Ven 9 Dic 2022 - 77 visite
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Se anche i social frenano la loro corsa

Le principali piattaforme di social network appaiono in una certa sofferenza, economica e non solo, dando l’idea che forse la bolla digital in qualche modo possa scoppiare. E intanto la Cina sta a guardare

di Edoardo Righini

In anni passati, le aziende più ricche e potenti del mondo erano quelle legate agli ambiti di produzione più tradizionali: energia, siderurgia, finanza, petrolchimica. Da tempo invece i principali player economici mondiali sono cambiati, ora a dominare in assoluto, se non altro sul piano della capacità di generare ricavi e di influenzare la società in cui viviamo, sono le aziende legate al mondo del digitale e del social.

Non è un caso che proprio queste aziende – Meta in testa – siano cresciute in modo inarrestabile, assumendo, acquistando e investendo in futuristici progetti di sviluppo digitale.

Eppure, quello che sembrava avviarsi a diventare un regno irresistibile, si è “inceppato”.

Da qualche tempo, infatti, Mark Zuckerberg ha perso (apparentemente) il suo tocco magico e si trova a dover fronteggiare una crisi notevole.

Basti pensare che solo in un anno il suo gruppo (Meta appunto, che ricomprende anche Facebook, Instagram, Whatsapp e altre aziende) ha perso in un solo anno circa ottocento miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato (-75 per cento).

Questo ha portato a delle scelte radicali anche sul piano dell’organizzazione aziendale: la forza lavoro, infatti, è stata ridotta del 13% con il licenziamento di 11 mila persone.

Tuttavia, se Facebook piange, gli altri compagni di settore non ridono…

Sotto la nuova gestione di Elon Musk, Twitter sta subendo una vera e propria bufera mediatica e non solo, con utenti anche famosi che se ne vanno per protesta e dipendenti che raccontano di modalità di ristrutturazione del personale decisamente poco ortodossi.

Apple dal canto suo rivede al ribasso le vendite del suo ultimo iPhone, iniziando a immaginare strategie di mercato ad hoc per conciliare appeal commerciale a costi sostenibili, date le nuove contingenze di mercato.

E l’elenco potrebbe andare avanti: molti osservatori, infatti, sottolineano come l’intero ecosistema della Silicon Valley sia in sofferenza, avendo bloccato le assunzioni e congelato progetti di investimento.

In tutto questo, la Cina galoppa, imponendo al mondo Tik Tok e con esso un nuovo modo di fare social (con tutte le opacità di gestione del caso).

A questo punto, molti si chiedono se non sia arrivato il momento dello scoppio della bolla: internet non può crescere per sempre, figurarsi i social.

Da tempo si parla della crisi di Facebook, di come sia diventato vecchio e incapace di attirare nuovi utenti.

Allo stesso modo Instagram e Twitter sembrano vittime di strategie frettolose e un po’ maldestre.

Eppure le colpe potrebbero non essere solo queste. Al contrario, alla base potrebbe esserci un cambiamento di paradigma.

Saturi della retorica dello sharing, che per anni ci ha dato l’illusione di poter vivere in una realtà ad alto valore diffuso in cui uno vale uno e ogni relazione è polidirezionale, stiamo tornando a una situazione dove il creator torna ad essere importante, dove le persone smettono di essere il contenuto e tornano a essere pubblico.

Si pensi al successo di Twitch, Youtube, Discord: una persona crea, le altre assistono. Come nella televisione, come nel cinema, come a teatro.

Come si è fatto da sempre. A ben vedere questa potrebbe essere la direzione: tornare indietro, per andare avanti.

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