradale, tangenziale di Modena e nuovo scalo ferroviario di Marzaglia e consideriamo del tutto inutile realizzare un’autostrada a pagamento che duplica la superstrada esistente e gratuita. Per la Cispadana ci siamo sempre battuti per il completamento della strada esistente e già realizzata per 25 km su 67, una scelta utile a imprese e cittadini che si spostano in direzione est-ovest e realizzabile senza devastare il territorio e con un esborso di denaro imparagonabile a quello richiesto dalla soluzione autostradale”.

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