Mer 7 Dic 2022 - 299 visite
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Non ne Pos più: quando la digitalizzazione passa anche da uno scontrino

L’innalzamento dell’obbligo di accettare il pagamento con il Pos per importi superiori a 60 euro rappresenta un inspiegabile passo indietro, soprattutto dal punto di vista digitale

di Edoardo Righini

Curiosamente, tra le tante norme disposte dalla legge di bilancio presentata dal Governo Meloni, quella che ha fatto particolarmente discutere è quella legata ai 60 euro come limite per essere obbligati ad accettare il pagamento con il Pos.

Come se non bastasse, ci ha pensato Salvini (che punta sempre a fare discutere) a soffiare sul fuoco affermando che chi paga un caffè con la carta è un rompiballe e sottolineando di avere egli stesso una predilezione assoluta per i prelievi al bancomat.

Al netto delle note di colore che la politica non fa mai mancare, il tema è interessante perché offre uno spunto di riflessione.

La dematerializzazione, ovvero la sostituzione del supporto cartaceo con altri tipi di supporto digitali, è una tendenza intrapresa in questi anni da tutti i Paesi Europei, Italia compresa.

Si pensi, ad esempio, al grande sforzo legato alla dematerializzazione e digitalizzazione delle Pubblica Amministrazione, che, anche se faticosamente, ha lavorato per implementare erogazioni di servizio digitali: lo Spid, la cartella sanitaria elettronica, la carta di identità digitale, solo per citare alcuni casi.

Lo stesso è avvenuto anche per la fatturazione elettronica, altra svolta epocale per il nostro Paese, che ha portato negli anni migliaia e migliaia di realtà produttive ad adottare dei sistemi di pagamento e rendicontazione del tutto digitali.

Cosa che, a conti fatti, ha avuto dei grandi benefici, primo tra tutti quello di abbattere l’evasione fiscale che negli anni recenti è scesa sotto la soglia (comunque ancora monstre) dei 100 miliardi di euro.

Inoltre ha permesso di recuperare parte del gettito legato all’Iva (in assoluto tra i più evasi d’Italia) e ha dato la possibilità alla Guardia di Finanza di una più facile analisi dei dati e dei trasferimenti, potendo così intervenire in modo tempestivo per contrastare pratiche illecite.

Ancora, si prenda la firma digitale, ormai strumento insostituibile per gestire efficientemente pratiche legali e burocratiche in genere.

Insomma, dove viene estesa, la digitalizzazione porta dei notevoli benefici: non si capisce perché non dovrebbe valere anche in questo caso.

Anche se molti sostengono che questo limite rialzato a 60 euro sarà “cassato” dall’Europa, non essendo esattamente in linea con le pratiche anti-evasione fiscale richieste dal Pnrr, il punto resta: non si può fermare la digitalizzazione.

Rialzare il limite non ha solo un impatto notevole in termini di tracciamento (l’80% dei pagamenti con carta è sotto i 60 euro) ma manda un segnale non proprio incoraggiante in termini di attitudine: i pagamenti elettronici abilitano servizi innovativi, che alla fine avvantaggiano proprio il cliente.

Inoltre, paradosso dei paradossi, una scelta del genere avviene in un Paese dove, cosa più unica che rara, una start up come Satispay basata proprio sui pagamenti digitali è diventata una realtà economicamente rilevante in Europa e non solo.

Ovviamente il tema è complicato dalla questione delle commissioni, che sono troppo onerose a detta degli esercenti e alla lunga rappresentano un’uscita di cassa non trascurabile.

C’è del vero, indubbiamente e la digitalizzazione non dovrebbe avvenire a loro spese. Ma c’è un ma: la soluzione non è tornare indietro, non è tornare al contante, un oggetto ormai vecchio quanto le cabine del telefono. Che andavano a monete, tra l’altro.

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